Pagine

lunedì 19 settembre 2016

La sindrome dell'arto fantasma





Una cosa che mi ha sempre incuriosita è la "sindrome dell'arto fantasma".
Se non sapete cos'è ve lo spiega Wikipedia.
Comunque in parole poverissime si tratta della sensazione anomala di persistenza di un arto dopo la sua amputazione o dopo che questo sia diventato insensibile. Il soggetto affetto da questa patologia ne avverte la posizione, accusa spesso dolore, alle volte ne percepisce il movimento come se questo fosse ancora presente.


Il fatto curioso è sempre uno in queste bizzarre situazioni: la nostra mente.
Spesso sottovalutiamo quanto potente e allo stesso tempo pericolosa possa essere quella scatola grigia sotto corticale.
Così, anche gente "sana" spesso, malgrado la presenza di tutti e 4 gli arti può vivere una sensazione analoga, ma di altro genere fantasmagorico.
Sarà che il gusto dell'horror, del paranormale, dell'insensato ci attrae come poche specie a questo mondo.
Così lasciamo che la nostra mente crei cose inesistenti o si attacchi all'idea di cose non più esistenti fingendo siano reali. Costruiamo, insomma, degli schemi, che, alla stregua di quello corporeo, ci fanno vedere la realtà in un modo anche se la stessa è nevvero alterata.
Il fatto è che non è facile fare i conti con pensieri, emozioni, soprattutto quanto più vorremmo liberarcene. Figuratevi con i fantasmi!
La mente difficilmente accetta un cambiamento o si adatta ad esso. Anzi, agisce controcorrente cercando di opporvisi. Perché trovato un equilibrio, se questo vacilla, ricrearne uno nuovo costa troppa fatica. Per questo capita che quando qualcuno o qualcosa esce dalla nostra vita, la nostra mente continua a ricercarne la presenza. Attraverso i ricordi, si aggrappa, come un'ancora, a ciò che è stato, senza rendersi conto, che così facendo perde di vista tutto quello che un nuovo equilibrio sta o ha già creato. E si perdono di vista nuovi volti, nuove storie, nuove dinamiche, mentre ci si abbandona ad un falso dolore.
Non è facile lasciare andare il passato, ma non è ancor più brutto non vivere il presente, o viverlo da mutilati credendo di essere sani?
Che poi sani, nel senso stretto, non lo è nessuno.

In prima fila io, che stamattina credevo di aver recuperato la vista e non mi ero semplicemente accorta di aver dormito con le lentine. Ma questa è un'altra storia.

E' la storia di come, alle volte, anche io creda ai miracoli.

mercoledì 7 settembre 2016

E se il #Fertilityday diventasse il #fanculoday?


"...e poi arrivò il principe azzurro a salvarla. E vissero felici e contenti."

Così si concludono, più o meno, tutte le favole.
Così iniziano tutte le nostre aspettative irreali sugli uomini.
Siamo bambine a cui hanno inculcato l'idea malsana che abbiamo bisogno di un uomo che ci salvi dalle nostre insicurezze, dalle nostre giornate no, dai nostri pianti e dai nostri ormoni.
Siamo bambine a cui è stato detto che il lieto fine andava sognato accanto ad un principe che ci portasse in salvo dalle nostre paure, delle insidie dei nostri malumori, dal nostro essere dolcemente complicate.

Siamo bambine, cresciute, e ad oggi dobbiamo fare i conti con principi terrorizzati più di noi.
Loro se ne stanno nascosti dietro lo schermo di un cellulare, che usano malamente, goffi e gonfi di ego e di steroidi, alla ricerca di principesse da portare a cavallo una notte, per poi sparire dietro la paura di impegnarsi, dietro l'incapacità di amare, dietro il terrore di una relazione.
Così ci si incontra, ci si scontra all'interno di incontri avvelenati dal sesso facile.
E in un infinito tango di passi avanti e passi indietro, per mantenere l'equilibrio del non affezionarsi l'un l'altro, ci si dimentica di innamorarsi.
Perché è così che vanno le cose in questa favola moderna.
Siamo moderne Cenerentole di fronte alla Lorenzin, che messi i panni di fata madrina, ci ricorda di affrettarci a far figli, perché i rintocchi della nostra fertilità stanno raggiungendo la mezzanotte e l'incantesimo di una famiglia potrebbe esaurirsi.


Mi permetto di dire che questo ticchettio fin'ora non mi ha preoccupato, e credo non preoccupi nessuna donna che, come me, sta sui trenta, con un lavoro precario e una sfilza di relazioni inesistenti con uomini, il cui unico impegno inesorabile pare essere quello giornaliero, in palestra, con un bilanciere.

Ringrazio sentitamente il governo che si preoccupa della mia fertilità, lo ringrazio per l'incoraggiamento, ma mi sento di ricordare alla Lorenzin che, senza un uomo accanto fare figli risulta alquanto improbabile, non impossibile, certo, ma nella mia favola non c'è alcuna principessa madre single.
Senza un lavoro poi, che stiamo a fare? Due cuori, una capanna e un bambino morto di fame?
Chè io ho una laurea, un'abilitazione e lavoro tre giorni si e un mese no.
Cara ministra, piuttosto che promuovere un perentorio #Fertilityday non sarebbe meglio favorire un #Jobday all day?
Un no alla disoccupazione giovanile, magari.
Una proposta di legge che agevoli l'entrata nel mondo del lavoro prima degli ottant'anni?
Chè il #Babyday magari arriva in modo naturale.
Nell'attesa, il #Fanculo day mi sembra il più appropriato.




 .

lunedì 18 luglio 2016

Pokèmon No



Ma che ne sapeva Proust, che il tempo perduto era la sua più grande agonia e la ricerca dello stesso una melanconica sofferenza!

Che ne sapeva Leopardi, che oltre la siepe cercava l'infinito e sprofondava dolce nell'immensità dei suoi pensieri.

Cosa ne poteva sapere Dante, che attraversò inferno e purgatorio per ritrovar la retta via e in paradiso "l'amor che move il sole e l'altre stelle".

Chissà che ne sapeva Omero, che "fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza".

Ma, soprattutto, senza farla troppo aulica e perversamente letterata, che ne posso saper io, che i Pokèmon nemmeno li conosco, io che sono di una generazione altra, quella dei cartoni animati deprimenti e incestuosi, degli orfani, delle matrigne, della polverina sintetica che metteva tanta allegria a Pollon e delle magie di Johnny, (chissà quali erano poi). Il cartone più moderno a cui ho prestato visione è stato Sailor moon, che il potere di luna però già lo trovavo incomprensibile, figuratevi le 7 sfere dei draghi di Goku.
I Pokèmon invece non li ho proprio mai tollerati, e adesso me li ritrovo ovunque, insieme ad una massa di decerebrati che, al passo di the walking dead, pattugliano le strade delle città di tutto il mondo per catturarli.
Per chi non sapesse di cosa parlo o trovasse, al solito, psicotico il mio scrivere, vi riassumo il fatto in breve: Pokèmon GO è un videogioco che ha lobotomizzato le menti della maggior parte della popolazione, costringendola a vagare, con telefono alla mano, alla ricerca di esseri immaginari.
Vi sembra che la mia descrizione sia troppo severa? Allora leggete qui.

Il punto è che i cartoni animati di vecchia generazione hanno fatto di me una squallida romantica. Consentitemi il termine, ma oramai è talmente desueto e anacronistico, da aver perso un bel po' di valore.

Quindi, per quanto, dietro quei cartoni, censurati a noi occidentali, si nascondessero le perverse inclinazioni dei protagonisti, quello che veniva filtrato da queste parti era una realtà fatta di sofferenze, pene d'amore, relazioni improbabili e poteri magici. Eh??
Bene, ecco spiegato il perché sono cresciuta a pane e aspettative irreali.
Eppure, malgrado l'utopica realtà di quelle anime manga, mai mi sarei aspettata di vedere giovani 30enni inseguire i Pokèmon.


Dunque, dichiaro soppiantata la ricerca di ogni altra cosa, fossero anche quelle gioie di cui tutti parlano ma che nessuno ha, in realtà, mai incontrato.


E', invece, agguerritissima la ricerca di Blastoise, Venusaur, Charizard e Pikatchu.

Tanto che la situazione sembra essere sfuggita di mano.
Ho letto di un uomo che in Florida pare abbai sparato a due ragazzini che cercavano Pokèmon nei pressi di casa sua. Una folla di gente si è riversata in Central Park per accaparrarsi Vaporeon. E una trafficatissima strada americana è stata bloccata dai giocatori che, tra le auto, cercavano sempre loro: i Pokèmon.


Ora, calmiamoci tutti, non vi sembra che si stia esagerando?

Non mi stupirei davvero di vedere la gente arrampicarsi sui tetti, e non di certo per raggiungere una moderna Giulietta. No cari, se qualcuno deciderà di arrampicarsi sul vostro balcone non sarà per amore ma per un Pokèmon.

Se qualcuno vi correrà incontro con sorriso spianato non sarà per il piacere di avervi incontrato, ma per un Pokèmon.

Se qualcuno vi guarderà ad un tratto per strada con sguardo intenso, non illudetevi di averlo folgorato, ma spostatevi, dietro di voi probabilmente c'è un Pokèmon.

Perché purtroppo ci siamo rincoglioniti tutti, persino io che ho scaricato questa applicazione e come volevasi dimostrare: pokèmon 1, goie zero.

Ma io non mi arrendo e alla certezza di un Pokèmon immaginario continuo a preferire la ricerca utopica e altrettanto irreale di quella gioia che, chissà, prima o poi, si farà trovare.














lunedì 11 luglio 2016

Caro Inconscio, io scrivo.



"L'unico tiranno che accetto è la voce silenziosa dentro di me."


A detta dei sogni fatti stanotte, la mia è una voce parecchio tirannica.
Ho fatto due conti e il mio inconscio, oramai, credo non mi tolleri più. A cadenze mensili prova a ribadirmi, in tutti i modi, che la nostra relazione è arrivata ad un punto di non ritorno e ha ben pensato di stabilire delle regole per tentare di farla funzionare, ancora per un po', insomma, almeno finchè morte non ci separi. Anche perché non credo che il mio sia un inconscio "new age". Lo faccio più tradizionalista di quanto non sembri, perciò, a meno che questa storia delle reincarnazioni non sia vera, ma vera sul serio, la nostra liaison avrà un termine, quello del mio corpo. 


Insomma, sempre lì a dilungarmi in chiacchere! Ma che posso farci. Il mio silenzio stampa è un silenzio apparente. In realtà il mio cervello cammina sempre, anzi, corre sempre e, anche se non vi scrivo qui tutti i giorni, quei torbidi pensieri che partorisce ora dopo ora, si accumulano in modo seriale e ossessivo. Così, una volta rimesse le mani sulla tastiera, il flusso di minchiate pensieri alla Joyce si accavalla come una mareggiata tzuamica.


Tornando alla citazione di cui sopra direi che Ghandi la sapeva lunga e io non posso che prendere a prestito le sue parole più che mai oggi.

Oggi che ho un inconscio da ascoltare. E sapete quanto costa ascoltarlo? Sarebbe meglio sopprimerlo, ma comincerei a delirare, probabilmente. Ah, credevate lo stessi già facendo? Burloni!

Lo so che parlare di inconscio non è cosa facile, specie per i più che tra di voi non hanno navigato le complesse acque della psicologia come me. Naturalmente non è mia intenzione sottoporvi ad alcuna lezione al riguardo, anche perché, chi sono io per ammorbarvi su quell'intricatissimo mondo sepolto, fatto di rimozioni, pulsioni, angoscianti eventi emotivi e chi più ne ha più ne metta, che fanno da substrato alla vostra apparente vita nevroticamente felice?

Beh, sarei una psicologa, ed è per questo che vi risponderò con un'altra domanda.
Avete mai provato ad ascoltarvi davvero? Avete mai provato a immergervi nei substrati della vostra mente. dei vostri ricordi, delle vostre emozioni per capirne un po' di più? Di cosa? Di voi stessi. 
Eh. Lo so. Il più delle volte si scappa a gambe levate. Urlando anche. 
Si si. A volte la corsa finisce in un bicchiere di vino, in un comportamento alterato, in un pensiero fisso e ossessivo.
Beh, sapete che da soli non è certo facile raggiungere il traguardo. Per questo esistono dei Coaches, figure professionali adeguate, ovvero psicologi e psicoterapeuti. 
Presente! Eccomi!
Bene. Anzi Male! Perché la situazione si complica quando a correre è una psicologa, che vorrebbe fare tutto da sé. 

Non voglio certo peccare di presunzione, benchè mai dipingermi come la nuova psycho di questo millennio, ma, se mi seguite e mi avete letta negli ultimi anni, saprete che la mia non è una testolina facile, solo solo perché per esprimervi un concetto banale, utilizzo una quantità di parole tali da fare giri immensi e poi tornare ( grazie Venditti!) senza aver detto praticamente nulla. 
Ma ditelo che mi adorate lo stesso!

Tornando a questo maledettissimo fardello psichico che mi ritrovo, il fatto è uno e palese: 
h.5.00 di questa mattina, sonno interrotto e mai più ripreso. 
La colpa la darò per metà al caldo infernale percepito all'interno della mia stanza e per metà a sogni intricatissimi, complessità "da 100 a Inception", che a pensarci bene, caro Freud, Christopher Nolan batte la tua teoria dei sogni uno a zero, palla al centro per Di Caprio.

A questo punto vi chiederete il senso di questo post.

Apparentemente nessuno. 
E' stato un sogno? 
Vi sentite angosciati tanto quanto me all'alba di questa mattina? Non credo. O meglio vi auguro di no, altrimenti avreste già bevuto 4 caffè, ripensato agli ultimi anni della vostra vita, avreste pianto, mangiato un gelato, ( vabbè, caxxo, dovevo pranzare!) chiamato a raccolta i mostri nella vostra testa e, dopo averli ammoniti, uno ad uno, avreste pensato bene di comunicarlo sul blog quanto siete psicopatici/che.

Poi pero' vi sareste sentiti/e meglio. 
Perché scrivere per me è fare ordine. E fare ordine rimette al posto giusto le cose. Anche i mostri.


giovedì 14 aprile 2016

6 Tinderman?

Carissimi! 
Eccomi in ginocchio, sui carboni ardenti, a chiedervi pietà e perdono per questa lunghissima assenza.
Ho notato che, nel frattempo, qualcuno si è defilato/defollowato credendo che fossi andata via per sempre. 
Ho qualche vago sospetto che si tratti di un qualche esemplare di sesso maschile. 
Eccola là, direte voi, non fa in tempo a tornare che già spara a zero su quei poveri spermatozoi con l'handicap del genere maschile. 
Eh si. Che vi posso dire, qui mai una gioia maschia che mi faccia ricredere su questi luoghi comuni chiamati uomini.
Che poi, le perverse pazze siamo noi. 
Si, ma si! Siamo noi le materialiste, quelle senza scrupoli, le dominatrici, le oramai aride e senza sentimento. Così dicono.
Chi? 
Gli uomini ovviamente. 
No. Non sono impazzita. Ho solo scaricato Tinder.
Vai con le reazioni:
-Risate e applausi
-Risate e/o applausi
-Applausi
-Defollow

Non starò qui a giustificarvi questa cosa, nascondendomi dietro un'ipocrita "Ce l'hanno tutti." 
E nemmeno dietro un "Ero curiosa di...".
Macchè! L'ho fatto intenzionalmente, con la voglia di attraccare. 
Il problema è che, anche sul virtuale, l'uomo non si smentisce mai.
Potevo non condividere con voi questi non rari esemplari?
Di seguito ecco a voi i Tindermen divisi per tipologie:


Tipo 1. 
Il disinteressato
Quello che: "Ciao baby, non mi interessa chi sei, cosa fai, ma se me la dai, poi, amici come prima."

Tipo 2.
L'introverso
Quello che ti manda un timido "ciao..." aspettando che sia tu a fare tutto il resto, anche a scrivere per lui.

Tipo 3.
Il sospettoso
Quello che, prima di iniziare una qualunque conversazione, "Inviami la tua mappa cromosomica, perchè se sei un trevestito poi mi incazzo!" 
O ma ti pare io somigli ad un travestito?

Tipo 4.
Il fotogenico
Quello che in foto Carlo Cracco, di presenza Carletto il principe dei mostri.

Tipo 5.
L'uomo invisibile
Quello che: chattiamo h24, ma "Non ho tempo per un caffè."

Tipo 6.
Il romantico bipolare
Quello che :"Tinder? Che cosa squallida! Io voglio innamorarmi tra gli scaffali di un supermercato. 
Una fidanzata? No, io solo scopa amiche."

Non lo so. Ditemi voi. 
Troviamo il gap che si cela dietro questi misteriosi ominidi.

Il virtuale ha definitivamente demolito quel barlume di speranza che riponevamo tutte nel prosieguo della specie? 
Hanno fatto tutto da soli gli uomini? 
Siamo state loro complici castrandone gli istinti primordiali?
L'eccesso di testosterone assunto per via orale ha gonfiato anche i cervelli?
O è tutta colpa di quell'infima maiunagioia che ci perseguita?
Ai posteri (se mai ci saranno) l'ardua sentenza.
Ciao cuori!


lunedì 22 febbraio 2016

Quando scegli quello sbagliato





Alcuni uomini sono come una scatola di cioccolatini...quando stai a dieta!
Sei tentata, ma consapevole di far danno.
Presa da un attimo di debolezza ti concedi quelle calorie in più. Ma poi scopri che, tra tutti, hai preso quello bello fuori e insulso dentro e, niente, la dieta è andata a puttane per quello sbagliato.
E ti ritrovi con quel gusto strano sul palato misto al cioccolato e al senso di colpa, per quell' eccesso di entusiasmo, per quel desiderio soddisfatto e insoddisfatto che ha messo in standby tutte le belle promesse che ti eri fatta: 
"Non cadrò più in tentazione"
"Non lascerò più che siano le emozioni a gestire le mie azioni"
"Farò mente locale degli errori e dei cazzoni passati prima di buttarmi tra le braccia del prossimo bacio perugina"

Ma come si fa?
Quando si tratta di relazioni come si fa a mettere da parte la pancia e dare voce alla testa?
Sono fatta così non ho mai amato i calcoli, i ragionamenti sul giusto o sbagliato. Ho sempre odiato la matematica, trovando inutili le pianificazioni. Non sono capace di contare le mie azioni, tradurle in schemi predefiniti, in equazioni lineari. La testa va altrove e, ai numeri, ho preferito, sempre, la pancia, i battiti e tutto ciò che non è numerabile.
Per questo davanti al sesso opposto non do spazio ai pro e ai contro. Non scannerizzo i comportamenti e non analizzo al microscopio ogni detto o non detto. Mi lascio andare a quello che succede, mentre molti si soffermerebbero su ciò che al condizionale potrebbe essere,o peggio, su ciò che nel futuro succederà. A me non importa, quando sto bene con qualcuno lascio che le cose accadano senza pensarci e forse è lì che si nascondono le falle. Vorrei poter cambiare questo modus operandi. Ma non sarei io. Non potrei essere altrimenti. E alla fine è questo che mi frega. Mi fido troppo delle persone. Dei sorrisi, delle parole. Delle mie sensazioni. Purtroppo sono sempre in esubero rispetto ai fatti, così capita che mi ritrovo ad ingozzarmi di emozioni e a smaltire svariati mal di pancia e indigestioni di zuccheri aggiunti.
Ma non ho mai amato nemmeno le diete. Preferisco smaltire in palestra o scappare da quella cioccolata prima che si depositi come accumuli di grasso sui fianchi. O peggio ancora sul cuore.
Non sempre mi riesce, il più delle volte colleziono sconfitte travestite da cazzoni. Ma è così che va la vita, siamo donne nel perenne equilibrio precario tra la voglia di Nutella e i lunedì fatti di diete che non iniziano mai. Siamo così, con quel languorino che gli infiniti "Ambrogio" della nostra vita non soddisfano mai. Siamo alla ricerca di quell'ultimo Mon cherie che ci viene rubato sul più bello.
Siamo bambine che cercano il kinder con la sorpresa da collezionare. Ma finiamo sempre per collezionare cazzoni da montare e a cui non riusciamo a far combaciare i pezzi, perché non siamo certo dotate di capacità ingegneristiche. Noi prendiamo un uomo, lo smontiamo delle sue parti difettose, mettiamo insieme quello che ci piace di più e come, il dottor Frankenstein, ci innamoriamo delle nostre creature mostruose,perdendo di vista il fatto che non saranno mai reali. Perdendo di vista quell'unico fatto che a scriverlo si chiama uomo ideale, a leggerlo invece utopia.









Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...