Pagine

mercoledì 29 ottobre 2014

Vatti a fidare dei padri di famiglia!



Stamattina mi sveglio e vengo investita in pieno da una notizia a dir poco sconvolgente.
Ma cosa sta succedendo?
Prima il reverendo Camden e adesso Cliff Robinson?
I due pilastri amorevoli della mia infanzia e adolescenza, implicati in  torbide storie di pedofilia e stupri seriali?
Loro, i protagonisti dei telefilm che più di tutti proponevano tra gli anni 80 e gli anni 90 l'immagine della famiglia felice con  genitori premurosi e perfetti e figli ubbidienti, in realtà sono un bluff?
Insomma, siamo tutti cresciuti con l'immaginario ideale della famiglia perfetta, propinataci dalla tv, attraverso personaggi racchiusi in case accoglienti e calde, il cui divano era l'emblema degli affetti,   dove sprofondare tutti insieme a fine giornata.
Io, per prima, sono cresciuta desiderando aprire la porta di casa e trovare il faccione buffo e affidabile di Bill Cosby ne "i Robinson", chiedendomi perché le discussioni a casa mia non finivano mai con un abbraccio, ma, piuttosto, con diversi vaffanculo.
Poi sono arrivati i Camden e lì mi sono rincuorata,  perché quei poveri 7 figli mi pareva vivessero quotidianamente le stesse difficoltà e gli stessi scontri che mi trovavo, anche io, a vivere con i miei genitori, che poi realmente tanto severi ho scoperto non essere, negli anni, in confronto a quei due morigeratori.
Mi sono sempre chiesta se tutta quella morale non fosse troppo rigida, persino per la famiglia di un reverendo. Tutto sommato però era cosa buona e giusta per quella che sembrava essere il prototipo della famiglia perfetta.
In realtà il "settimo cielo" non era altro che un inferno.

Eppure, in tutti questi anni di famiglie perfette e morali a cucchiaiate abbondanti, manco fosse nutella, non mi ero posta il problema che ci potesse essere del finto anche nella finzione.
L'ideale fantastico della famiglia perfetta, di cui quella Mulino Bianco, è solo uno degli esempi, sembrava essere la normalità e l'obiettivo a cui tendere.
Poi la glassa si scioglie e vengon fuori tutti i bozzi che tanto accuratamente erano stati nascosti.
La famiglia perfetta non esiste, così come non esiste il ragazzo perfetto, la storia perfetta, la vita perfetta e un mondo perfetto.
L'ideale di perfezione a cui ci hanno abituato e verso cui tendere non ha fatto altro per tutta la nostra vita che allontanarci da ciò che di imperfetto ma reale ci circondava. E il mostruoso si è solo travestito da meraviglioso, ingannandoci.
E scopriamo, adesso che siamo cresciuti, dopo un adolescenza fitta di momenti in cui ci siamo chiesti il perché noi crescevamo in famiglie sui generis più simpsoniane o griffiniane e a tratti addamsiane, che in realtà i veri problemi li avevano loro.
Loro che la colazione la facevano tutti insieme seduti attorno al tavolo di una cucina irradiata da luce divina due ore prima di andare a scuola, mentre nella stessa tempistica io avevo già imprecato per non andare a scuola, trascinato me e il mio sonno in bagno e, infine, cercato di seminare mia madre e il suo latte e nesquik, prima di raggiungere finalmente l'uscio di casa tra vari conati di vomito. Loro che parlavano di sesso con naturalezza, mentre i miei annaspavano tra api e cavoli lasciandomi con il beneficio del dubbio e l'intervento dello Spirito Santo. 
Loro che non gli sfuggiva nulla, peggio della Cia, mentre ai miei gli lasciavi credere persino alle invasioni aliene e barbariche insieme, pur di far calia a scuola.

A questo punto, assodato che la famiglia perfetta non esiste, nemmeno nella finzione, chiederei scusa a tutte le famiglie imperfette. Alla mia soprattutto, perché nella sua imperfezione si è mantenuta sana, malgrado alcuni colpi di scena, frasi ad effetto, momenti di suspance, e varie e molteplici rotture di balle. 

E adesso basta, fermiamoci qui con gli scandali, che ad una Tata Francesca in atteggiamenti equivoci e frequentazioni perverse non sono pronta.


venerdì 3 ottobre 2014

Tutta colpa delle commedie americane!


Ieri ho espresso un desiderio: vivere come in una commedia americana.
Così avrei gradito svegliarmi, stamane, con almeno una colonna sonora che accompagnasse i momenti clou della mia giornata.
In realtà la mia giornata è trascorsa senza un gran da fare e, visto che i postumi della febbre avuta in questi giorni mi hanno costretta su un letto, in stile moribonda, accompagnata solo dal mio gatto e da una scatola di cleanex, l'unica colonna sonora adattabile sarebbe stata quella de l'Esorcista. Ma va bene così.
Devo convincermi che le commedie americane, soprattutto le commedie romantiche americane, non esistono!
Non è possibile credere che nella realtà esistano storie di uomini e donne alle prese con incontri facili, sentimenti trasparenti, il superamento di barriere sociali, emotive, e temporali, il sesso senza inibizioni e, soprattutto, senza precauzioni (avete mai visto la scena di un amplesso interrompersi e il Lui di turno dire: "Cara un attimo che indosso un condom"?).
Prendiamo ad esempio una commedia romantica come Dirty Dancing. Proprio l'altra sera lo riguardavo per la milionesima volta, chiedendomi, per la milionesima volta, come sia possibile che una donna insignificante come Baby, il cui nome soltanto dovrebbe far pensare, possa far perdere la testa ad uno strafigo e pieno di sé come Johnny. Voi direte, che non c'entra l'aspetto fisico, che sicuramente Baby lo ha conquistato con l'intelligenza, con il suo carattere, con la sua simpatia. Tutto molto bello, tutto molto romantico, tutto molto fantastico!
L'uomo che vedo io in giro ha un'erezione per unghie feline e tacchi a spillo, non trova agghiacciante una spallina trasparente del reggiseno in bella vista, né un reggiseno portato con orgoglio fuori da una maglia super aderente, impazzisce per un outfit di dubbio gusto e se mostri l'intelligenza si chiede di che taglia è.
Purtroppo, le commedie romantiche hanno creato una generazione di donne illuse. L'illusione è che sia possibile vivere, nella vita di tutti i giorni, le stesse dinamiche sognanti, scambiarsi gli stessi sguardi intensi, avere a che fare con le stesse grandi emozioni e con gli stessi protagonisti maschili, che, attenzione, appaiono sempre come degli stronzi, ma che alla fine si rivelano essere gli amanti perfetti.
Pensate a personaggi come Edward in "Pretty Woman", sono uomini su cui non scommetteremmo un centesimo, a cui non daremmo alcuna possibilità, perché egoisti, inaffidabili, impegnati e, soprattutto, freddi come bastoncini Findus. Invece alla fine si rivelano essere cuori caldi al cioccolato, morbidi come un brownie, deliziosi e zuccherini come macarons. E in cima al loro cavallo bianco, con il pennacchio al vento e un mazzo di rose comprato all'angolo di un hollywoodiana Sunset Boulevard scalano la torre della bella e la conquistano per sempre.
La commedia, che più di tutte avrebbe dovuto rivalutare le sorti di noi donne sfigatelle alle prese con uomini indecisi e egocentrici, in realtà viene presa in considerazione soltanto per  la caricatura della sua protagonista. Perciò, Bridget Jones, che avrebbe dovuto salvarci, darci una possibilità  e regalarci una speranza, da nessuno viene ricordata per il suo lieto fine, ma da tutti per le sue mutande "nonna size" e il suo aspetto goffo e ridicolo. Che non sarà certo un caso se, dopo questa interpretazione, la Zellweger abbia avuto non pochi problemi alimentari e vari lifting facciali.
Nemmeno una storia come Harry ti presento Sally ha del vero. Ma figuriamoci se una donna che si ritrovi a simulare un orgasmo in una caffetteria possa raccontarlo senza essere additata come troia ad honorem della suddetta caffetteria.

Il punto è che noi amiamo farci incantare dalle illusioni. Che siano quelle di una commedia americana o della nostra vita, perderci in esse ci piace, anche se poi ce ne lamentiamo.
Così ci troviamo a sognare di vivere come in una commedia americana, sognamo una colonna sonora che faccia da base ai nostri monologhi, alle nostre imprecazioni, ai nostri pianti e alle nostre discussioni. Sogniamo un lui che ci sorprenda sotto casa, con la pioggia, (ma anche sotto il sole, il vento) che ci sorprenda e basta, e che ci dica, non quanto siamo belle, ma quanto siamo interessanti, perché è quello che ci fa davvero emozionare!
Invece ci troviamo di fronte a chi non ha nemmeno voglia di capire chi siamo davvero e chi si nasconde dietro l'aspetto di una goffa Bridget Jones. Nessun miliardario dal cuore tenero, nessun duro insegnate di mambo che ci tolga da quell'angolo in cui storie e delusioni pregresse ci hanno lasciate. Nessun uomo che si innamori di noi e basta, che trovi attraenti prima il nostro sorriso e il nostro cervello e poi il culo. Perché si, è vero, anche il culo vuole essere amato, anche per lui si può perder la testa, ma non può bastare a creare una commedia romantica, un culo non basta a farvi innamorare. E nemmeno un orgasmo.
Perché altrimenti la mia commedia romantica preferita si sarebbe intitolata " 50 volte il primo orgasmo" e sarebbe stato meglio, forse, chè anche qui, ma chi ci crede che, su questo pianeta, esista davvero un uomo, che, conosciuta una donna con quel problema di memoria, tale per cui la poveretta ogni notte resetta ogni ricordo, si impegna ogni nuovo giorno per farla innamorare?
Tirando le somme, possiamo dire di essere state prese per i fondelli, che la cosa ci piace e che continueremo a farlo, perché è bello ritrovarsi sognanti davanti ad uno schermo, quando abbassate le difese del nostro cinismo ci lasciamo trasportare dalla chimera dell'amore romantico. L'importante è esserne consapevoli e alla prossima Meg Ryan svampita tutta riccioli e sorrisi sul grande schermo, focalizziamo l'attenzione sul qui ed ora, chè tutto quel silicone in eccesso è la reazione di una donna che, disillusa dal romanticismo, ha pensato bene di passare all'Horror.







Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...