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venerdì 25 settembre 2015

Divagazioni post estate





L'estate, dopo averci soffocato abbastanza, tanto ce la siamo tirata e "sentita addosso", si prepara a tornarsene nella confort zone che ognuno riserva nella sua mente, lasciandoci tristi e ingrigiti fare spazio al trambusto, allo stress e agli sbalzi termici invernali.
In questi mesi trascorsi sono successe diverse cose, più o meno interessanti, ma niente paragonabile alle rivoluzioni concettuali che si sono consumate negli ultimi giorni, riguardo alle dichiarazioni di una povera ragazza di 18 anni( nota bene) appena eletta Miss (nota benissimo) dal q.i. imbarazzante (nota, sottolinea ed evidenzia in giallo). 
Insomma, me ne vado in vacanza e le donne mi cambiano, così, sotto il naso, senza avvisare. Dall'utopistica ambizione della pace nel mondo, si catapultano su una Delorean con la folle ambizione di viaggiare indietro nel tempo.
Mi bastonerei sulle gengive per non averci pensato prima! Stupida donna che non sono altro! 
L'avessero chiesto a me, di scegliere un'epoca storica e farci un salto, avrei sicuramente optato per i meravigliosi anni '30, mi sarei infilata in un lampo dentro un abito di lustrini e avrei ballato il Charleston tutta la notte, facendo saltare i miei numerosi giri di perle, fino alle orecchie.
Scusate, sono entrata troppo nella parte. 
Spirito decerebrato della nuova Miss Italia esci da questo corpo!

Comunque, sono tornata!
E' stata una raggiante estate, non fosse altro per tutto il mare di cui mi sono riempita occhi e cuore, giusto per farne scorta, come si fa con la Nutella, in vista di ingenti quote di ansia e inverno, che , insieme, fanno il mix perfetto per dichiarare guerra all'umore e farlo precipitare rovinosamente in picchiata. 
A proposito di cose che si schiantano al suolo, avete per caso sentito l'ennesima notizia sull'ennesimo asteroide che, tra il 22 e il 28 del corrente mese, dovrebbe colpire la terra e porre fine a questa inutile agonia chiamata umanità? Siamo ancora in tempo per darci alla pazza ggggiuoia e fare tutto ciò che non abbiamo mai fatto prima di lasciare questa terra. 
Visto che pare che un asteroide minacci la terra a mesi alterni, comincio a pensare che questa sia la trovata di Dio per mettere pepe alle sue giornate annoiate dai cervelli avariati che popolano oramai questo pianeta.
Me lo immagino guardarci da lassù e deriderci tutti, mentre diamo sfogo ai nostri istinti e liberiamo quei 4 neuroni che ci restano per farli sgranchire, prima che esauriscano quella carica scadente di trasmissioni nervose che gli restano.
Indi per cui compare ogni tanto una Miss, un Renzi, o ancora, ritorni, minaccioso, più dell'asteroide stesso, il grande fratello.
Mi pare di aver divagato abbastanza prima di sopraggiungere al reale oggetto di interesse di questo post: la mia singletudine e gli uomini/cazzoni che vi girano intorno.
Segue diapositiva.

Uomini: 0                                            Cazzoni: esponenziale infinito


Motivo per cui passerò direttamente al racconto di un aneddoto capitatomi qualche tempo fa e che trovo esemplare a spiegare la probabilità che ho calcolato riguardo la speranza che lì fuori si nasconda ancora qualche ultimo esemplare di Homo sapiens.

Orario imprecisato di un giorno qualunque.
Interno di una qualsiasi profumeria, di un qualsiasi centro commerciale.
Sono lì, tranquilla, che guardo tra gli scaffali le ultime novità in fatto di eau de parfume. 
Improvvisamente sento una voce maschile domandarmi: "Avrebbe voglia di provare l'Homme ideal"?
Mi volto esterrefatta da quella curiosa ma affascinante richiesta, e datomi il tempo di capire, mi trovo di fronte ad un uomo che, con in mano una boccetta di profumo, sta per vaporizzarmi sul polso il nuovo di Guerlain, il cui nome è proprio "Homme ideal".
Eccolo lì, davanti a me un uomo che rappresenta, in un colpo solo, tutto ciò che ha collezionato la maggior parte degli uomini incontrati: un venditore di profumo = grandi sorrisi, tante parole, si dissolve nell'aria dopo pochi minuti.
Ed è lì che mi si è palesata una grande verità: l'uomo ideale è una leggenda! 
L'ideale, che cerchiamo e a cui tendiamo, sta troppo nelle nostre teste e poco a spasso per le nostre strade, per questo è così difficile scontrarci con lui. 
Tutti sembrano averlo capito, tutti, persino il signor Guerlain, che il concetto di uomo ideale è talmente effimero da essere come un eau de toilette, che una volta vaporizzato nell'etere, scomparirà dopo poche ore, come una visione, come un sogno, come una presa per i fondelli, lasciando me e quelle come me, che ancora lo stanno cercando, con un fastidioso prurito al naso. 

P.s. Per la scannerizzazione dei cazzoni esponenziali di cui sopra avremo tutto l'inverno per parlane ampiamente, per adesso sgranchisco le dita arrugginite sulla tastiera, faccio ordine ai pensieri e all'armadio in attesa che "settembre ci porti una strana felicità", ricordandogli che siamo già al 25 del mese ed io per adesso scongiuro solo che non sia l'asteroide di cui tutti parlano.
Buone cose!




martedì 30 giugno 2015

I qua-qua-bla-bla-raquà







Leonardo Sciacia, riferendosi all'intera umanità, distingueva tra ominicchi, mezzi uomini e quaquaraquá.
Io restringerò il campo, ad un solo genere, al solito genere, quello maschile, per dirvi che se ci si fermasse ai mezz'uomini, che sono uomini non ancora consapevoli, quelli che, potrebbero essere uomini veri, solo se si impegnassero di più, saremmo a cavallo, e invece, si scende ancora più in basso.
E più in basso ci sono i quaqua-bla-bla-raquà.
Io li chiamo così, gli uomini pieni di sè. Quelli che vantano se stessi continuamente, che si riempiono di parole senza dar prova nei fatti. Sono quelli che "Ti prendo e ti porto via" e invece scopri essere solo " Ti prendo e ti lascio sulla via".
Sono i vigliacchi, quelli che Mina canzonava attribuendogli solo "parole, parole, parole", perché ai fatti non reggono, ai fatti preferiscono le menzogne, i giri di parole e la loro vanità.
Questi ominicchi ti portano a letto per poi esporti come un trofeo, usandoti come scudo per le loro insicurezze. Loro che si gonfiano, come palloni pieni di Ego, per mascherare l'autostima vacillante
Sono questi uomini, insignificanti, a renderci mezze donne.
Un ominicchio ci tramuta in donnette, con il suo atteggiamento sfuggente e allo stesso tempo invadente.
Godendo nel vederci prese, perse totalmente e disponibili ai loro capricci.
Perdere il nostro amor proprio per uomini del genere è quanto di più stupido possiamo fare, perché tornare indietro è difficile, una volta che ci siamo esposte, che gli abbiamo dato prova del nostro interesse. Soprattutto una volta che gliel'abbiamo data.
E anche lì, non senza difficoltà. I quaqua-bla-bla-raquà, infatti, sono grandi seduttori e amatori fino a quando non si trovano a confrontarsi con un preservativo. Qui cadono, come Superman davanti alla kriptonite.
Un momento prima stanno lì a farci credere a parole di non vedere l'ora di rivoltarci come un calzino, farci provare 50 orgasmi senza sfumature e poi, una volta messe a 90 non vanno avanti se non gli concedi pure la nuda proprietà del tuo anfratto senza condom.
E tu che non ci pensi nemmeno a ricevere orgasmi accompagnati da candide, gravidanze indesiderate e malattie sessualmente trasmissibili di ogni sorta, ti senti quasi colpevole per esserti negata e aver fatto la "schizzinosa".
Colpevole di aver negato il piacere alla tua povera vagina ansimante. Delusa e insoddisfatta finirai per arrenderti al fatto che un incontro pieno di aspettative si sia rivelato solo un grande bluff.
Ma la delusione non basta a slegarci da questo legame malato. Non basta convincersi che la prossima volta andrà meglio. Dirsi a più riprese che hanno interesse per noi solo nella misura in cui serviamo allo scopo di renderli invincibili e sicuri.
Questo perché, c'è la possibilità che un ominicchio del genere, alla fine ti abbia, non si sa come, fatto perdere la testa. E consapevole che sei partita per una missione kamikaze, cerchi risposte ai suoi comportamenti, al suo essere scostante. Ma nemmeno Paolo Fox può darti man forte e continua a ripeterti, oroscopo dopo oroscopo, che devi lasciar perdere, che stai per fare una cazzata.
Nel frattempo lui non cambia, continua a trattarti male, farti ingelosire, respingerti, per il puro piacere di sentirsi forte e desiderato. Continua a provocarti, stuzzicando la tua voglia, a intermittenza. Ma a negarsi, ancora. E ancora.
Care donne, ridotte a donnette, proclamiamo la giornata della resurrezione del nostro amor proprio.
In fondo cosa stiamo elemosinando? Cosa stiamo cercando da chi non è capace nemmeno di essere uomo sotto le lenzuola.
Impariamo a dire "Basta!", anche se vorremmo dire "Subito!".
Impariamo dagli errori. E al prossimo quaqua-bla-bla-raquà, impariamo a chiederci se sul serio ne valga la pena. Per una scopata che ha un unico orgasmo, quello che diamo a lui, nel momento in cui, davanti alle sue parole, parole, parole, mettiamo a 90 persino la nostra intelligenza.









sabato 20 giugno 2015

Lo stai facendo nel modo sbagliato


Dopo gli ultimi post di invettiva contro uomini pigri, svogliati, disinteressati, egocentrati, mi ero ben decisa a spezzare una lancia in loro favore, cercando di giustificarne l'evoluzione da cacciatore a preda di donne fin troppo procaci, aggressive, mentalmente mascoline e androgine.
Insomma, volevo salvare quei quattro esemplari di uomini, ancora superstiti, a fronte di donne troppo disinvolte, ma, ancora una volta, voi uomini mi regalate del materiale che non posso non utilizzare per sottolineare, ancora una volta, che, spiacente per voi, non ci sapete fare.
Oggi però non colpevolizzerò il vostro comportamento post coito, di quello credo di averne già spesso delineato il più sano egoismo, né tantomeno mi soffermerò sul vostro mancato spirito d'iniziativa, che ci ha condotte pian piano a prendere noi le redini del "discorso". Anche se su questo ultimo punto potrei dire che la zappa sui piedi ce la siamo tirata da sole, nel momento in cui ci siamo prese tanto di coraggio da sostituirvi proprio nell'arte del corteggiamento, salvo poi lamentracene. Il fatto è che oramai rispondere alla domanda chi ha cambiato chi è un po' come perdersi sulla domanda "è nato prima l'uovo o la gallina"?
Galline oramai ce ne sono fin troppe, e i galli, che una volta facevano da bandiera testosteronica del genere hanno lasciato il posto a tutt'altro genere di uomini : i polipi dai tentacoli liberi, quelli che credono che l'approccio accompagnato da soffocanti richieste e imbarazzanti pressioni digito-mentali sia quello vincente per portarsi a casa una donna.
Errore.
Enorme.
Quello che ad oggi vi manca è un sano modus operandi.
Tralasciando il corteggiamento, oramai legato, parrebbe, solo al genere animale, è nell'approccio iniziale che voi uomini non sapete che pesci pigliare.
Cominciamo dal modo in cui cercate di attrarre la nostra attenzione.
Avete mai pensato che, piuttosto che fischiare, starnazzare, lanciare un "au bedda", basterebbe semplicemente giocare di sguardi? No, non parlo chiaramente degli sguardi a cui state pensando, quelli alla Fantozzi, dove emerge chiaramente l'interesse solo sessuale. Parlo di un guardare intensamente una donna e farle capire che: "Ti ho puntata baby, ma per adesso me la tiro un po'".
E invece no, voi partite all'assalto, e assecondando il groviglio di  ormoni che vi incitano con cori da stadio, tralasciate quel singolo  neurone che dall'altro lato vi sta urlando di darvi un tono, asciugarvi la bava e trattenervi dal sembrare l'imitazione del maniaco degli autobus.
Insomma sarò forse troppo cattiva, a tratti presuntuosa, ma mi sta davvero a cuore farvi capire che così non si può andare avanti. Ve lo possono anche confermare le mie amiche che, una cena a base di sushi al Caparena o la richiesta di un bacio, fino allo sfinimento, non fa uomo, non garantisce una scopata, anzi, ci porta solo a scappare di gran corsa, mettendoci a distanza di sicurezza da voi e dalle vostre pessime capacità amatoriali.
Ma voi siete così, poco inclini a capire che una donna vuole essere desiderata,  che il vostro desiderio vuole annusarlo nell'aria e non sentirlo dal vostro alito o peggio dai vostri pantaloni ancor prima di sapere il nostro nome.
Mostrateci dell'interesse, siate furbi, prima di sapere se portiamo o meno le mutande, indagate cosa ci piace fare, se abbiamo un cane un gatto, un cervello, magari.
Fateci capire quantomeno che ce lo avete voi.
Sorridete, ammiccate, ma non toccateci i polpacci con la scusa di scoprire quanti anni abbiamo. Oltretutto senza alcuna correlazione sensata. Smettetela di fare allusioni sessuali prima ancora di averci offerto da bere.
Ma soprattutto è vero che vi abbiamo un po' destabilizzato sulla storia che un no equivale ad un forse, ed un forse ad un si. insomma amiamo tirarcela un po', ma vi garantisco che 100 no non si trasformeranno mai nemmeno lontananente in un forse, figuratevi in un si.
Comunque uomini io vi voglio bene e lo dico per voi, non provate a lanciarvi  subito dentro le nostre mutande, che vi finisce come don Chisciotte contro i mulini a vento, fatevi un giro largo, andate più a nord e passate dal cervello. Che non si sa mai troviate una scorciatoia. Ma soprattutto non chiedeteci di farvi un selfie insieme come ricordo della vostra improbabile conquista perché non è detto che noi non lo useremo contro di voi. 



giovedì 18 giugno 2015

Principi moderni


 


Vivian: -Tu dimmi, quando succede?


-Quando?


-A chi è andata bene?






Kit: -Mmm... fammi pensare..


-A quella gran culo di Cenerentola!



Chi non ricorda questo famoso scambio di battute tratto dal celeberrimo film Pretty Woman?
Sarete d'accordo con Kit nel pensare che effettivamente Cenerentola abbia avuto un gran culo. Che alla fine lei abbia trovato il suo principe e che lui si sia fatto in 4 per lei.



Beh. In realtà non è che sia andata proprio così.



Vero è che il poveretto invaghitosi della bella Cenerella abbia deciso di cercarla in lungo e largo per il regno, ma è pur vero che non venendo meno a nessun altro maschio che si rispetti, non si sia nemmeno preso la briga di prendere lui scarpetta alla mano e confrontarsi con tutti i piedi del regno.
Se vi ricordate bene, lui compare giusto alla fine, dentro la carrozza, quando tutta la fatica è stata fatta e il matrimonio celebrato.
Ancora una volta è Cenerentola che se la deve vedere con le sue antagoniste racchie, con la sfiga infinita che la perseguita, fino alla fine, fino al momento in cui, manco lo avesse previsto, tira fuori la seconda scarpetta, in sostituzione di quella finita in frantumi sul pavimento, per colpa della brutta e invidiosa matrigna.



E il principe?



Beh, lui è come sempre a casa in ciabatte ad aspettare che la sua donna faccia tutto il resto.

Ma sapete, non me la sento di criticarlo.

Almeno lui ha indetto un bando di ricerca, malgrado abbia dato l'ingrato compito al povero lacchè.

Effettivamente a quante di noi è capitato di essere cercata, non dico per tutto il regno, ma almeno nel quartiere, avendo come riferimento, non dico un'improbabile scarpetta di cristallo, ma addirittura un numero civico?
Il principe ha avuto coraggio, determinazione, inventiva. Cosa che non si può dire degli uomini della nostra realtà. Loro hanno numero di telefono, facebook, indirizzo, gruppo sanguigno e a stento fanno partire un trillo dal loro telefono.

I moderni principi li trovi in fila al bagno in discoteca, gonfiarsi i pettorali e chiederti silenziosamente un fazzoletto e, infine, bloccarsi allo specchio più tempo di te che ancora guardi esterrefatta la sua metamorfosi da principe a Cenerentola prima ancora dello scoccare della mezzanotte.
I moderni principi appaiono e scompaiono tra la folla di una pista da ballo, come la Madonna a Medjougorie.
I moderni principi, hanno sopracciglia ad ali di gabbiano e capelli più lucenti dei tuoi.
I moderni principi ti danno per scontata, sapendo che all'ultimo rintocco del giorno tu sarai sempre lì ad aspettarli.
I moderni principi non hanno bisogno di scandagliare il regno per cercarti, perché sanno già che sarai tu a farlo il giorno dopo.
I moderni principi hanno perso il piacere della conquista, perché siamo noi oramai a doverli conquistare.
I moderni principi ci lasciano sulle scale con due piedi una scarpa guardandoli andar via di schiena.
I moderni principi non sono nemmeno lontanamente simili a Richard Gere.


Non ti salvano e non vogliono essere salvati.


I moderni principi non esistono.


I moderni principi non sono uomini.


I moderni principi siamo noi, ex principesse alla ricerca della favola.


 
 



martedì 9 giugno 2015

La consapevolezza dell' essere single.

 


Diciamolo. Tornare single è un pò come tornare adolescenti. In meno che non si dica ti ritrovi a vivere l'altalena di emozioni bipolari che vivevi ai tempi del liceo. Ti svegli con il mondo in mano e ti butti sul letto, alla sera, con addosso la pesantezza dei sensi di colpa, delle sconfitte e dei fallimenti sentimentali delle ultime 24 ore.


Essere single è bello, continui a ripetertelo e continuano a ripetertelo tutti, e tu te ne stai a poco a poco convincendo, prendendo le distanze da quella relazione conclusa, che adesso vedi con il giusto distacco, dando il corretto nome alle cose che ti hanno portata a questo punto.


E' bella la sensazione di sentirsi di nuovo me, di non dover pensare in due, di trascorrere la giornata senza litigare per qualsiasi cosa. Mi piace non dover dare spiegazioni per una mia mancanza o un mio colpo di testa.


Insomma la libertà è uno dei motivi per cui continuo a restare single.


Ci sarebbero invece altri mille motivi per cui lo status di cui sopra mi rende emotivamente instabile.


Iniziamo con il dire che, noi donne non siamo fatte per essere single e godercela. Noi siamo più per cercare sempre e comunque complicazioni. Questa mancanza di relax emotivo fa sì che io viva gli uomini con una profonda ansia da prestazione e, ad ogni incontro, la voglia di lasciarsi andare al piacere, senza freni e limiti, si scontra con quella parte di me ancora ferma al modus operandi di chi sta insieme da tempo, quello in cui al sesso sfrenato seguono lunghe coccole e abbracci, fatti di silenzi colmi di affetto.


Il sesso senza legami è come la nutella, sul momento affogheresti nel barattolo, chiudendotici dentro, un momento dopo guardi quel barattolo con la tristezza e la consapevolezza che se lo avessi mangiato con meno ingordigia adesso ne avresti ancora un po' e non avresti quel gran mal di pancia.


Se sei single e incontri un uomo, al coito segue il rumore della sua lampo tirata su e un silenzio che tu vorresti riempire con uno sbagliatissimo "Allora ci rivediamo domani?"


Perché le coccole post coito nessun uomo le considera nel suo algoritmo, a meno che non le inserisca in modo forzato se vive una relazione. Altrimenti, l'unica coccola la riserva a se stesso, accendendosi una sigaretta e riprendendosi dall'orgasmo, in silenzio.

E' quel silenzio che destabilizza, il silenzio che tu continui a riempire di mille cose che non esistono. Di cose che tu vorresti lui dicesse, facesse. Così ti ritrovi a riempirlo tu, a volere ancora nutella e a sentirti in colpa, per non riuscire a sopravvivere alle relazioni fugaci in silenzio, senza fare domande inutili, senza chiederti perché, senza riuscire a viverti il momento per quello che è: un attacco di gola, e niente di più.
 

giovedì 4 giugno 2015

Basta bastarsi


Quante volte diciamo basta.

Quante volte lo abbiamo detto.

Diciamo basta a delle situazioni che non ci soddisfano.
Diciamo basta alle persone che non ci rispettano.
Diciamo basta alla pioggia, al caldo, al freddo.
Diciamo basta ai vizi. Basta alle sigarette, all'alcool, ai pensieri ossessivi, a quelli disfunzionali.
Diciamo basta ai genitori che ci vogliono ancora bambini.
Diciamo basta a chi invece ci vuole troppo grandi.
Diciamo basta al rumore sotto casa la notte, e non riusciamo a dormire.
Diciamo basta continuamente.


Ma Quante volte a quell'imperativo abbiamo risposto, veramente. Quando a tutti quei basta abbiamo davvero agito di conseguenza.


Non facciamo altro che chiedere che qualcosa smetta di importunare la nostra quiete, i nostri progetti, che smetta di impedirci di vivere la felicità che ci spetta.

Basta è una parola tanto facile da pronunciare ma non quanto farlo sul serio. Perché sbagliamo bersaglio a cui indirizzare il verbo.


Puntare il dito all'esterno e dire basta è facile, farlo con se stessi molto più difficile.


Basta dovrebbe significare il farsi bastare. A se stessi, ad esempio. Perché bastarsi non è male.


Bastarsi è volersi bene.


Bastarsi è dire basta sapendo di poterlo fare sul serio.

lunedì 25 maggio 2015

Da oggi faccio a modo mio!




Avete mai provato ad analizzare un vostro comportamento per rendervi conto, solo a posteriori, che la percezione che avevate dello stesso era completamente sbagliata?
Avete mai provato a guardarvi dal di fuori, scoprendo che quello che stavate facendo era davvero l'opposto di ciò che credevate fosse giusto mettere in atto?
La situazione si complica davvero se a fare luce sulla questione, a dar voce alle vostre contraddizioni, non siete voi, ma personaggi esterni a voi, quel prolungamento di voi, che, usualmente, chiamiamo amici.
Ecco.
Chiariamo un punto fondamentale: talvolta questi fatiscenti personaggi si rivelano essere frapposti tra voi e il vostro agire. Insomma, alle volte i nostri amici sembra che giochino a risiko con noi, lanciandoci come pedine impazzite alla conquista di territori che vorremmo conquistare da soli, senza mettere in atto strategie infinite.
Loro vi consigliano, vi ammoniscono, vi trattengono e, poche volte, vi spronano a fare ciò che il vostro istinto urla da tempo. Spesso ascoltarli e un bene, ma il più delle volte non farlo è meglio, soprattutto quando quello che vi suggeriscono di fare, o non fare, crea la confusione e l'immobilità che vi porta a non fare assolutamente nulla.
Nel dubbio, si dice, meglio non agire. Ma quante volte non agiamo solo per paura?
Quante volte restiamo sospesi e immobili davanti a ciò che vorremmo, finendo per scegliere ciò che sarebbe solo più consono volere.
Desideriamo e finiamo per assecondare tutto, fuorché i nostri desideri, perché niente ci fa più paura che la loro realizzazione ed il loro esaurimento.
I nostri cari amici, spesso, ci complicano le cose, facendosi ambasciatori del nostro meglio, in virtù di un'esperienza che vantano possedere.
Ci fanno mancanti di azione. Ci depennano dalla facoltà di intendere e volere il bene per noi.
Al momento le loro parole ci sembrano verità disarmanti, e ambiamo ai loro piani organizzati sulle nostre vite come fossimo degli incapaci.
E forse lo siamo, o meglio, crediamo di esserlo, in quel preciso momento storico della nostra esistenza. Quando pare tutto nuovo, strano, confuso.
Sfido chiunque a non trovare momenti simili nel suo percorso. E vi sfido, ancora, a non intravedere accanto a voi, in quella "selva oscura" , un qualche saccente Virgilio pronto a guidarvi nei molteplici gironi del vostro inferno.
Anche voi, avrete scoperto, solo a posteriori, che l'essersi affidati a questo e quel consiglio, in realtà, non è servito a molto. 
Che vi siete tirati fuori, da soli da quelle fiamme, e che il paradiso lo raggiungerete in solitaria.
Perche l'affidarsi agli altri, spesso, non fa altro, se non allontanarci da noi stessi, dai nostri reali bisogni, dal nostro reale essere.
Perché solo noi conosciamo quello che ci fa star bene, anche se il più delle volte ci fa stare male. Solo noi sappiamo quello che vogliamo, realmente.


Solo noi.


Nessun altro.












 

martedì 19 maggio 2015

Pretendiamo oggi il nostro pane quotidiano.



Panificio.
Ore 21.00.
Arrivo trafelata, come sempre, alla fine di una lunghissima giornata. Sono in coda in attesa del mio turno. 
Due anziani prima di me rivendicano animatamente e con pignoleria il diritto ad avere la pagnotta "perfetta, croccante, non troppo cotta e che non pesi più di 200gr".
Così, mentre sono in attesa di chiedere, svogliata e stanca, i miei soliti 4 panini X, sfusi, mi soffermo a riflettere e giungo alla conclusione che nella vita esistono due tipologie di umani: i rompiballe ed i pazienti.  
Insomma c'è chi non é nemmeno consapevole di quanto sia esigente, al limite della rottura di balle, tanto vuole e tanto esige di ottenere, allora mi sono chiesta perché c'è chi, come me, chiede ciò che vuole, cercando di fare il possibile per comprendere la stanchezza di chi sta dietro il bancone e non disturbare.
C'è chi morde per avere e chi sorride accontentandosi.

Naturalmente questo tipo di atteggiamento ce lo portiamo dietro in una moltitudine di situazioni, escluse quelle relazionali di qualsiasi voglia genere e forma.
Chissà perché non siamo così esigenti anche nelle relazioni.
Soprattutto noi, donnine. Rompiballe all'ennesima potenza quando si tratta di scegliere un vestito, ma mai, dico mai, nella scelta del nostro partner.
Se ci pensate bene, tutto l'affanno che spendiamo nella scelta di quegli stessi indumenti che due attimi dopo giacciono sparsi sul pavimento come i pezzi sparsi di un disastro aereo, mentre tu e lui superstiti ansimate sul letto nudi come vermi, non valgono davvero la fatica. 
Insomma, dicevo, il più delle volte,  tendiamo ad assumere un atteggiamento fortemente passivo davanti al lui di turno.

Ci troviamo disposte ad accettare compromessi imbarazzanti, con personalità anaffettive, egoiste, opportuniste. Nelle relazioni ci pieghiamo, ci costringiamo ad essere quello che non siamo, cambiando alle volte parti di noi, adattandoci camaleonticamente a chi non è disposto nemmeno a darci un minimo di rispetto.


Nelle relazioni non badiamo a nulla che non sia il nostro istinto primordiale. Così è come fossimo davanti a quel bancone, a fissare mafalde, gemellini, scacciatelle, senza badare a nulla che non sia la fame, per poi magari tornare a casa e addentare un panino dell'altro ieri, poco cotto e con esubero di mollica.
La fame verrà placata, ma il giorno dopo? Ci resterà sullo stomaco quel farinaceo senza né arte né parte.
E' una lotta impari. Tra noi, il nostro istinto e quel maschio senza "crosta". Si tratta di due soggettività  diverse. Esigenze opposte. Bisogni differenti. 
Succede così, che il giorno dopo, hai un gran mal di pancia, ma hai ancora fame. Succede che quel panificio è sotto casa, è comodo, ti ci sei abituata e, in fondo, ti piace. 
Allora ti piazzi davanti al bancone e questa volta sei decisa a non farti fregare, chiedi il pane fresco, scegli accuratamente la tipologia che più ti aggrada, e non ti fai fregare solo dalla fame. 
Così torni a casa e questa volta il mal di pancia del giorno dopo non è per il pane scadente, ma perché ne hai mangiato troppo, perché era buono, perché alla fine la fame, insieme al gusto ti hanno comunque presa in contropiede.
Ecco. Mi sono fatta prendere dalle mie metafore. Mi sono accorta di parlare di un uomo come fosse un panino. Il punto è che la verità è una:  le relazioni ci rendono essenziali. Le relazioni ci fottono le ambizioni. Le relazioni ci servono come il pane. E il problema nasce dal fatto che accontentarsi di un tozzo di pane è più facile, alle volte, quando sei sola a casa e non hai voglia di imbandire un pranzo pretenzioso.
Rieccomi con le metafore!
Sapete qual è la morale di tutta questa manfrina? Che la lotta impari tra uomo e donna vede sempre un vincitore e un vinto. Ti accorgi di essere tu ad aver perso quando guardandoti allo specchio vedi un riflesso diverso e capisci che non sei più tu, ma quello che sei diventata trasformandoti per qualcun altro. Allora è lì che decidi che è arrivato il momento di ritrovare quella che eri o, semplicemente, fare i conti con quella che sarai. Ci vorrà tempo, anche se nessuno te lo dice questo, ci vorrà un mare di tempo prima che questa consapevolezza faccia capolino, su quello specchio.
E, insieme ne arriverà un'altra: gli anziani, al panificio, davanti a te, saranno stati come te, un tempo, solo che, dopo una vita di panini indecenti, arriva il momento in cui, o decidi di rompere le balle e pretendere al giusta pagnotta o ti accontenterai tutta la vita di briciole e "muddica".
Perciò esistono due tipi di persone: chi si accontenta e si lamenta e chi pretende il giusto pene pane  e gode.


giovedì 14 maggio 2015

Io chi sono?


-Io sono. 
Usiamo il verbo essere tante di quelle volte, da non renderci conto del peso che ha il suo significato. 
Affermiamo noi stessi. 
Quotidianamente. 
Diciamo di essere, e di esserci, inconsapevolmente.
-Noi siamo.
Ma chi siamo davvero?
Piuttosto che affermare te stesso, ti sei mai posto la domanda?
-Io chi sono?
Io, ad esempio, sono quello che sono, ma non saprei dirti come sono. 
Sono come mi vedi e sono quello che non vedi.
Sono fragile e sono stata forte. 
Sono intelligente e sono una stupida, quando non ho voglia di capire o di far capire, che in realtà ho capito benissimo. 
Sono ansiosa e sono odiosa.
Sono il teatro delle mie emozioni.
Sono cinica, dispettosa e sospettosa.
Sono una sognatrice a cui sconvolge la realtà, a tratti incomprensibile. 
Mi destabilizza l'abitudine e mi fa paura il cambiamento. 
Vivo di contraddizioni. 
Amo ciò che vorrei e dovrei odiare e odio ciò che dovrei e vorrei amare. 
Mi nutro di ideali, idealizzando quello che svaluterei all'istante, se solo non fossi io. 
-Come sono io? 
Io sono quello che sono.
Sono come il mare, che calmo mostra il suo profilo migliore, quando la trasparenza del fondale rende il tutto un brillio accecante e meraviglioso. 
E sono come il mare, quando si agita e i colori diventano pieni di saturazione, il fondale scompare e resta la schiuma e il movimento, violento, impenetrabile, indomabile. Dove si perde lo sguardo. Perchè ipnotico è il suo tirare indietro e trascinare avanti. 
-Sono così. 
Avanti e indietro, sull'onda delle mie sensazioni, delle mie emozioni. 
Ti dono i miei sorrisi migliori, o quanto meno mi travesto di quelli. 
Ti nascondo le lacrime, che riservo a me stessa, a quella parte peggiore, che torna con me a casa tutte le sere. 
Sono quello che sono.
Mi Vedo e mi frantumo, come un'onda, davanti a ciò che tu guardi e non vedi di me. 
Perché sono quello che sono, ma non quello che tu guardi e non vedi in me.


martedì 5 maggio 2015

È come andare in bicicletta.



" È come andare in bici ".


Si dice così di una cosa talmente facile da risultare quasi automatica.


Come tornare in pista dopo una lunga storia e lasciarsi andare. Non soltanto ai sentimenti. Quelli li metti da parte i primi momenti, non ci pensi. Come non pensi sia prioritario cambiare le marce durante la pedalata. Pensi solo che devi montare in sella e partire. Cercare almeno di ricordarti come si fa, a tenere l'equilibrio, a frenare senza cadere, a tenere la strada.


E se andare in bici fosse tutt'altro che semplice?


Ne ho avuto la prova.


Ero lì poggiata sul sellino, in bilico sulle punte dei piedi (dovete sapere che quando si è alti meno di 160cm, si sta sulle punte, quasi sempre.)


Dicevo, ero lì, che provavo a darmi lo slancio sul pedale per partire e sentivo solo qualcosa bloccarmi i muscoli delle gambe. Nel frattempo, la coordinazione motoria veniva meno e, insieme a lei , il coraggio di provare. Stavo lì, bloccata e rigida, a chiedermi cosa mi impedisse di avanzare.


La paura credo. Di cadere, di farmi male, di non riuscire a tenere l'equilibrio.


Eppure come si fa ad aver paura di un gesto così familiare e automatico?


E stavo lì ferma a fissarmi i piedi e a chiedermi il perché avessi così tanta paura.


Me lo chiedo in realtà tutte le volte che mi trovo a fare qualcosa per la prima volta, dopo tanto tempo e, anche se so di esserne capace, la paura resta.


Credo sia lo stesso blocco che ultimamente mi trovo a sperimentare con gli uomini.
Quella difficoltà iniziale che non ha niente a che fare con il sesso in sè.
Quello è come pedalare e non è la parte difficile. Il punto è darsi il coraggio per spingere sul pedale e montare in sella.


Spesso la familiarità di una relazione ci rende sicure, ma fuori da quei confini protetti, quando sei faccia a faccia con un lui diverso, una situazione diversa e un approccio diverso subentra la paura del mettersi in gioco di nuovo. E tutto quello che precede un gesto naturale e familiare come un amplesso, ti risulta tremendamente difficile. Allora stai lì, davanti a lui, come davanti a quella bicicletta, continui a fissarti i piedi, a controllare ogni tua mossa, ripeterla in testa, cercare nella memoria la sequenza comportamentale appropriata.
Ma dura un attimo.
Poi trovi che non è così complicato.
Togliersi i vestiti non è la parte più difficile. Trovarsi nudi, pelle contro pelle non ha nulla di complicato. È quando scopri il cuore che tutto si fotte. È li che sei davvero nuda. Quando ti trovi sola con lui, e ad ogni battito, la senti quella maledettissima paura, di esserti lasciata troppo andare. Sei in discesa, senza freni e hai appena tolto le mani dal manubrio, è un attimo e ti schianterai, lo sai. Ed è troppo tardi, perché oramai riprendere il controllo della strada ti farà cadere comunque.


Che poi nessuno te lo dice che, per quanto tu possa tenere il manubrio, pedalare, e stare sul sellino, non sai mai se nella strada troverai una buca, il terreno sconnesso o un intralcio qualsiasi. La strada la puoi solo percorrere cercando di non cadere, ma se cadi, evitare graffi, tagli e ammaccature non fa parte del gioco.
Quello che ti capita mentre pedali non lo puoi decidere. Puoi decidere il percorso. Ma non eviti le cadute.


Puoi, se lo vuoi, una volta a terra, decidere di rialzarti.


venerdì 17 aprile 2015

6 gradi di separazione




Siamo così, esseri in relazione.





Si dice che esistano 6 gradi di separazione tra noi e gli altri.

Questa ipotesi spiegherebbe il collegamento che esiste all'interno delle nostre conoscenze mediante non più di 5 intermediari. Se ci pensate bene sono talmente pochi che in un modo o nell'altro siamo tutti strettamente connessi e tutti potenzialmente conoscenti o probabili amici.

Le nostre relazioni funzionerebbero con lo stesso meccanismo alla base del social più famoso di tutti i tempi. Ma se da Facebook puoi uscirne, se su Facebook puoi bloccare, rifiutare o occultare un'amicizia o una relazione, nella vita vera questo non ci è concesso. Nella vita vera incontri delle persone, che in un modo o nell'altro lasceranno dei segni. Non esiste tasto che ti permetta di eliminarle, perché i gradi di separazione sembrano stringersi tanto più tu desideri allontanartene. Mettere le distanze non è facile, perché non si tratta di logistica, la distanza dal cuore non la puoi accorciare. Le persone entrano e prendono posto, senza chiederti il permesso, senza chiederti se e come ne usciranno. Senza che tu sappia come fanno, loro stanno già li a occuparti ogni spazio, pensiero, emozione. E non c'è niente che tu possa fare. Nessuno che tu possa allontanare.

giovedì 12 febbraio 2015

San Valentino e le sue 50 sfumature.



Amore


Quanti significati si racchiudono in una parola così piccola.


Prendiamo, ad esempio, la parola più lunga del vocabolario italiano: esofagodermatodigiunoplastica.
Ben 29 caratteri per indicare un'operazione di ricostruzione plastica, che si esegue dopo l'asportazione dell'esofago e dello stomaco. Si fa prima a farla, che a pronunciarla.
L'amore lo puoi pronunciare 100 volte di seguito e avrai nei fatti sempre lo stesso, complicatissimo, algoritmo, senza uscita, con falle, rimandi, invii, errori, che in confronto gli algoritmi che muovono facebook sono giochi da bambini.
L'amore lo senti, lo fai, lo cerchi, lo insegui, lo maledici, ne hai bisogno.  
Ma descriverlo? Provare semplicemente a darne una definizione, è impossibile. Perché l'amore ti sfugge, sfugge a qualsiasi dogma, enunciato, regola e certezza.
Eppure tutti ne hanno conosciuto i sapori, gli odori, le voglie e le palpitazioni, almeno una volta nella vita.

Il punto però non è chiedersi cos'è l'amore. Piuttosto perché poi non ci crediamo più.
Forse non è un caso se questa riflessione arriva proprio a ridosso della festa più romantica e, allo stesso tempo, più commerciale dell'anno.  
San Valentino è alle porte ed io me ne sono accorta, prima ancora che dal calendario, come al solito, dalla cartina tornasole più social tra i social. Facebook è un continuo duello, tra post che inneggiano all'amore e post di disprezzo per gli sdolcinati di cui sopra. Da giorni, ormai, i miei contatti si sfidano a colpi di smielose citazioni e invettive acide e pungenti. 
Ma non è questa la cosa insolita. 
Che l'amore lo si ami e lo si odi, che lo si odi, ancor di più perché lo si ami, tremendamente e con disillusione, alle volte, è cosa nota. La nota che qui stona è un'altra. 
Ho scoperto che in occasione di San Valentino esce nelle sale cinematografiche uno dei film più attesi dell'anno: 50 sfumature di grigio. Ora, scusatemi, ma non riesco a seguirne il nesso. 
Credetemi, non è certo per il film in se'. Ve lo dice una che non vede l'ora di vedere sul grande schermo la storia più perversa di tutti i tempi. Il punto qui è un'altro. Siamo di fronte ad una vera evoluzione, ad una rivoluzione dei sentimenti e della visione che, generazioni passate, avevano sul sentimento più antico del mondo. 
Ed è qui che mi è arrivata la grande illuminazione, che segretamente covavo nella mia testa da tempo. 
Qui non cade proprio nulla rispetto all'idea dell'amore. 
Qui si svela, semplicemente, tutto quello su cui, ad oggi, pare essere basata la relazione tra un uomo e una donna. 
Il sesso. 
Si. La solita cinica. 
Come sempre, non vi sbagliate del tutto. Come sempre, non mi sbaglierò, nemmeno io, nel dirvi che, ad oggi, il sentimento più antico del mondo è talmente antico che pare essere sepolto, ormai, sotto infiniti strati di ricordi  sedimentati di quello che un volta era, sentimento, vero, e desiderio. Così, tramutatosi in un fossile, aspetta di essere ritrovato da qualche bravo archeologo, che abbia avuto la voglia e la pazienza di iniziare la sua ardua ricerca.
Il nostro caro amore fossilizzato ha lasciato spazio solo a relazioni usa e getta, alla stregua di un condom, che nella migliore delle ipotesi, avrà servito lo scopo, o la scopata. O tutt'al più a relazioni assopite dall'abitudine e dalla passività dei partners coinvolti. 
Tornando alle 50 sfumature, i due protagonisti, sullo sfondo di una verosimile realtà, danno sfogo ai più sfrenati e perversi giochi erotici mai raccontati. 
Che poi tra i due nasca un'affezione è secondario a tutto quel gioco di lacci, catene e frustini, che primeggia sin dalle prime pagine del romanzo. 
Questa storia ha come protagonista il sesso, crudo e crudele, esagerato e antitetico rispetto a tutto quel romanticismo che invece, superato il trauma della morte idiota dei due sul finale, rimbomba nella mente di chi si sia soffermato, almeno una volta, sui  famosi versi shakespeariani. Lì sì che si amava forte! 
Ci siamo disabituati. E al: "Romeo, Romeo, perché sei tu Romeo?" Abbiamo sostituito un più ansiogeno: "Romeo, Romeo, perché visualizzi e non rispondi?"
Insomma che l'amore non debba essere solo tragico lo sappiamo e non lo vogliamo, ma al suo essere solo tristemente perverso non ci sto. 
Ok, ok, non ho nulla contro lacci in pelle e nodi da marinaio, ma l'amore lo speriamo e immaginiamo tutti un po'  diverso. 
Legati si, anche su un letto, anche con nastri in raso nero stretti sui polsi, va beeeene. 
Ma perché non poter credere anche al senso figurato di quel legame, al legame profondo e persistente, anche dopo lunghi e multipli orgasmi. 
Perchè solo di respiri, gemiti e lividi sul corpo che ce ne facciamo, se ad accompagnare quelli non ci sono cuori che battono e teste che si pensano.
Quindi, San Valentino arriverà, le sue 50 sfumature pure, per l'amore… 
Beh, sinceramente ci stiamo tutti, ancora, lavorando.








lunedì 19 gennaio 2015

Il Blue Monday e la questione del culo


Oggi è lunedì, e scopro che non è un lunedì qualsiasi, infatti non solo oggi è il giorno più odiato della settimana, ma che proprio la giornata di oggi è stata considerata la più triste dell'anno.
Oggi è il Blue Monday e come se non bastasse, ho appena scoperto che una delle chiavi di ricerca che porta al mio blog è …rullo di tamburi e fragorose risate... "calze reggiculo".
Eeeeeh?
Per carità, mi rendo conto che la ricerca di un indumento miracoloso, che regga i postumi delle feste appena trascorse, sia necessario, ma perché questa ricerca vi riporti alle mie riflessioni ciniche, e a tratti arrabbiate, mi sfugge.
Eppure, mentre ero lì che, avvilita dalla cosa, mi chiedevo se non fosse il caso di iniziare a cambiare l'argomento dei miei post, sostituendo alle mie personali tragedie relazionali, qualcosa che avesse a che fare con le vostre fervide fantasie, ho capito che, in fondo in fondo, il culo c'entra. 
Non è per nulla fuori luogo, anzi.
Dall'anno appena passato, ad esempio, ho capito che avere avuto culo, in molte situazioni, è stata davvero la svolta. Il culo, si, in senso metaforico e non. 
Ho scoperto che l'essersi dedicata quotidianamente all'attività fisica, nell'ultimo anno, ha fatto sì che i miei glutei effettivamente ne traessero giovamento. Così adesso posso permettermi indumenti che prima solo sognavo. Ma parlare del mio culo finirebbe per fuorviarvi del vero argomento di questa strana riflessione di oggi, che non è davvero il culo in sé, o meglio, non quello che tutti voi state immaginando, quello alto, sodo, tondeggiante. No!
Io mi riferisco a tutti quegli accadimenti fortuiti che, in uno strano accavallamento di situazioni, creano l'algoritmo perfetto per la riuscita di una vostra impresa.
Vero è che il culo di per sé aiuta, insomma, avere un bel culo, aiuta tantissimo. Vedi Belen!
Ma avere culo o fortuna, nella vita, aiuta di più.
Non voglio dire che i meriti non c'entrino. Ma il trovarsi al posto giusto, nel momento giusto, con la giusta compagnia, fa la differenza. Certo, se poi non sapete che farvene delle giusta combinazione di fattori, se non sapete come farla fruttare, se non avete la capacità di gestirla, con abilità e intelligenza, avete proprio sbagliato in partenza, e lì non può aiutarvi nulla, se non un bel culo e basta.
Alle volte, però, nemmeno quello, perché, alla fine, il culo passa, e quello che vi resta è l'amara consapevolezza di aver contato solo su quello.
Quello che voglio dire è che spesso ci lanciamo in cose per cui tanto abbiamo sperato, lottato, studiato e per cui molto ci siamo dati, non ricevendo, alla fine di tutto, nemmeno la metà di quello che abbiamo investito. La colpa non è nostra. Alle volte va così. Magari è una questione di tempistica, di concorrenza, di strategia. Alle volte, è solo (non vorrei ripeterlo ancora, ma lo farò), davvero solo, una questione di culo, così, senza accorgervene, tutto sarà andato così come avevate voluto che andasse. E la cosa bella sapete qual è, che non ammetterete mai che, alla fine, il merito è solo e soltanto di quella fortuita serie di eventi che lo hanno reso possibile. Non ammetteremmo mai che noi non c'entriamo, se non per l'essere stati noi il bersaglio di quella mano fortunata.
E' come giocare a carte, affidandosi si all'abilità, ma, più di tutto, alla probabilità che dal mazzo esca una o l'altra carta. E quello, scusate ancora, ma è, ancora, soltanto questione di culo.

Ok. Mi pare di aver citato la parola incriminata il giusto quantitativo di volte per rendere lecito l'utilizzo della parola culo per raggiungere questo blog e leggere le mie divagazioni deliranti sul culo e molto altro. 
Buone cose.







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