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mercoledì 31 ottobre 2012

E se il giorno dei morti fosse un giorno di festa?





Perché la nostra festa dei morti, il nostro 2 novembre ha l'aria del giorno più sfigato e triste dell'anno, mentre il giorno dei morti oltreoceano è diventato cool?
Oltre al rinomato e americanissimo Halloween, in cui al suono di trick or treat? si passa di casa in casa a raccoglier caramelle, mi viene anche in mente il "Dia de los muertos" in Messico, lì è una giornata  in cui il puro tripudio di colori e allegria accompagna il ricordo dei cari estinti, diventando  un'occasione per ricordare i propri cari e festeggiarli, nel vero senso della parola. 
Non vi chiedo se sia giusto celebrare o meno la giornata dei morti tra dolori, preghiere o travestimenti e giubilo. E' chiaro che la morte è morte e i cari defunti vanno ricordati e celebrati anche con rispetto  e decoro. Qui vi chiedo se l'aspetto ludico e colorato della festa prima celtica e poi americana non serva ad avvicinare al mondo dei morti con un altro sentimento che non sia la paura. 
Sperimentare il dolore della perdita di una persona cara il più delle volte traumatizza non solo per la perdita in sé, quanto, a mio parere, per la paura che sperimentiamo a seguito della dipartita, proprio perchè ci ricorda la sorte comune. Tutto il lutto viene elaborato attraverso una serie di passaggi lenti e dolorosi che servono più ad allontanarci da quell'idea che ad avvicinarci realmente alla bruta e dura realtà della sua condizione esistenziale. 
A mio parere il mettere in scena il suo aspetto più lugubre e grottesco, serve anche ad esorcizzarne alcuni aspetti. 
Tim Burton, per esempio, ha creato sulla base degli elementi noir, horror e spaventosi della morte il suo successo. Ma lo ha fatto decontestualizzandoli e riportandoli ad una dimensione più ludica e terrena.
L'aspetto della morte viene colorato dall'ironia e dall'inserimento di elementi tutt'altro che tristi. Tanto che nei suoi film i personaggi terrifici e spaventosi risultano vincenti rispetto a quelli reali e terreni. 
La sposa cadavere ne è un esempio perfetto: i colori presenti nel mondo dei morti e assenti in quello dei vivi, sottolineano ancor di più il carattere gioioso di uno rispetto a quello triste dell'altro. E potrei continuare all'infinito, questo solo per rendervi l'idea dell'interpretazione che da il regista della morte, rispetto alla comune idea stereotipata di decadenza e tristezza.

Ciò che voglio dire è che la morte è morte, ok, ma perchè renderla ancor più triste di quella che è? Perché non educare al culto dei morti senza che questo diventi solo fuga e spavento dello stesso?
Curiosa di sapere cosa ne pensate.



giovedì 25 ottobre 2012

#Fashion Trend: Peter Pan Collar

Ciao, dite la verità, anche voi ne avete sentito straparlare eh? 
Più che Peter Pan collar,  io lo chiamerei colletto alla Mercoledì, quella simpaticona con le trecce degli Addams, il suo spiccava candido su tutto quel nero!



Di tendenza negli anni 70, torna negli anni 2000 slegato dalla camicia, diventa un oggetto a sé, protagonista assoluto del nuovo trend, impreziosendo capi di ogni genere: scamiciati, maglie e maglioncini e impreziosito a sua volta con borchie, perle e strasses. Divenda addirittura gioiello, come un vero collier o girocollo.



Lo abbiamo visto sfilare su diverse passerelle, firmato da molte maison e grandi brands, e lo ritroviamo in tanti negozi nelle sue più disparate versioni: tondo, a punta, ricamato, solitamente in bianco e nero ma con dettagli oro o argento per adattarsi con facilità alla mise di base.






Su youtube spiccano molti tutorials  per realizzarlo facilmente a casa ritagliandolo da una vecchia camicia o acquistandolo in merceria, per poi decorarlo come più ci piace.









Quindi se anche a voi questo nuovo accessorio di stagione intriga armatevi di ago, filo, decori di ogni genere e naturalmente un colletto e realizzate il vostro personalissimo peter pan collar.
Io ho già curiosato nel mio armadio e  selezionato una vecchia camicia, adesso non mi resta che mettermi al lavoro!
BYE

mercoledì 24 ottobre 2012

E io pago!

Lunedi: è finito il correttore
Martedi: rinnovare l'abbonamento in palestra
Mercoledi: comprare la crema idratante
Giovedi: ceretta al volo dall'estetista
Venerdì: si rompono gli occhiali
Sabato: messa in piega
Domenica: Per fortuna è domenica!

E io pago! Diceva Totò!
Lui era un avaro con i fiocchi, io vorrei essere una risparmiatrice, senza alcun risultato.
Io ci provo, lo giuro!
E' vero che non rientro proprio nel profilo della formica, sono molto più cicala in fatto di "provviste per l'inverno". E qua l'inverno si avvicina e non ci tengo proprio a fare la fine di quella scellerata!
L'obiettivo sarebbe cambiare le proprie abitudini in fatto di risparmio, ma mi ritrovo, per un motivo o per un altro con le mani completamente bucate!
Ed ogni settimana è la stessa storia, perdo puntualmente tutto, come ad una mano sfortunata di poker!
Comincio a pensare che sia in atto un complotto contro il mio portafogli.   
Ogni giorno finisce un prodotto, o c'è una scadenza, o peggio un imprevisto, manco fossi una pedina del monopoli e puntualmente mi ritrovo con la cassa che piange direttamente senza passare dal via! Oltretutto da quando vige il nuovo conio, per dirla alla Bonolis, io non ho più coscienza di possedere davvero una cassa risparmi. 
Il resto, per esempio.  Questo sconosciuto!
Ai tempi della lira, si, che ne rimanevano di soldi.
Adesso invece, sei fortunata se ti resta qualche moneta dorata o bicolore. Le banconote si tramutano in spiccioli alla stessa velocità della carrozza di cenerentola allo scoccare della mezzanotte, e gli spiccioli con la stessa velocità, si tramutano in quelle inutili monete color rame di cui ancora si sconosce l'utilità, visto che non ci compri nemmeno un caffè. Ho sentito di gente che cerca metodi alternativi per usarle: al posto delle lenticchie per la tombola di natale, sotto ai piedi dei tavoli per bilanciarne il peso, come sopratacchi.
Insomma qualsiasi tentativo per risparmiare qualche euro fallisce miseramente.
Quando ero piccola avevo un salvadanaio, pieno. Adesso non vedo più un salvadanaio da quando ho rotto quello.  Come si fa, per esempio, a mettere da parte un euro, se ogni giorno ne volano 2 di posteggio?
Naturalente poi ci si mette anche il nostro vezzo femminile, la nostra ricerca spasmodica del dettaglio, la nostra voglia di avere tutto l'inutile e allora alle "spese necessarie" si aggiungono anche piccole futilità che finiscono per far precipitare la situazione. A fine settimana  ringrazio la domenica, se non ci fosse lei a mettere un freno a questo circolo vizioso, sarei rovinata;  purtroppo il mio portafogli non fa in tempo a riposare, chè lo aspetta nuovamente quell'usuraio del lunedì!
Ma voi, davvero, come fate a risparmiare?


giovedì 18 ottobre 2012

Ci siamo disabituati?



Ciao.
Ho detto ciao!
Vi sembra scontato, ovvio, gentile?
Beh, per molti non lo è.
Vi confesso una cosa: la sacralità del saluto è stata profanata!

L'origine  di questo gesto si perde nel tempo, ma arrivati  nel 2012 sembra quasi un surplus.
Le avete mai notate certe facce attonite post saluto inaspettato?
Io si,  tutte le volte che accenno un "Buongiorno/Buonasera" entrando in un negozio, un "ciao" scontrando le stesse facce in palestra, un cenno con la mano , un sorriso, e vengo ricambiata molto spesso da facce stralunate, silenzi e indifferenza.
E sapete perché? Perchè ormai non se lo aspetta più nessuno, e pensare che "il saluto non si nega a nessuno" recita un detto.
Se siete stati all'estero avrete notato una notevole differenza legata a questo rituale, che oramai è diventato rarità.
Tra i miei ricordi da bambina, c'è un viaggio meraviglioso che feci con la mia famiglia in Svizzera, da quel luogo insieme alla cioccolata e ai paesaggi verdi  portai con me il ricordo dei suoi abitanti e della loro educazione,  loro il saluto lo inflazionavano proprio.
Tornando alla mia città e ai giorni nostri, le cose vanno diversamente.
Non parlo chiaramente del saluto tra cari amici, ma tra conoscenti e frequentatori abituali di uffici, luoghi pubblici  pianerottoli condominiali. Insomma, i saluti di cortesia ed educazione che finiscono là, non pretendono altro che un altro saluto e nulla più, mica una proposta di matrimonio o un invito a cena.  Il saluto viene interpretato da molti come un'invasione di campo. L'invasione di un confine che non siamo più abituati a oltrepassare, è come se tendessimo a difendere con i denti quello spazio privato che ci separa dagli altri, blindandolo completamente.
Lo spazio che ci separa dagli altri è chiaramente, oltre che uno spazio fisico, anche, e soprattutto, uno spazio mentale che noi imponiamo a noi stessi e a chi ci sta accanto, dettando, così, le nostre regole relazionali.
Queste distanze  sono direttamente proporzionali alla relazione affettiva che ci lega al prossimo: con i nostri amici, fratelli, parenti, partner sono sempre più ridotte, con i conoscenti ed estranei queste distanze si fanno via via più grandi. Ma la distanza mentale può essere ancora più estesa fino all'evitamento.
"Le distanze ci informano che siamo fragili... " cantavano le Vibrazioni.
Il fatto bizzarro che ricambiare un saluto ci viene così difficile tanto che  è diventato raro, quanto trovare un posto non blu in centro, ci informa che forse ci siamo davvero disabituati. Oppure ci siamo abituati a tenere troppo distanti gli altri, fino a risultare maleducati.
Ma non è che per caso stiamo diventando un pò troppo antisociali? Non è che per caso ci siamo abituati così tanto alle relazioni virtuali da aver perso di vista il comportamento vis a vis?
Non fraintendetemi, amo relazionarmi con voi, amo il mondo virtuale che i social network hanno creato, perchè in qualche modo hanno allargato la rete di conoscenze che seppure virtuali, molto spesso si trasformano in  amicizie in carne ed ossa, ma amo allo stesso modo la "fisicità",  l'emozione immediata che danno due occhi che si incrociano, due mani che si toccano ed è per questo che io non mi sono ancora disabituata a sorridere e salutare la gente aldilà di un monitor.

xoxo BYE!

martedì 16 ottobre 2012

Autumn and Me




Siamo in autunno, e se in alcune parti d'Italia già se ne sono accorti, dalle mie parti ancora stentiamo a crederci. Colpa del sole ancora caldo, delle temperature ancora alte e del mare che sembra chiamarti ancora per ultimo bagno prima di raffreddare completamente le sue acque e cambiarne il calmo manto con onde rapide e spumose.
Siamo in autunno ed è bene che me lo ripeta per convincermi.
Cadono le foglie, cadono i capelli.
Iniziano le prime piogge e iniziano i primi drammi davanti alle ante aperte di un armadio che stenti a riconoscere come tuo. Colpa del caos estivo, degli scatoloni pieni di vestiti che avevi riposto solo 3 mesi fa e che non ricordavi nemmeno di possedere.
Ritornano le giornate corte e le serate lunghe, fatte di serate in casa, riordino delle idee e luoghi chiusi.
Ritornano i calzini, le scarpe chiuse e le sciarpe al collo. Ritorna l'inverno ed è come se la tua vita ricominciasse da capo.
E' sempre questa la prima sensazione in bilico tra il finire dell'estate e l'inizio dell'inverno.
L'autunno è un limbo, in cui fermarsi un attimo, calmare la frenesia della stagione calda appena passata e preparasi a quella fredda.
La stagione più affine a me, al mio modo di essere è da sempre l'estate, con il suo essere così veloce, mi travolge per tre mesi con il suo ritmo avanzato, intenso, sballottolandomi da un posto all'altro, da un'esperienza all'altra, da un'emozione all'altra.
Invece l'autunno, mette in pausa tutta quell'agitazione, ma non come l'inverno che preme su tasto standby. L'autunno sembra rallentarti dolcemente, come a mettere pian piano a fuoco alcune parti di te, a riordinarle. E' una metafora che ha inizio con un atto pratico: il cambio di stagione.
A differenza del cambio precedente, estivo, repentino, quello autunnale ti porta lentamente a rimpiazzare magliette e shorts a capi sempre più caldi. E' come quell'azione con la quale prendi confidenza solo ripetendola più e più volte. E solo dopo diventa abitudine.

Non credo di avere un avversità per l'autunno come stagione in sé, odio più l'idea del rinventasi o ritrovarsi che vi è collegata. Da sempre questo periodo dell'anno significava, per me,  abbandonare la spensieratezza e il piacere per far spazio all'obbligo, al dovere che lo status da universitario comportava.
Staccato dal calendario l'ultimo giorno del mese di agosto, significava buttarsi a capofitto sugli impegni, le scadenze e le paturnie settembrine. Da quest'anno invece è diverso. L'aver concluso un percorso di studi, l'aver raggiunto un traguardo, la laurea, rende questo autunno molto più dolce, più godibile.
Adesso riesco a sentirne i profumi, a vederne meglio i colori ad abbracciarne i movimenti così lenti e mi lascio cullare dal  suono della sua pioggia.

Non mi sento ancora pronta all'inverno, ma so che ho ancora tempo, ed è solo grazie allo scoccare lento di ottobre che riuscirò ad abituarmi anche a lui. Intanto ritorno alle mie abitudini autunnali: la tazza di tè caldo,  che prende il posto di quello freddo con granita, le coperte sul bordo del letto, che prendono il posto dei teli mare, le serate davanti ad un camino, che prendono il posto di quelle a bordo piscina. Un bicchiere di vino, al posto di una birra ghiacciata. E' una stagione, che prende il posto di un'altra.
E poi le risate, gli abbracci, le emozioni, quelle sono sempre lì, un pò più calde, più raccolte, ma ancora "di stagione"!

mercoledì 10 ottobre 2012

#Lareteinrosaprevieni I love Pink!




Giorni fa mi ha contattato una ragazza, Ornella, anche lei ha un blog, ma soprattutto ha una grande idea e la mette in atto già da un paio di anni: sensibilizzare le altre donne ad una tematica molto importante
LA PREVENZIONE!
Siamo donne con un cervello, un corpo e soprattutto un paio di Tette! 
Se pensate che solo perchè stanno lì da sempre, o cmq dalla pubertà non hanno bisogno di considerazione, eccetto quella del vostro ragazzo, vi sbagliate!
La palpazione, quella seria, quella professionale e medica la potete fare anche voi a casa.
L'AUTOPALPAZIONE è il primo strumento di prevenzione.
 Inoltre è sempre meglio fare controlli a cadenza annuale presso un medico professionista in modo da stare tutte e tre, noi e le nostre "amiche", un pò più serene.
Detto ciò, l'iniziativa propostami è semplice:
creare un trucco, visto che sul mio canale youtube mi occupo di quello, sul colore rosa. 
Fatto!


E invitare quante più blogger, youtuber, instagramers, persone che possiedono un profilo/pagina Facebook e/o Twitter o qualsiasi altro social network di postare foto, ricette, disegni, immagini, make up, outfit, sketch, ogni cosa vi passi per la testa, sul tema del ROSA.
Per maggiori informazioni sull'iniziativa visitate il BLOG di Ornella.

Allora mi raccomando donne, prevenire è meglio che curare. Buon mese rosa a tutte!
Ah! Dimenticavo, io il mio controllo l'ho appena fatto!

Kiss!

martedì 2 ottobre 2012

#OUTFIT: Fashion Seventies!





Quante tra voi nascondono nell'armadio un capo sottovalutato, perchè antico, fuori moda, magari appartenuto alla mamma, nonna, prozia?
Insomma, parliamo di un capo che si confonde tra altri senza una precisa collocazione temporale, eccetto essere sicuri essere d'altri tempi.
 E' quel capo che ad un tratto sbuca fuori, stanco di stare in disparte, e, facendo capolino dal vostro guardaroba,  si fa avanti  con una certa sfacciataggine emergendo fiero per farsi notare.
A dir la verità tra i miei capi  posso annoverare diversi "intraprendenti".
Ma oggi metto in luce lui.
E' decisamente anni 70, vuoi per il tessuto, il raso, un attira pieghe per eccellenza,  più di uno Shar Pei.
Vuoi per il taglio, a trapezio, scollatura squadrata sul seno e tonda sulla schiena, con un paio di buffe maniche   morbide e "svolazzanti".



Lo adoro perchè ogni volta immagino la sua storia.
Finito nel mio armadio chissà come e chissà quando, trovo abbia quel qualcosa che lo rende speciale proprio perché unico.
Ma tutti i suoi seventies li tramette attraverso i colori: rosso, bordeaux, petrolio e senape su base bianca.







Per questo outfit ho deciso di abbinare all'abito dei leggins neri e ho mantenuto il nero anche per la borsa, una pochette di pelle martellata, anche questa vintage. Gli accessori invece li ho scelti in metallo dorato, collana con pendente a goccia e cerchi  da perfetta seventies. 


Per le scarpe ho ripreso uno dei colori predominanti  del vestito, il rosso, e la zeppa, sempre per restare in tema con lo spirito vintage.

Make up semplice: smokey eyes sui toni del marrone e nude gloss.



xoxo

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