Pagine

martedì 31 dicembre 2013

Un anno ...senza mutande!


Facebook ha cominciato da più di una settimana ad abituarmi all'idea che stiamo per abbandonare l'anno in corso, invitandomi a rivederne i momenti, scanditi da foto, messaggi, pensieri.
E ce ne sono tantissimi, così tra un selfie e l'altro, tra una foto e l'altra, condivisa con Zuckerberg, non posso fare a meno  di volgere lo sguardo a questo 2013 che sembra sgattaiolare via a passi felpati come un ladro dalla finestra. 
Dove te ne vai? Resta qui che non so mica chi arriva a sostituirti! 
Ma forse è questo il bello.
Ogni anno scacciamo via il precedente a suon di "Finalmente, era ora, meno male!" e stiamo lì trepidanti ad immaginare cosa arriverà con il nuovo a immaginarcelo sempre migliore e diverso, pieno di questo e quello.
Ma se ci voltiamo a guardare quello che è stato, forse ci accorgeremo che in fondo non è andato poi così male. Che poi, si sa, in 365 giorni non possiamo mica pretendere solo momenti belli, ci sono gli alti e i bassi, quello che conta è tenere duro, affrontare le sfide della vita a testa alta e con qualche sorriso di riserva.
Guardandomi in dietro, direi che, tutto sommato, caro 2013 mi sei andato più che bene. 
Se non ricordo male ti avevo definito cangiante... Ed effettivamente per me lo sei stato. 
Hai reso cangianti parti di me, senza stravolgermi. 
Che qualcosa è cambiato l'ho capito quando ho fatto spazio nella mia scarpiera ad un nuovo paio di scarpe. Non un paio qualsiasi, sono quelle su cui mai avrei scommesso, quelle che a stento indossavo alle superiori, quelle che a mio dire non sono scarpe: suole in gomma, cuscinetti ammortizzatori, colore fluo, lacci coordinati. Insomma, un modello Nike perfetto per saltellare, colpire, scalciare. L'anti fashion, ma perfette per la mia adorata fit boxe.
Ho capito che questo era un grande cambiamento nel momento in cui questo paio di scarpe ha iniziato a calzare ai miei piedi giorno dopo giorno. Non è solo una questione di scarpe, non sono una da tacco 12 ogni giorno, anzi, sono una da biker boots, al massimo vado di plateau. 
Il vero cambiamento sta nel fatto che indossare le mie nuove scarpe è diventato divertente e, insieme, una mission a cui non posso rinunciare, di cui non posso fare più a meno. Perché mi fa star bene.
Io che alle medie e superiori evitavo in ogni modo l'ora di educazione fisica, con le scuse più improbabili e la faccia tosta di una che la tuta non la indossava mai.
Io che in palestra mi iscrivevo a marzo con il senso di colpa di un'inverno di abbuffate, per arrivare poi a giugno con soli tre/quattro giorni di sopralluoghi blandi sul tapis roulant.
Perciò pensate a che cambiamento hanno assistito i miei addominali, i miei glutei, il mio umore, dopo un allenamento quotidiano e costante. Vi risparmierò il prima e il dopo per delicatezza.

Ma questo non è stato l'unico cambiamento che questo 2013 ha portato nella mia vita.
E' stato un anno di crescita professionale. Un lungo tirocinio che ha consolidato in me delle certezze, ha  scacciato via delle perplessità, regalandomi tante soddisfazioni.
Grazie al sostegno di persone capaci, ho creduto in me, ho dato valore alle mie capacità, mi sono spinta al di là di alcune paure, ho capito che dare voce alle proprie idee è una forma di rispetto verso noi stessi.
Ho imparato a fare le domande giuste, ad ascoltare le risposte. Ho capito che con l'esercizio e la buona volontà si ottiene la conoscenza e il saper fare. E in ultimo ho capito che fidarsi di se stessi è la prima cosa da fare quando non sai che fare. Credere in se stessi la seconda.

Riguardo alle persone attorno a me…beh, ho incontrato tante persone in questo 2013, alcune sono ancora al mio fianco, altre mi hanno voltato le spalle, ma sapete che c'è, non importa. Fa parte del gioco, alcune persone ti sfiorano soltanto, quello che conta è ciò che resta in noi di quel seppur minimo contatto. 
Riguardo ai propositi su di te, caro 2013, se ti ricordi, non ne avevo espressi.
Non mi ero augurata nulla. Nulla di specifico, si intende.
Volevo essere sorpresa, nessun progetto per me, se non quello di viverti intensamente.
Così è stato, e nel bene e nel male ogni evento, ogni incontro, ha portato il suo contributo. Io lo leggo crescita, in qualunque caso.
Naturalmente, facebook a parte,  i momenti più belli li rivivo nel cuore, nei ricordi e per questo, caro 2013 ti ringrazio, perché sei stato così come non ti avevo immaginato. 
Sorprendente ed emozionante in ogni tuo aspetto.
Adesso che cedi la staffetta, vedi di dire al tuo comprare dal numero pari di non deludermi. 
Lo aspetto senza pretese. Senza richieste, senza propositi.  
Ma con una certezza: nessuno mi ha regalato le mutande rosse quest'anno! 
Quindi Tanti auguri, con o senza mutande!



sabato 28 dicembre 2013

E Glitter sia!


Ogni fine dell'anno ha i suoi must have.
Tradizioni che suonano come imperativi a cui non si può rinunciare e che ci fanno sentire bene, ci danno sicurezza, ci regalano certezze, nell'incertezza generale del nuovo anno che sarà auguriamo a noi stesse quelle cose che vorremmo non mancassero nei prossimi 365 giorni.
Portiamo in tavola le lenticchie, per sperare in un nuovo anno ricco e prospero, non solo di soldi, ma di tutto ciò di cui vorremmo riempirci la vita: affetti, sogni, progetti, speranze, quelle cose che danno valore senza essere valute. 
Appendiamo rametti di vischio sulle porte perché ad ogni passaggio ci regali un bacio, voluto o rubato, poco importa, purché ci regali un'emozione, fugace, che ci faccia battere il cuore.
Apriamo una finestra di una stanza buia poco prima della mezzanotte, così che tutte le cose brutte ci abbandonino e apriamone un'altra in una stanza illuminata, così da accogliere tutto ciò che di bello arriverà nel nuovo anno.

Questi e tanti altri piccoli gesti scaramantici, accompagniamoli ad una cascata di luce, che illumini il nuovo anno, accenda i nostri desideri e ci renda brillanti sempre, anche nei momenti meno luminosi, che comunque si presentano, malgrado tutto ogni anno. 
Riempiamoci di glitter, perchè le sconfitte o gli ostacoli non ci abbattano.
 Splendiamo quanto più possiamo, riempiamoci di luce e accogliamo il nuovo anno brillando come stelle, affinché il buio di certi momenti non ci offuschi mai.
Illuminiamo gli occhi di luce colorata, oro o argento. 
Che sia una linea applicata sull'eye-liner, una spolverata sopra l'ombretto, o, per le più audaci, una generosa dose sulla rima superiore e inferiore.
Purchè luce sia.
Purchè si brilli, purché sia glitter e ci si senta splendide e splendenti.
Auguri Stelle!










sabato 21 dicembre 2013

Non chiamatela soltanto piastra, la GHD è Styler!






Non c'è donna che non abbia nel suo bagno una piastra per capelli, questa è una verità.
Un'altra verità è che non tutte possiedono una piastra ghd, ma quelle che la possiedono o l'hanno provata riconoscono la differenza e non possono più farne a meno.
Piastra in realtà è un termine antiquato, soprattutto se parliamo di GHD, perché, stirare i capelli soltanto  non basta più.
Lontani sono i tempi in cui ci si affidava ad apparecchi che stressavano i capelli, bruciacchiandoli con temperature elevate. 
Lontani i tempi in cui si racchiudevano le ciocche in piastre metalliche fumanti, e ancora più lontani i tempi in cui la piastra aveva come unico scopo lisciare i capelli.
Adesso ai capelli ultra lisci si preferiscono onde morbide, si ha voglia di sperimentare nuove acconciature e ottenere effetti più naturali.
Una donna 2.0 ha voglia di cambiare, passare dal liscio al mosso e viceversa in poche e semplici mosse, con un unico imperativo: non rovinare la propria chioma. 
Per questo GHD preferisce chiamare le sue piastre styler. Perché si può arricciare, lisciare e ondulare, il tutto grazie ad  un unico strumento super innovativo.
Conoscevo già la qualità superiore della styler GHD ( d'ora in poi non la chiamerò più comunemente piastra), ma ieri ne ho scoperto tutti ( o quasi) i segreti.

Sono stata ospite del salone Youhair di Acireale, in provincia di Catania, per la presentazione della styler GHD dell'edizione limitata wonderland.
Ad accogliermi la gentilissima Ilaria Grassi. Insieme a lei ho scoperto questa meraviglia dai colori brillanti blu, lilla e verde e dalle finiture iridescenti. 
Dopo una iniziale delucidazione sul prodotto e sulle sue caratteristiche, sono stata messa alla prova.
Certo voi sapete quale affinità lega me e l'hairstyling: nessuna. 
Perciò immaginerete la disinvoltura con cui mi sono approcciata alla styler e soprattutto con quale innata e sciolta naturalezza io abbia approcciato la styler ai mie capelli: sempre nessuna.
Ma questo è il vero segreto: non è necessario che voi siate dei professionisti dell'hairstyling, certo esserlo aiuta, come avere lineamenti perfetti aiuta la riuscita di un buon make-up, avere una linea perfetta  aiuta a rendervi eleganti anche in accappatoio, ma, se avere una buona base aiuta, non averla affatto, con il giusto prodotto, può non essere un problema insormontabile. 
Credete che io stia esagerando? Potrebbe, ma dato che è noto oramai a tutti che io abbia divorziato da tempo con i miei capelli, mi regalerete un briciolo di fiducia e mi crederete sulla parola.
La styler GHD fa davvero la differenza, perchè regola la sua temperatura adattandola al vostro capello ed è dotata di lamelle mobili e smussate che scivolano senza sforzo fra i  capelli, lisciandoli o modellandoli e rendendoli lucenti in una sola passata. 
Dopo una iniziale perplessità, dovuta naturalmente alla mia incapacità strutturale, sono riuscita a creare sui miei capelli delle morbide onde, senza effetto crespo, senza difficoltà.
E mentre la mia perplessità faceva largo a una piena soddisfazione e grande entusiasmo, quella dei professionisti attorno a me cresceva, (si saranno accorti che basta poco a rendermi felice, anche un onda morbida figlia unica su quell'ammasso di capelli ibridi), così presa la situazione in mano, in questo caso la styler, allontanandola dalle mie mani inesperte, ho ottenuto una bella piega mossa e lucente.



Nota bene i miei capelli prima del contatto con la styler ghd e preparati a vedere, qualche foto più sotto, il totale cambiamento.



Nota bene la perplessità, di cui ti parlavo sopra, dipinta sul viso di Ilaria Grassi.

Il repentino intervento di Ilaria Grassi con annesso tentativo di spiegarmi il giusto movimento da effettuare con il polso per ottenere onde perfette.




ed ecco il risultato post GHD. 
Insomma la styler GHD è la differenza, per questo l'ho inserita nella mia wish list di Natale, sperando che il caro Babbo o chi per lui ascolti la mia richiesta o, almeno, quella dei miei capelli.
Kiss

giovedì 19 dicembre 2013

La mafia uccide solo d'estate.



Ho visto il film di Pif.
Anche io ero una bambina, quando, per la prima volta, sentì pronunciare la parola Mafia. 
Risuonava ai telegiornali insieme ai nomi dei morti ammazzati in sequenza.
Come i proiettili delle mitragliate. Ad uno ad uno, arrivavano, veloci, improvvisi, insensati.
A quell'età era solo una parola nuova, tra tante altre parole nuove, come tritolo, cosche, famiglie, processi. 
Non avevo certo idea del suo significato agghiacciante, della sua logica perversa, di quel meccanismo radicato nelle menti, nella gente, ma, soprattutto, radicato nella tua terra.
La Sicilia, infatti, compariva accanto a quelle parole, diventando metafora di terrore e sgomento, e una piccola iniziale indignazione. 
Io che ero una bambina, difficilmente trovavo risposta alle mie domande. 
Una verità fatta di morti ammazzati, cosa nostra, clan e paura è difficile che te la spieghino. 
Il fatto è che anche i grandi stentavano a raccontarsela quella verità, perciò negavano, con raziocinio, con il silenzio, ma più di tutto con paura. 
Poi i morti diventarono troppi. 
Si iniziò a parlarne, al bar, sui giornali, in un aula di tribunale, sulla traccia del tema ai miei esami di 5 elementare.
Io ero una bambina e Falcone e Borsellino non erano solo magistrati, erano eroi.

Adesso sono cresciuta e quegli eroi continuano a fare storia. 
Intanto, la mafia non uccide più. Non come venti anni fa.
Ci sono meno mitragliate, quasi nessuna esplosione. 
La mafia si è evoluta, perché si sono evoluti i suoi boss. Non sono più gli ignoranti, i pecorari, la gente del volgo, che si nasconde in una cascina tra i monti. 
Non parlano solo siciliano.
I boss si sono laureati, hanno indossato i vestito buono e sono scesi dai monti in città, sono tra di noi. 
Sono quelli che scavalcano i nostri dritti, che calpestano la libertà di esercitarli, che ci uccidono con le parole e ci prevaricano con la prepotenza delle loro azioni. Li incontriamo tutti i giorni. 
Certo, ci sono ancora i boss della "vecchia scuola", ma sono stati già smascherati tutti.
Sono quelli senza pistola che è più difficile riconoscere. 
Dobbiamo ancora imparare.

Ho visto il film di Pif. 
Dovreste vederlo anche voi, se non lo avete ancora fatto. Perché aiuta. A riflettere, per esempio.

Pif racconta la mafia, lo fa attraverso gli occhi di un bambino, ti strappa un sorriso, e nel frattempo ti lucida gli occhi, quando riporta con grande tatto la cronaca nera di 20 anni fa, quella che altri forse hanno raccontato con parole troppo pompose e con immagini troppo violente. 


Pensiamo che la mente di un bambino non sia in grado di recepire e comprendere la malvagità, così gli neghiamo la possibilità di conoscerla, e di imparare a discriminarla. 
A volte invece è la mente dei grandi che non è capace di accettarla e si difende distogliendo lo sguardo. 
Pif fa centro, perché coglie l'essenziale, con garbo, con semplicità, e, per una volta, al cinema, nessuno si alza improvvisamente, nessuno lascia la poltrona ai sopraggiungere dei titoli di coda, per pochi minuti si resta tutti fermi a guardarli scorrere, così come i pensieri che nel frattempo si muovono tra la memoria e la consapevolezza, limpidi e amari allo stesso tempo.










lunedì 16 dicembre 2013

Belli Capelli! La maschera top per la mia chioma.



Eviterò la solita premessa sui miei capelli. Oramai vi ho prepotentemente e abbondantemente triturato i neuroni, a furia di dirvi quanto mi dispero dietro al loro benessere, per il loro benessere, cercando di stare attenta alla scelta di prodotti e alle accortezze pre, post piega. 
Con risultati dubbi, alle volte, ma insomma, l'importante è fare di tutto per prendersene cura. Metterci tutti i mezzi.
Così, ai miei capelli non faccio mancare mai una maschera, nutriente, da applicare almeno ogni settimana.
Mi trovo molto bene con le maschere lush
Già vi parlai l'anno scorso della maschera capelli d'angelo, che adoravo, la adorava anche Clio e sembra che, dopo che lei lo abbia rivelato al mondo, o comunque ai facebookiani tutte cominciarono ad adorarla.
Oggi vi parlo del mio nuovo grande amore sempre di casa lush: Belli Capelli.
Contiene ingredienti preposti a dare alla vostra chioma tutta l'idratazione e il nutrimento di cui ha bisogno, tanti olii, per esempio ( olio d'oliva, olio di ylang ylang, olio di germe di grano, olio di jojoba, olio di noce del Brasile, olio di cocco, olio di canapa e olio di ricino), un profumo gradevolissimo, grazie all'estratto di gelsomino e anche l'henné, che non tinge, ma serve a dare brillantezza e a nutrire i vostri capelli. 
Non ha un inci completamente bio, ma sui miei capelli fa miracoli, in termini di morbidezza, lucentezza e durata del suo dolce profumo.
E' un vero e proprio trattamento, più specifico per capelli crespi o arruffati, ma perfetto anche sui lisci, ottimo sui miei che, come li definisco io, sono capelli ibridi.
Io a applico una volta la settimana, sui capelli asciutti, abbondando sulle lunghezze, la tengo in posa più del tempo consigliato(20 minuti) perché tanto ai miei capelli non dispiace e nel frattempo io svolgo tutte le mie faccende. Poi sciacquo e procedo con lo shampoo. 
Vi assicuro che i miei capelli mi ringraziano tutte le volte! 
Contiene 220g di prodotto per un costo di 19,50 euro.

mercoledì 11 dicembre 2013

Deep Dye! Trend sui capelli!

Ribadito più volte ( per esempio qui) il concetto che i miei capelli sono sempre una croce e delizia, poiché in continuo andamento ondulatorio tra fasi in e fasi out, mi accingo a parlarvi dell'ultima novità provata proprio ieri.
Dovete sapere che dalla fine dell'estate la mia chioma stazionava in una situazione di stallo, tra l'ultimo taglio fatto alla fine di luglio e un colore un po' spento.
Quei 4 capelli bianchi localizzati e concentrati in punti strategici mi impedivano di pensare a colorazioni   variegate e pensate ad illuminare quel viso pallido che mi ritrovo post abbronzatura. 
Ogni mese, infatti, effettuo da sola, a casa ( pensateci solo un attimo…ok, adesso potete ridere!) una colorazione semipermanente della l'Oreal, con cui mi trovo molto bene, perché copre perfettamente i bianchi che sornioni si affacciano sulla fronte.
Purtroppo l'effetto, seppur riflessante e luminoso non basta a dare al mio viso quel tocco in più, colpa anche della massa informe che oramai i miei capelli avevano assunto, rendendomi sempre più simile alla famosa Samara dei 7 giorni e poi muori, di quel famoso e terrifico film
Mettiamoci pure che, con la mia altezza, non aiuta di certo avere una massa pesante sulle spalle, che, oltre a rendere problematica la piega, risultava attozzarmi alquanto.
Ma veniamo al dunque! (sapete, a me piace chiacchierare, per dirlo alla Ferillona nazional popolare).
Dicevo, ieri mi sono recata dal parrucchiere per tagliare finalmente i capelli. 
Mi sono orientata su un taglio anni 70, scalato soprattutto sulla parte superiore, che ha finalmente alleggerito quella parrucca che mi portavo sulla testa con consapevole vergogna.
Sfoltito il cugino It ,  ecco il colpo di genio e di luce:
-Facciamo un Deep Dye! 
-Ma certo! (E che è?)
Deep Dye è praticamente il trend del momento. 
Giusto perché lo sappiate: lo shatush oramai non se lo fila più nessuno!
Anche se il concetto è simile, cotonatura a parte( che nello shatush c'è e nel deep dye manca), sui capelli viene creato un effetto bicolor, e si agisce solo sulla parte inferiore dei capelli.
Mentre nello shatush si va a schiarire ottenendo un effetto sfumato.
Con il deep dye l'effetto che si crea è di contrasto, così, nei casi più estremi vedremo chiome con ciocche finali tendenti al rosa, al verde, al blu, al platino, nel mio caso un bel rosso acceso, ottenuto senza cotonatura ma con pennellate diagonali di colore, per evitare di dare un effetto ricrescita.
Dopo un iniziale perplessità, i pensieri catastrofici e i vissuti tormentati, durati tutti i 40 minuti della posa, appena "scartati" i miei capelli sono stati un regalo graditissimo.
Soddisfatta e felice come una bimba il giorno di Natale continuo a guardare i miei nuovi capelli e non posso fare a meno di sentirmi una gran figa. 
Adesso vedremo se saprò riprodurre la super piega che mi è stata fatta anche a casa. Io che naturalmente non ho idea di come si tenga una spazzola in mano… ma questa, forse sarà un'altra storia e un altro post.
Adesso vi lascio alle immagini della mia fighissima chioma.
Ringrazio Federico di Luxurystyle e il suo gentilissimo staff, in particolare Loredana e la sua pazienza.
Kiss









giovedì 5 dicembre 2013

Radiant Orchid il nuovo colore dell'anno 2014 eletto da Pantone


Non è un caso se nel corso della vita cambiamo continuamente il nostro colore guida. 
I colori sono un mezzo per comunicare i nostri stati emotivi, i nostri sentimenti, il nostro modo di essere, perciò è difficile che a guidare le nostre scelte, nella vita di tutti i giorni, sia un'unica tonalità, sempre fissa e immutabile. 
Certo tutti noi abbiamo un colore preferito, un colore dominante a caratterizzare i nostri outfits o i nostri make up, ma solitamente ci piace cambiare, lasciandoci trasportare, da un dettaglio, un oggetto, un particolare che abbia un colore prescelto e sempre diverso a seconda della giornata, della stagione, del momento.
Vi siete chiesti il perché?
Perché, al di là delle nostre personalissime scelte, esiste un filone comune e dominante, anno dopo anno, stagione dopo stagione, di una determinata tonalità di colore? 
Perché un colore diventa il trend assoluto, tanto da ritrovarlo prepotente e invadente un po' ovunque?
Bene la risposta ve l'avevo spiegata qui, tempo fa. 
E la risposta è appunto Pantone, che puntualissimo ci guida nella scelta del colore must, inverno dopo inverno, primavera dopo primavera, anno dopo anno. 
Ricordate il colore della stagione passata? 
Era il meraviglioso e brillante 17-5641Emerald, il colore che ha dato la sua tinta ad abiti, make-up, interni e oggetti di vario tipo.
Il colore eletto per questa stagione è 18-3224 RADIANT ORCHID




“An enchanting harmony of fuchsia, purple and pink undertones, Radiant Orchid inspires confidence and emanates great joy, love and health. It is a captivating purple, one that draws you in with its beguiling charm."

"Un incantevole armonia di sfumature fucsia, viola e rosa, Radiant Orchid ispira fiducia ed emana grande gioia, amore e salute. Si tratta di un accattivante viola, uno che attira con il suo fascino seducente.

Siete pronte ad essere catturate e a dare a tutto ciò che vi circonda una pennellata di questa tonalità?

martedì 3 dicembre 2013

Hello December, bentrovato da Helmè!








Eccoti qui, Dicembre!
Quest'anno sei arrivato senza preavviso.

Ricordiamo che abbiamo trafugato sciarpe, cappelli e cappotti, che stavano in fondo agli armadi, in attesa del cambio stagione, solo da poche settimane.

Noi che ce la pavoneggiavamo in maniche corte e shorts con i nostri amici del nord, già infreddoliti e incappucciati dagli inizi di ottobre.
Noi, che ancora assistiamo alla guerra tra canottiere da riporre o da mantenere per il non si sa mai, tra il caldo cotone e il pile, all'interno di cassetti in cui regna il caos.
Noi, che il cambio stagione lo rimandiamo di settimana in settimana.

Adesso, facciamo i conti con alberi già addobbati, che si intravedono, riflessi, sui vetri di case riscaldate dai primi termosifoni accesi. Una mia vicina di casa ne ha addirittura fatti due, il che, per un attimo, mi ha fatto pensare alla possibilità di avere Babbo Natale come dirimpettaio!

Perciò, io che "Ancora non è Natale!", entrando da Helmè Boutique per l'incontro tra blogger, mi sono vista catapultata in un'atmosfera natalizia ante tempore e, inizialmente, ho provato un po' di perplessità, travolta dalle note di quelle strenne natalizie, intonate con così tanto fervore, che sembrava stridessero un po' con gli outfits ancora poco invernali delle partecipanti.


Ma il bello del Natale forse è proprio questo, il suo contagio ha un effetto immediato!


Così, dopo qualche bicchiere di vino e i primi morsi ad un panettone caldo, già chiacchieravo, persa tra vestiti d'alta moda, sul paradosso di trovarsi con tanta velocità nel periodo delle feste, immaginando e pregustando il mood dei giorni seguenti, tra la corsa ad i regali e lo sbrilluccichio delle luci dei vari addobbi.
La serata è proseguita su questa scia natalizia, raccontata attraverso passi recitati, note, cantate, suonate e ballate, e ...regali.
In realtà due: una maglia molto chic firmata "à la fois"(brand che ha debuttato nello scenario della moda nell'autunno inverno 2012-2013, in cui contaminazioni vintage, atmosfere retro ed eleganza, danno vita a collezioni contemporanee e sofisticate, con grande attenzione per i dettagli) e una shopping bag firmata Antonio Marras (brand dell'omonimo designer originario di Alghero, autore di un universo creativo ed espressivo che da sempre si contraddistingue nell'universo fashion).


Insomma come si fa a non arrendersi alla moda, all'eleganza e, infine, al Natale?
Come facevo a negare ancora che questa ricorrenza fosse già qui, a due passi dalla mia repulsione e dal mio tentennamento?


A fine serata ho deposto le armi.


Caro Dicembre, che profumi ancora poco di Natale.
Adesso sono pronta a viverti, tu che presto ti riempirai di sogni, speranze e desideri, ho bisogno di crederci e sentirla la tua atmosfera, che scalda il cuore, come una buona tazza di tè e una ciambella al cacao al mattino, così da affrontare con il piede giusto anche questo martedì mattina uggioso e invadente.


Grazie a missmedia e alle Grispo sisters, sempre attente ai dettagli e alla creazione del giusto mix di atmosfere perfette.



































































Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...