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venerdì 28 febbraio 2014

L'appetito vien mangiando?




"Si dice che l'appetito vien mangiando, in realtà viene a star digiuni". Totò

Allora è quando ti manca qualcosa che il tuo desiderio si accende, no?

Ricordo che quando ero studente mi sembrava di non avere mai tempo. 
Concederti momenti solo tuoi, che non prevedevano l'impiego di libri ed evidenziatori erano davvero rari. 
O, se mi capitava di averne, erano costantemente presi d'assalto da un angosciante senso di colpa. 
Costantemente il pensiero era rivolto a quel momento della vita, collocato in un futuro prossimo, in cui avrei finalmente detto ciao ai libri,  alle incombenze universitarie, ai drammi pre esame, ai "non ho più tempo" o "non ho mai tempo", per ME.
Bene, adesso mi trovo esattamente in quel futuro che adesso è il mio presente. Laureata, abilitata,  ho più tempo a disposizione. E sapete che c'è? Che adesso quella frenesia del "vorrei fare questo e non posso" o "vorrei trovare il tempo per dedicarmi a questo e quello" è svanita. Adesso che avrei tutto il tempo per dedicarmi alle frivolezze e alle scioccherie, ho l'impressione che crogiolarmi nel dolce far nulla sia più gratificante. O forse solo più semplice. 
L'animo umano è davvero complicato. Mettigli lì sul piatto una cosa che hanno sempre desiderato e dopo un iniziale senso di soddisfazione per averla ottenuta, dopo la gratificazione, subentra uno stato di lenta abitudine, noia e infine indifferenza. 
Ci pensate mai al fatto che quello che più di ogni altra cosa ciò che noi desideriamo è il desiderio stesso?
Non sono certo io ad aver stabilito questo assioma. Molti altri prima di me erano giunti a questa conclusione, e non posso che confermarla. Il fatto di ambire a qualcosa ci carica, come gli orsetti rosa Duracell, poi, ottenuta quella cosa tanto sofferta e voluta, ci ritroviamo, come spossati, alla fine di una corsa. Senza più grinta o slancio.
Ma perché il progetto della conquista è più appetibile della conquista stessa? 
Ad esempio, gli uomini. Questi odiosi cari uomini che compaiono così di frequente nei miei deliri qui sul blog.
Conquistatori per eccellenza, cacciatori di prede femminili. Nel desiderare di essere sempre virili, grandiosi, risultano, per eccesso, anche molto ridicoli. 
Le loro debolezze le conosciamo, i loro nuovi volti pure, sappiamo anche che hanno un grande Ego. Quello che forse ancora non ci aspettavamo è il fatto che sono diventati dei gran pigri! Pur desiderandoci, dopo averci quasi conquistate restano lì a tre metri dalla meta, esausti.
Il gioco della conquista, richiede troppa energia, fisica e mentale, così nella maggior parte dei casi, rinunciano a pochi passi dal traguardo. Il ruolo del vanesio, si snoda in un altalenante interesse nei tuoi confronti, e mentre ti tengono sulla corda, mentre tu sei appesa come un salame, loro arretrano di brutto. Nel frattempo cercano conferma al loro ego, ti strapazzano e ti confondono, ti fanno sentire desiderata, ignorata e rifiutata nel corso delle stesse 24 ore. 
Così tu, alla fine, stanca di queste montagne russe, decidi di fare quello che le nostre nonne e mamme mai si sarebbero sognate. E messa su un piatto d'argento, gli consegni quello che credi loro desiderino ardentemente ma che non abbiano il coraggio di chiedere.
Insieme fai un'insalata di dignità e amor proprio e aspetti pazientemente che loro allunghino una mano, per farne piazza pulita. Invece scopri che quell'uomo davanti a te, quello che tu immaginavi vestito di pelliccia, uscire dalla sua caverna per cacciarsi la preda del giorno, quello che la carne la mangia cruda a morsi e con le mani. Adesso quando siede a tavola, mette il tovagliolo sulle gambe, scarta il pasto principale e preferisce l'insalata, a cui aggiunge insieme alla tua dignità e al tuo amor proprio anche una spolverata di smarrimento, sempre tuo, che come un'ebete ti chiedi che cavolo succeda o perché succeda.
Cosa? Succede che gli uomini hanno deciso di cambiare modi, abitudini, stili comportamentali e regime sessuale alimentare.
Non è che tu non gli piaci più, è che una volta che gliel'hai servita in tavola loro scelgono anche di non sceglierla. Il desiderio c'entra, ma la questione è un'altra, si tratta di riaccenderlo, di recuperarlo dagli abissi che cambi generazionali, sovraesposizione e abbondanza di stimoli hanno provocato. Le tavole dei nostri uomini moderni sono troppo imbandite. Così trovano più salutare correggere la loro alimentazione, dargli un freno, mettersi a dieta.
Però, se gli uomini hanno deciso di stare a dieta, allora donne, io dico di alzarci da tavola. Non sia mai che tolta pure l'insalata comincino a sentire i crampi della fame e tornare al vecchio regime alimentare.
Nell'attesa non so voi, ma a me è venuta fame.
  

mercoledì 26 febbraio 2014

Sta arrivando.


No, non parlo del Winner Taco. Che non l'ho ancora assaggiato, ma con tutta questa suspance, mi sta già un po' sulle balle.
Non parlo nemmeno del Grande Fratello, che bruciassero anche questa seconda casa non sarebbe male. Tanto lo guarderò, lo so che lo guarderò.
Non parlo nemmeno della nuova collezione Moschino, quella che se la indossate vi trasformate in un Happy Meal e siete pure contente.
Io mi riferisco a tutt'altro. Penso a Lei che sta arrivando. E sono felice.
E' QUEL periodo dell'anno! 
Quando cominciano a sollevarsi le temperature, come i tessuti leggeri sulle gambe nude.
Quando esci di casa e il primo impatto non è il freddo pungente alle gote, quello che ti fa venir voglia di sollevare su la sciarpa fino al naso, ma di trarla giù, invece, e respirare quell'aria frizzantina che sa di fiori appena schiusi.
Quando nei negozi cominciano a sbucare i colori, delicati, come i pastelli che, con un tratto, coprono via i grigi, i neri, e i marroni invernali.
Quando cambi il colore dello smalto, preferendo tinte più fresche, vitaminiche e lucenti.
Quando torni a casa, e sotto le coperte scopri i piedi nudi, o ti svegli in piena notte perché i calzini non li sopporti più.
Quando ti svegli la mattina e uscire dalle coperte ti regala solo un brivido e non un vero choc termico.
Quando al tramonto la luce si affievolisce, e il sole scende, pian piano insieme al livello del tuo spritz nel bicchiere.
Quando inizi a pensarla e lei è già in coda dietro le ultime piogge e l'ultima ondata di freddo.
Quando comincio a sentirmi così, Lei sta arrivando.
E anche se manca ancora un mese e non ho ancora visto nessuna rondine sorvolarmi il cielo, io sento che sta arrivando.
Si scrive primavera. Si legge felicità.


venerdì 21 febbraio 2014

Happiness is key!

"Dottore che sintomi ha la felicità?" recita una canzone di Jovanotti. 
Sicuramente almeno una volta nella vita tutti ce lo siamo chiesto. 
Alle volte sembra così difficile essere davvero felici! Perché si pensa che il raggiungimento di questo stato di beatitudine sia legato ad una qualche ricetta misteriosa, se non al raggiungimento di obiettivi utopici e quasi irrealizzabili. 
Niente di più falso, per quanto mi riguarda.
Ho sempre pensato che la felicità non è uno stato, non è una condizione, non è stabilità. 
La felicità è un attimo, il resto io lo chiamo serenità, benessere, non felicità.
La felicità ha la durata di un brivido, tutto al più di una vampata di calore, a volte dura qualcosa in più, ma mai così a lungo da potersene stancare o abituare. 
Forse è per questo che diventa così estenuante la sua ricerca, così fugace il suo assaporarla e così intenso il suo ricordo. 
Tra una condizione e l'altra c'è desiderio, c'è rimpianto, a volte dolore, però quando quel momento ci assale, lo riconosciamo subito, per poi ricercarlo ancora.
Allora alla fine cos'è la felicità? 
Mentre mi arrovello nella ricerca di una risposta a questa domanda, mi imbatto nel nuovo articolo di Lolla e trovo una risposta che era già mia. Che già conoscevo. Insieme ad una splendida iniziativa.
La felicità è a portata di mano, la devi sapere cogliere e accogliere, negli incontri, negli scambi, negli imprevedibili accadimenti o negli agognati traguardi. E, ancora, nei regali, sospiri, risate, silenzi, spazi, luoghi, immagini, parole, abbracci, sguardi, fotografie, partenze, arrivi, destinazioni, libri, film, cibi e profumi… insomma la felicità sta in quelle cose che ci attraversano, toccano, stravolgono la giornata, piccole e grandi cose, che ci accolgono come fosse casa, facendoci sentire protetti e sicuri.
Due giorni fa ho finalmente raggiunto un traguardo importante,  che dopo la laurea in psicologia, il completamento di anni di studio, tirocini, vedeva, come sugello finale, l'abilitazione alla professione. Quello è stato un momento di pura felicità e orgoglio. Oggi, invece, torno a casa, a pranzo, dopo una giornata di lavoro e trovo in tavola uno dei miei piatti preferiti, il risotto con la zucca. E scopro che anche questa è felicità. O no? 
Non posso di certo paragonare le due cose, ma la felicità è la stessa, perché in fondo anche il tuo piatto preferito, pronto in tavola non è poi così scontato.
La felicità è non dare nulla per scontato, sorprendendosi tutte le volte. 
Ogni cosa noi facciamo può essere motivo di felicità nel momento in cui la guardiamo come fosse l'unica e la prima volta. Anche il progetto di un nuovo tatuaggio.
O la scoperta di un progetto che ha come tema proprio la felicità. 
L'autore è Dmitry Golubnichy  e il suo è un progetto geniale e semplice allo stesso tempo.
Si tratta di una campagna online, attraverso la quale ognuno è invitato ad immortalare per 100 giorni attimi, momenti, cose che ci rendono felici. Fotografarle e accompagnarle con l'hashtag #100happydays o #100happydayschallenge.
Proviamo ad essere felici, proviamo a leggere la felicità delle piccole cose e a condividerla con gli altri.
Siamo capaci di farlo?
Io voglio farlo!
Cominciando da un'abilitazione, un risotto, un nuovo tattoo.






HAppyness is key!
Potete seguire i miei 100 giorni su lorenafoti (profilo instagram) 

giovedì 13 febbraio 2014

Sei migliore di quanto pensi.


Pensate a quante volte al giorno guardate il vostro riflesso su uno specchio. 
Pensate alla naturalezza di questo gesto.
Pensate poi a quante volte l'immagine riflessa di voi su quello specchio, una volta vi piace e l'altra no. 
A tutte le volte che su quel riflesso scorgete un difetto, qualcosa che non vi piace, ma che è sempre stata lì. Voi la notate, e lo specchio ve la rimpalla senza pietà. 
Altre volte lo specchio vi conferma invece che con i trucchi giusti siete riusciti a mascherare quella parte di voi che vi fa sentire inadeguate, brutte.
Se poi al riflesso di quello specchio aggiungete l'immagine che negli altri leggete di voi, spesso vi troverete a fare i conti con un'eco della vostra immagine amplificata, trovando la conferma a quello che prima era solo il vostro cruccio, ma che poi diventa pubblico, visibile a tutti, e dentro di voi cresce la consapevolezza che il vostro apparire sia dettato solo da quel microscopico, macroscopico difetto.
La sensazione è simile a quella provata al luna park, ricordate la sala degli specchi? Vi sembrerà di perdervi e di non riconoscervi più in tutti quei riflessi, diversi, deformati, di voi stessi.
Stamattina su Facebook Selvaggia Lucarelli pubblicava la foto di una ragazza bellissima con due grandi occhi verdi. Aveva 14 anni e qualche giorno fa si è lanciata nel vuoto dall'ultimo piano di un Hotel abbandonato in provincia di Padova. 
Si è parlato di cyberbullismo. Parole pesanti di scherno, insulti, sono partite dalla tastiera di utenti sconosciuti mascherati dalla rete. Le hanno consigliato di farla finita.
 "Suicidati", le hanno detto, e lei lo ha fatto. Lei che si tagliava, mostrando a tutti i segni di un dolore che provava, sola, da tempo. Segni di una fragilità che non le ha permesso di vedersi e di sentirsi bella. E lei, invece era bella, bellissima. Lo era davvero. Solo che non lo sapeva. Non riusciva a vederlo il riflesso di sé sullo specchio.
Ho visto quegli occhi e ne ho letto la tristezza, poi ho pensato che occhi così li avevo già visti, occhi smarriti, fragili. Erano gli occhi di una paziente.
Una volta mi chiese: " Lei come mi vede?"
Io la trovavo bella, di una bellezza delicata, discreta, non consapevole. 
Le dissi che era bella. 
Ma la sua era una domanda vuota. Lei sapeva già la risposta, diversa da quella che io le avevo dato. 
E la lessi nei sui occhi. Lei non si vedeva così. Lei non si vedeva affatto.
Dopo qualche tempo seppi che si era tolta la vita, anche lei. 
Noi ci guardiamo allo specchio tutti  giorni. Appena svegli, ci trucchiamo, ci facciamo belle, a volte ci piacciamo, a volte no. 
E' un gesto che fa parte della nostra routine, ma per molte persone è molto di più, è una conferma, è un atto simbolico di ammissione alla loro stessa esistenza.
E spesso non esitiamo, non ci percepiamo, non sappiamo che siamo meglio di quello che quello specchio ci rimanda, di quella immagine che non è altro che quello che la nostra autostima riflette. E se la considerazione che di noi abbiamo è nulla, allora su quello specchio continueremo a vederci il vuoto, che  invece per gli altri è in realtà il riflesso di un viso e di una persona meravigliosa.
Ho visto questo spot realizzato dal marchio  DOVE e mi sono commossa. Ho visto quanto è discrepante il pensiero che abbiamo di noi stesse, alle volte e ho visto quanto belle invece possiamo essere. Basterebbe essere più forti, meno autocritiche. Più consapevoli.
Perché noi siamo migliori di quanto pensiamo.
It's TRue.





mercoledì 12 febbraio 2014

I miei baci per te: i Baci Perugina personalizzati.


"Il bacio è un apostrofo rosa tra le parole T'amo". Edmond Rostad

"Quando si scrive delle donne bisogna intingere la penna nell'arcobaleno. Diderot

"Il bacio è un dolce trovarsi dopo essersi a lungo cercati." Anonimo

Queste sono solo alcune delle frasi che potevate trovare all'interno dei famosi cioccolatini.
Frasi di grandi autori della letteratura si mescolavano a quelle di autori anonimi. 
E lo hanno fatto per tanti anni. Da quando nel 1922  Luisa Spagnoli creò il famoso Bacio Perugina.
La storia narra che i bigliettini, nascosti all'interno dell'incarto argentato, fossero il modo in cui Luisa e il suo amato Giovanni Buitoni si scambiavano messaggi d'amore.
Federico Seneca, direttore artistico di Perugina, decise di aggiungere i bigliettini anche nei baci Perugina destinati al pubblico.  
Solo che alla fine trovavi sempre le stesse,frasi sempre uguali che infine diventavano così famose da risultare a volte anche fastidiose. 
Ma il piacere di scartare un bacio perugina stava sempre nella ricerca, nella probabilità di trovare una nuova frase, un nuovo modo di raccontare l'amore. Che poi alla fine assaporato il cioccolato e sgranocchiata la nocciola lo conservavi pure quel bigliettino, sempre lo stesso, sempre identico a tanti altri, ma irresistibile.
Poi la Nestlè decide di rinnovarsi, di fare la rivoluzione: " I biglietti scriveteveli da soli!"
Si avete capito bene.
Da un mese circa si può personalizzare la propria confezione di baci e scrivervi all'interno quello che si vuole, insulti esclusi, ovviamente!

L'operazione si chiama "I miei baci per te". 
Basta collegarsi al sito baciperugina e decidere se scrivere un unico messaggio, tanti o una composizione. 
Perciò attenzione, chissà che scartando il vostro bacio non troviate una bella dichiarazione di matrimonio. 
Io, nel dubbio, quest'anno sto a dieta!



lunedì 10 febbraio 2014

Qualcosa è cambiato, si chiama FITBOXE.


"Qualcosa è cambiato", diceva un film con Jack Nicholson. 
Io dico che "Tutto è cambiato".
Sabato mattina mi sono svegliata molto presto, erano le 7.00 e il sabato mattina, per me, le 7.00 è alba. Ho affrontato la pioggia, una pioggia torrenziale, di soli 10 minuti, che sono bastati a ridurmi una pezza.  Ho portato a spasso delle occhiaie da paura, una faccia da zombie e il capello arruffato e sconvolto di chi non ha dormito tutta la notte. 
L'ho fatto per partecipare, non certo ad un evento fashion, signori, non certo per sgomitare davanti Zara all'inizio dei saldi, e nemmeno per prendere un aereo e raggiungere chissà quale località vacanziera. 
No, signori belli.
Sabato mi sono svegliata dopo un venerdì da leoni, con una faccia da pecorella smarrita, infilato un paio di jeans, una felpa e le mie nike, roba che un outfit così nemmeno in gita scolastica alle medie, o forse si, anzi, credo che l'ultima mia apparizione in pubblico in questo stato risalga proprio a quel Medioevo.
Dopo essermi trascinata giù dal letto ed essermi conciata in tal modo, borsone in spalla, ho affrontato una pioggia monsonica, una tempesta in vero stile tropicale, che, naturalmente, si è placata non appena arrivata davanti la palestra. 
Cosa? 
Mi chiederete cosa ci facevo davanti la palestra di sabato mattina alle ore 8.00? 
Cavoli, me lo sono chiesto pure io! E qui sta il cambiamento! Perché Lorena 3 anni fa non avrebbe mai associato palestra, sabato, e soprattutto 8 di mattina nello stesso periodo, nella stessa frase, nella stessa giornata. Eppure si cambia.
Così, dicevo, sabato mattina, posteggiavo la mia auto davanti la palestra, affondati i piedi in due tre pozzanghere, mi dirigevo all'appuntamento con la "classe" di fit boxe. Il programma prevedeva colazione e partenza verso Palermo per partecipare ad una convention organizzata dall' IBFF, la federazione italiana di Fit Boxe.
16 partecipanti, un pulmino fatiscente, un viaggio della speranza.
Fantozzi e il ragionier Filini mancavano all'appello, ma tutto il resto faceva pensare esattamente ad una vicenda comica dello stesso stampo. Dopo ben tre ore di posture costrette, urla adolescanziali, caciara da gita scolastica e facce dormienti, abbiamo messo piede a Palermo. La convention si teneva presso un albergo a 4 stelle degli anni 70, dopo una breve perlustrazione del luogo, sistemazione approssimativa e rifocillamenti vari, finalmente è iniziata la parte meno stancante di tutta l'impresa, ovvero le 2 ore di fitboxe.
E credetemi sulla parola se vi dico che quelle due ore sono state sul serio la cosa più riposante di tutto il viaggio. Questo è proseguito per altre 3 ore di ritorno verso Catania, durante le quali per buona parte del tempo non potevo non pensare al fatto che era sabato sera e io mi trovavo in viaggio su un pulmino di ritorno da una convention sportiva, io che, solitamente, il sabato sera, a quell'ora, pratico un unico sport: i trecento cambi outfit davanti allo specchio, in soli 30 minuti. Record imbattuto, vi assicuro.
Insomma, il fatto è che stento a credere di essere io quella con i postumi dell'acido lattico, e non di un vodka martini. 
Stento a vedermi sorridere ripensando a questo viaggio fatiscente con dei compagni di viaggio matti da legare.
E sono qui, dolorante, con un paio di fasce nuove che non vedo l'ora di indossare.

Ho scelto il mio sport. Ho scelto la fit boxe. O forse è lei, che un pomeriggio di ben 3 anni fa, ha scelto me. 
Sono cambiata. Ed è uno dei cambiamenti più belli che mi potessero mai accadere.








giovedì 6 febbraio 2014

San Valentino 2014: Torna Colazione da Tiffany al cinema!


Si avvicina San Valentino e, in occasione della festa dell'amore, torna nei cinema italiani una versione rimasterizzata di uno dei film più belli di sempre. Con la grande Audrey Habpurn nei panni della smorfiosa e svampita Holly Golightly sulle note della dolcissima e malinconica moon river.
Già in occasione del 50 esimo anniversario dall'uscita del film avevo avuto modo di vederlo sul grande schermo e adesso credo proprio che replicherò. 
Colazione da Tiffany resta una delle più belle favole moderne!
Se anche voi volete approfittarne, per vedere o rivedere questo delizioso film, trovate su nexodigital le sale italiane in cui sarà disponibile la pellicola.
Kiss


mercoledì 5 febbraio 2014

Sento le voci!


Mi pare di sentirla.
Nitida, tutte le volte.
Non è certo semplice ma ci convivo da circa 30 anni.
Mi dice cosa sarebbe meglio fare in una data situazione, come comportarmi con le persone, cosa sarebbe meglio dire o non dire.
Di solito la sua è sempre la risposta giusta. Anche quando tutto pare orientarmi verso altre direzioni, anche quando la persona con cui mi sto confrontando sembra tutto il contrario, anche quando le evidenze dimostrano tutt'altro.
Lei ha sempre ragione.
Di chi sto parlando?
Di quella vocina interiore che sembra precedere le mie azioni, le mie intenzioni e le conseguenze delle stesse.
Se ne sta lì, a guidarmi con pazienza, tutte le volte che il mio istinto sembra prendere il sopravvento.
Perché lei sa il fatto suo: testarda, osservatrice e scaltra, mi pare abbia capito più lei di quanto abbia fatto io in tutti questi anni.
Cosa dici?
Ah si!
Per esempio, adesso, mi suggerisce di chiarire una cosa, molto importante: "No. Non sento le voci!"
Quella che continua a parlarmi alle orecchie della mia coscienza non è altro che sesto senso, intuizione, illuminazione. Insomma chiamatela come volete, purché non mi diate della matta.
E' quella voce che mi dice di prendere l'ombrello prima di uscire anche se c'è il sole.
Quella che mi dice di dare una seconda possibilità alle persone o di tagliarle fuori se necessario.
E' la stessa voce che mi dice quando è giusto dire no anche se vorrei dire si.
Ma soprattutto è la stessa voce che mi fa essere me stessa sempre, anche quando attorno a me ci sono troppe maschere.
Ascoltarla alle volte non è facile, ma ho capito che non farlo mi riesce più difficile.
Ho scoperto che quando senti di dover fare qualcosa, di dire qualcosa, devi farlo, a costo di risultare anche un po' folle, paranoica, impulsiva.
E Oggi l'ho capito più di tutte le volte, che aveva ragione e che la scelta che ho fatto continua ad essere la migliore.
Perché quando quella voce parla, tu sai che per quanto alle volte risulti estranea, è la tua voce, senza paure, inibizioni e soprattutto senza inganni.



sabato 1 febbraio 2014

Beetlejuice2 -Il ritorno dello spiritello porcello.



Problemi con i vivi? Stanchi di vedere la vostra casa invasa? Volete liberarvi di quelle odiose creature per sempre? Venita da me, gente morta! Sono il Bio-Esorcista più richiesto! Venite alla mia lapide, sono io quello che fa per voi! Terrorizzo a morte chiunque volete, invento le perfidie più perfide, roba da infarto secco! E se occorre, mi faccio possedere, ok? Wow! Sento i demoni scivolarmi dentro, divorarmi il cervello! Vi aspetto qui, al cimitero! Assumetemi, avrete una possezione demoniaca gratuita per ogni bio-esorcismo! Nessuno offre condizioni migliori! Portate i vostri bambini, giocheranno con serpenti e lucertoloni e senza pericolo: sono velenosi! Allora, dite il mio nome, ditelo due volte e alla terza io arriverò e ricordate che Io inghiotto, vomito | sputo e rutto | faccio porcate, chiedetemi tutto! Ma soprattutto ricordate che sono qui per voi! 
Beetlejuice

1988
Tim Burton dirige una delle commedie più divertenti di tutta la sua carriera. Beetlejuice.

2014
Tim Burton annuncia, dopo varie trattative con la Warner Bros, che dopo ben venticinque anni Beetlejuice 2 si farà.
Al suo fianco sono stati riconfermate molte delle vecchie glorie della prima pellicola: gli sceneggiatori David Katzenberg e Seth Grahame-Smith, Michael Keaton che rivestirà di nuovo i panni di Beetlejuice e  Wynona Ryder nel ruolo di Lydia.
Non sarà un remake ma un vero e proprio sequel, ambientato 27 anni dopo. 
Chissà in questo lasso di tempo cosa è successo. La curiosità è tanta.
E nel frattempo, in attesa di scoprirlo, ripetiamo il suo nome, ripetiamolo una volta, due volte, e chissà che alla terza non arrivi davvero.
Beetlejuice
Beetlejuice
Beetlejuice!





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