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venerdì 29 novembre 2013

Fossi Figo..




Avete presente la prima cotta adolescenziale?
Quella per cui " Lui non mi ama! Che senso ha la vita?"
Quella per cui "Sabato si va in disco e finalmente lo si vede. Oggi è lunedì, iniziamo a prepararci".
Quella per cui se lui passa in motorino tu ti metti in posa e miri l'orizzonte, scia di nafta compresa, con sorriso ebete". 
Quella per cui la gita scolastica è un pretesto per piantonarlo fino all'alba sperando si renda conto che esisti". 
Quella per cui "Mi ha salutata, con il bacio in guancia, non lavo più la faccia". 
Quella per cui " Facciamoci una storia" ( in gergo, limoniamo per un paio d'ore e poi ciao!) e tu pensi già all'abito da sposa.
Quella per cui i pomeriggi, invece di studiare, parli al telefono con le amiche progettando vari ed eventuali metodi e strategie di attacco. 
Ma, soprattutto è .. 
quella per cui esiste solo lui e lui è un gran Figo


Poi arriva l'età adulta e quando ti prende la nostalgia dell'adolescenza ci ripensi, pensi a quanto stupida eri tu, come potevi credere di conquistare il più figo della scuola, tu che eri un cesso a pedali, pensi a quanto strozzaccio e bastardaccio era lui, così maledettamente consapevole del suo carisma. Pensi alle lacrime versate, alle palpitazioni, ai poemi epici sul diario, quando, per esempio, ti sfiorò urtó il braccio passandoti accanto. 
E, ancora, il cuore in gola tutte le volte che lo incontravi e lui non ti si filava nemmeno di pezza? 
Lui che, ricordiamo, era il più Figo
So che vi sarete chieste come sarebbe stato non essere una sfigata innamorata del più Figo. Come sarebbe andata se a lui fossi piaciuta almeno un po'. Soprattutto come è lui adesso, se è sposato, se ha figliato, se è diventato un uomo importante. E, sopra ogni cosa, ancora, se è sempre lo stesso Figo!
Poi ti guardi allo specchio e scopri che di tempo ne è passato. 
Adesso hai delle forme, umane. 
Hai dei capelli, che, se pure combattono per essere come tu vorresti che fossero, comunque hanno una piega, è scusate se è poco, in confronto all'era ante- piastra.
Adesso sei cresciuta, sei più sicura, e ti chiedi se adesso lui ti guarderebbe con occhi diversi. 
Poi un giorno trovi una richiesta di amicizia su Facebook, il nome è familiare e ... 
O mio Dio! 
Scopri quello che mai le tue più lontane previsioni avevano considerato e immaginato!
Lui che, come ho ribadito più volte, era il più Figo, adesso ha le fattezze di Smigol. 
-Come è potuto accadere? 
Ti chiedi esterrefatta davanti a quella notifica rossa.
Spulci il profilo in cerca di un'omonimia . 
Non puoi credere al fatto che il Figo ha lasciato il posto ad un cesso a pedali. I cui segni particolari sono : calvizie e panza prominente.
Il tempo di realizzare e come un lampo arriva la conferma. Un messaggio che chiarisce ogni dubbio. 
È lui e ti sta chiedendo se ti ricordi di lui. 
Certo che mi ricordo, per questo adesso stento a credere ai miei occhi! 
Ma ti sei visto? Che ti è successo? Quali sciagure si sono abbattute su di te per ridurti così?
Lui continua a chiedere di te, si fa insistente. 
Nella sua testa credo si stia palesando la tua stessa incredulità. Di certo, anche lui stenta a credere che tu adesso sia così figa!
Sei Figa! Ricordatelo.
Continuando a ricordare i vecchi tempi, con quella distorsione tipica del maschio, non ricorda minimamente che tu sbavavi per lui e che lui era un vero stronzo, anzi fa l'amicone. 
Tu, invece, ricordi tutto perfettamente, e come abbiamo detto sopra, non è stata una bella esperienza. 
Ed è qui che in te si accende il campanello della vendetta. 
Lui nel frattempo passa all'attacco e tra un complimento e l'altro ti chiede, così a bruciapelo, se hai whatsapp e quindi il numero di telefono. 
Per la serie, ma che tempismo!

Ah! Avesse avuto lo stesso slancio anni fa! 
Ah! Fossi stata la figa che sono, anni fa. 
Ah! Fosse stato ancora Figo lui, adesso!

Ricordiamo, infatti, che quella foto al lato della chat ti ricorda prepotentemente che lui, adesso, non è proprio Hugh Jackman, anzi è sempre più somigliante a Danny De Vito! 
Ed è qui che torna ad accendersi il lampo della vendetta, che ti si propone così, semplice e giusta.
Richiesta di amicizia rifiutata! 

Rivincita effettuata!


Ciao bello...ehm...ciao. 


Cesso caso chiuso! 




martedì 26 novembre 2013

Il Karma. Questo sconosciuto!


Quante volte vi sarà capitato di trovarvi in una situazione tanto assurda da trarre l'unica conclusione probabile a giustificarne il suo accadere. 
Io la chiamo karma. 
Ripetiamo insieme, con calma: 
K-A-R-M-A
Tu? Cosa esser tu? 
Avrebbe detto il brucaliffo, dopo aver aspirato dal suo narghilè, con serafica perplessità.
Ma il karma non avrebbe risposto. Perché, con serafica stronzaggine, con la sola imposizione della sua mano invisibile avrebbe buttato giù il caro brucaliffo dal suo fungo.
Allora ve lo dico io. 
Il karma è...
E' quello stronzo che viene a ricordarti quello che hai fatto servendoti il conto delle tue azioni. Spesso salatissimo! Praticamente, se non fosse che in realtà so per certo che si tratta di un'entità sovraordinata, potrei tranquillamente dire che il karma è tua, mia, nostra madre. E come una madre che si rispetti, ti insegue fin tanto che tu non ti accorga di avere in qualche modo meritato quello che ti è capitato. Perché il karma non è altro che l'insieme di interazioni causa effetto. Per cui ogni tua azione ha una conseguenza direttamente proporzionale all'azione stessa.
Il karma non bada al fomalismo e sopraggiunge anche senza essere interpellato, sorprendendoti quando meno te l'aspetti, subdolo e vendicativo! 
Il karma è quell'invito a quell'evento noiosissimo al quale non puoi proprio rinunciare, pena il depennamento dallo scenario mondano.
Il karma è il finale di stagione della tua serie preferita il venerdì sera. 
Il karma è l'influenza la notte del 31 dicembre.
Il karma è il ciclo che arriva la sera in cui avevi deciso finalmente di dargliela. 
Il karma è lui che ti invita ad uscire quando avevi già deciso di stare a casa e rimandato la ceretta al giorno dopo. 
Il karma è l'incontro con il quel figo che puntavi da tempo, piantonando per settimane i luoghi da lui frequentati, per poi ritrovarvi  al supermercato sotto casa tua, in fila alla cassa, il giorno che avevi deciso di scendere a comprare gli assorbenti, in tuta, mollettone in testa e con in faccia solo la tua faccia.
Il karma è partire per il weekend e dimenticare a casa il carica batteria dell'iPhone. 
Il karma è ricevere una telefonata nell'unico momento in cui le sorti della tua cena sono affidate a quel minuto in più sopra il fornello. 
Il karma è la pioggia che cade all'uscita dal parrucchiere. 
Il karma è la domanda che ti vien fatta all'esame di maturità sull'unico argomento che non hai studiato.
Il karma è trovarsi da Zara e accorgersi di aver dimenticato il portafogli.
Il karma è sbattere la palpebra mentre metti l'eye-liner. 
Il karma è un colpo di vento,  un'incontro improvviso, un momento sbagliato. 
Il karma non aspetta,non fa programmi, il karma non ha pietà. 
Ma, soprattutto, il karma ha un secondo nome: Sfiga!


lunedì 25 novembre 2013

Giornata internazionale contro la violenza sulle donne.



A te che non riesco ad odiare, per quella mano piena di rabbia e violenza e mai di una carezza. 
A te che alzi la tua voce grossa piena di disprezzo. 
A te che non mi guardi in viso, mentre lasci che le parole mi feriscano come lame.
A te che, invece, con quelle lame tagli via da me ogni speranza, ogni possibilità, ogni futuro.
A te che mi torturi, mi violenti, mi rendi creta nelle tue mani forti, e mi stringi senza passione, solo con orrore fino a prenderti tutto, anche l'ultimo respiro.
A te che credi di essere invincibile, che ti credi forte e mi rendi niente.
A te che dai per scontata la mia devozione, il mio amore e il mio silenzio.
A te che mi maltratti e lo fai con convinzione, per predisposizione, per ignorante ostinazione.
A te cui malgrado tutto non so rinunciare.
A te che ridi di me.
A te che mi reputi tua.
A te che mi massacri per gioco.
A te che non sai che la violenza non è un gioco.
A te che credi di amarmi.
A te che non sai amarmi.
A te che mi offendi ogni giorno.
A te...

ma soprattutto 

a Me, e a tutte le donne che come me, hanno trovato il coraggio di dirti e dire BASTA!



domenica 24 novembre 2013

Lui, Lei, l'altro.


Lei, Lui, l'altro. Ovvero quel terzo elemento che filtrando le interazioni tra i due protagonisti, diventa il protagonista assoluto, nel lento passaggio dal primo approccio, fino alla conoscenza più approfondita. Il telefono.
Succede che, tra uomo e donna, dopo il primo approccio, si interponga una lunga fase di attesa e silenzio che vede il telefono detentore assoluto delle sorti di entrambi.
Nel silenzio che avvolge i due sciagurati, il telefono fa da tappo alla scarica delle loro pulsioni, tenendole in ostaggio fino a nuovo ordine.
Capita, infatti che dopo esservi presentati, dopo aver scambiato le prime battute, aver scoperto un certo interesse reciproco, aver scambiato i rispettivi profili facebook e il numero di telefono, dopo un primo appuntamento, sopraggiunga quella fase in cui da una parte e dall'altra scatta un misterioso silenzio stampa o, come la chiamo io, la trance ipnotica.
La trance ipnotica è quella speciale condizione sia psicologica sia neuro-fisiologica nella quale la persona funziona in un modo speciale, un modo in cui la persona può pensare, agire, e comportarsi come nel normale stato di coscienza o anzi anche meglio, grazie all'intensità della sua attenzione e alla forte riduzione delle distrazioni.  (wikipedia)
Utilizzata in ambito psicologico per abbassare le difese di un soggetto, permette il raggiungimento dei suoi stati più profondi, in cui solitamente risiedono traumi e vissuti inconsci, e risalire all'origine della sua sintomatologia. 
La trance ipnotica però non è solo questo, è uno stato in cui siamo catturati, anche nella vita quotidiana, e di cui, per ovvie ragioni, legate proprio alla struttura della manifestazione, non siamo consapevoli.
Per esempio, tra uomo e donna, alle prime fasi della loro conoscenza, la trance ipnotica è quella che sorprende noi donne davanti al telefono nell'attesa che una manifestazione del suo interesse sopraggiunga attraverso una telefonata o sms.
Passano i minuti, le ore, i giorni e noi siamo sempre lì, davanti allo schermo muto di quel dispositivo che sembra essere l'unico legame, l'unico collegamento tra noi e lui.
Cosa ci impedisce di rompere il silenzio, di destarci da questo stato catatonico?
Gli amici ovvio. Loro che dall'alto dell 'esperienza collettiva e di quell'entità sovraordinata chiamata orgoglio, ci prospettano i più sciagurati presagi e le conseguenze più nefaste alla nostra voglia di iniziativa.
Rivolgerci a loro sembra essere la cosa più giusta da fare, in quel momento di dispersione e disperazione. Più che altro, serve a te il disperdere ogni responsabilità da qualsiasi gesto possa compromettere la riuscita del tuo pseudo e immaginario rapporto. Perché in quella fase ancora non ti è chiaro, presa come sei nel vortice tranceipnotico, che la relazione che tanto decanti, ancora non è nemmeno iniziata. 
Ma ti piace tanto crogiolarti in quella fantastoria e ti soddisfa assai trattenere ogni impulso perché è più gratificante sentirsi desiderate no?
Allora procrastini il momento, e ferma nella tua decisione di non prendere alcuna iniziativa, continui ripetutamente a cercare conferme che stai andando nella direzione giusta, le chiedi al tuo cellulare, che silenzioso, continua a fissarti con la sua schermata vuota. 
Nessun messaggio, nessuna chiamata.
E adesso che si fa? 
-Niente. Non gli piaci abbastanza. Fattene una ragione!
Questo ti vien detto dagli stessi amici che fino a 24 ore fa fantasticavano insieme a te sulla tua fanta storia. 
Maledetto film che svelò a tutti il segreto detenuto dagli uomini. Loro che abbiamo sempre tanto sopravvalutato, credendoli capaci dei nostri stessi arrovellati ragionamenti, dei nostri machiavellici complotti, dei nostri meschini sotterfugi. Invece scopriamo essere semplici tanto quanto un paramecio.
Così, se non ti chiama, non ti trilla, non ti invia nemmeno un telegrafico messaggio, la colpa non è del dubbio che lo assale, del suo essere timido, della voglia di non disturbarti, dell'attesa che sia tu a farlo per prima, degli alieni che lo hanno rapito. 
No! Il motivo è lì a pochi centimetri da te, su quel monitor muto e vuoto. In quel silenzio che ti sta solo urlando quelle parole che non avresti voluto sentirti dire: Non gli piaci. Punto.
Triste, dura e diretta è la verità e dura e testarda sei tu, che complessa quanto la reazione chimica della bomba atomica,finirai per dimenticarla alla prima ubriacatura. Lì, quando a notte fonda, sdraiata sul tuo letto, invece di dormire, farai quell'unica mossa che avevi rimandato per tutto questo tempo e, continuando a fissare quel monitor vuoto, deciderai di riempirlo con un messaggio, senza senso, breve, ma dal significato univoco: "Eccomi, sono la stupida dell'altro giorno. Ricordi? Non mi piaccio abbastanza e decidendo di mettere la mia dignità sotto il materasso ti imploro di darmi un segno della tua presenza. Tua devota cretina."
Naturalmente qui il ciclo riprende con nuova trance ipnotica, in attesa di quella risposta che ovviamente non arriverà mai, perché il nostro caro paramecio, mentre voi vi torturavate, in quell'arco di tempo, creando congetture su congetture, aveva distribuito il suo numero di telefono e stati ipnotici ad un' altra grande percentuale del popolo femminile, transitando amabilmente sul letto di alcune prescelte fortunate.
Perciò alla luce di questa tremenda verità, non mi resta che chiamare in causa Giucas Casella affinché ci risvegli da questa trance e, guardami, guardami…ci apra gli occhi, destandoci da quel sonno eterno.   Perché noi donne, siamo così, se una verità non ce la sbatti in faccia continuiamo a cercarca nell'inverosimile e nell'impossibile. Forse è per questo che i più alti misteri dell'universo sono rimasti insvelati, li hanno sempre affidati agli uomini e questo è il  risultato dell'esistenza di tanti x-files.





venerdì 22 novembre 2013

L'evoluzione del maschio nell'era post moderna: dal Bastard Inside a Bugs Bunny.


Dopo aver letto questo, e aver spuntato con cura ogni segno riportato nell'articolo a favore della tesi dell'autore, posso dire seriamente di essere una "psicopatica" al 98%. Quel 2% di sanità mentale me lo conferisce il fatto di possedere non più di un gatto, anche se il deterrente a possederne più di uno è mia madre, quindi in potenza sono psicopatica al 100%. 
Ho trovato l'articolo molto divertente, e il fatto che a scriverlo sia un uomo lo rende interessante, perché a noi donne, anche se il più delle volte facciamo finta non sia così, interessa sempre il parere dei nostri amati uomini. 
L'evoluzione della specie maschile, però ultimamente sta prendendo una piega discendente e il nostro caro ominide sta sempre più acquisendo fattezza diverse, diventando sempre più simile a Bugs Bunny. Si avete capito bene, il famoso coniglio dei Looney Tunes, che dalla fonte wikipedia, sembra essere l'equivalente moderno della figura del Trickster o ingannatore.
Permettetemi la parola, uomini, è che anche voi destate in noi un certo interesse e l'analisi del vostro comportamento è ciò che ci riesce meglio, soprattutto quando, alla fine, tutto ciò che abbiamo analizzato non è altro che una disconferma della reale vostra intenzione ad agire. Questo, però, accade solo in un primo tempo, sia chiaro,  quando i vostri occhi ci oscurano la vista, i vostri bicipiti annullano le nostre cognizioni e il vostro adularci riduce le nostre facoltà mentali a quelle di un anziano in stato vegetativo. Poi, una volta ricollegati i neuroni tutto torna chiaro, e ci apparite per ciò che siete, esseri semplici, dai comportamenti automatici e automatizzati, verso quell'unico obiettivo che ai più è oramai noto. Purtroppo no, non è quello, non è la nostra patatina, non più, o comunque non è il primo movente al vostro agire, da diverso tempo avete cambiato rotta, adesso l'obiettivo è desiderare di essere desiderati, vi compiacete di voi stessi e dell'effetto che avete su di noi, godete del riflesso che il nostro specchio vi restituisce e gongolate così in questo stato catartico perdendo di vista quell'obiettivo un tempo primario che almeno vi rendeva uomini rispettabili.
Care donne ricordate bene che avere di fronte un uomo-Bugs Bunny, e riconoscerlo, non è cosa semplice, perché anche in questo caso, come nell'articolo citato sopra, vi accorgerete di frequentarne uno solo una volta raggiunto lo stadio 3, quello che in realtà non si dovrebbe raggiungere, la ritirata!
Innanzitutto il tipo Bugs Bunny è un uomo belloccio, consapevole del suo aspetto gradevole e dell'influenza che questo esercita su di noi. Generalmente il bell'aspetto si accompagna ad una personalità socievole, simpatica e brillante. Insomma sembrerebbe un uomo da sposare, se non fosse che questa opzione non è affatto contemplata tra i suoi pensieri, che di fatto gravitano attorno ad un unico argomento: se stesso.
Quando incontrate un tipo del genere dovete attenzionarlo bene perché nella prima fase è difficile accorgersi del pericolo. 
Fase 1
E' belloccio
Questo come dicevo sopra è uno dei probabili motivi di confusione iniziale, di vacillamento della vostra intelligenza.
Purtroppo farsi incantare da due occhioni e un bel sorriso è facile. Soprattutto perché quegli occhioni continueranno a guardarvi e guardarvi, tanto intensamente da farvi credere di avere di fronte qualcuno profondamente interessato a voi da perdersi nel vostro sguardo e non accorgervi che in verità sta guardando le vostre pupille per scorgerne il proprio riflesso. In realtà voi siete già ipnotizzate e pronte alla fase due.

Fase 2
Parole, parole,parole..
Qui siete già belle che imbambolate, il suo parlare oramai è solo un vecchio ricordo, non state più attenzionando le sue parole, ma concentrate come siete nei suoi sorrisi, già immaginate di perdervi tra le lenzuola con lui. 
Si cari uomini all'ascolto, anche noi abbiamo di queste idee, voi che ci disegnate come psicopatiche uomocentriche e paranoiche, in realtà nascondiamo pensieri erotici che nemmeno vi immaginate. Credevate che la trilogia delle sfumature fosse salita tra i best seller per caso?
Eh, no! Tutte noi almeno una volta nella vita ne abbiamo scritto un capitolo, sperando di condividerlo con voi, voi che, però, se prendiamo l'iniziativa siam mignotte!
Dicevamo, nella fase due ci facciamo prendere dai più turpi pensieri e lasciamo che le vostre parole volino al vento. Ecco, è qui che cadiamo inesorabilmente nell'errore che ci porterà alla fase 3.

Fase 3
La ritirata
Non aver attenzionato abbastanza le vostre parole ci ha fatto perdere di vista il loro contenuto. Proprio quello con cui stavate con scrupolo costruendo il podio della vittoria, perché, tra un complimento, un ammiccamento e un flirtare selvaggio, ci avevate già sedotto e convinte di aver fatto altrettanto.
Oramai convinte di avervi presi in trappola, resi pazzi di noi, ecco che lì sferrate il colpo decisivo e, dopo averci portate fuori, dopo averci baciato appassionatamente, dopo tutte quelle chiacchere, dopo il piacere di piacervi, scatta la famosa ritirata. 
Così ci riaccompagnate a casa e, con la scusa della falsa galanteria, ve la date a gambe a più non posso.
Lasciandoci in quello stato catatonico al quale seguiranno lunghe sedute psicologiche con i vari amici di turno che snoccioleranno per noi tesi, ipotesi e teorie sul perché lui non ci abbia portate sull'altare o comunque nemmeno sul talamo per farci quello che i suoi occhi e le sue parole millantavano da tempo.
Ecco, avete capito di che tipo di uomini stiamo parlando? 
Sul serio noi donne ci ritroviamo, come degli amici al bar,  a chiacchierare sul perché lui non ce l'ha data?  
Un tempo ci lamentavamo dell'uomo bastard inside, il predatore, quello che dopo averci adulate, consumava con noi una passione travolgente in 72 ore e poi ci scaricava nel cestino del "già fatto". 
Eravamo delle conquiste da spuntare nel loro elenco del piacere. Adesso siamo solo "il piacere di piacere". Che penoso scioglilingua!
Sembra che abbiano perso l'interesse, oltre che i connotati e, invece che una conquista, invece che il loro fine, siamo diventati il mezzo per raggiungere l'erezione del loro Ego.
Si sono ribaltati i ruoli, lo sapevamo, oramai le donne si sono emancipate, lo sportello se lo aprono da sole, il conto si paga in due, ma santi numi, adesso, uomini, fate voi i preziosi? 
Il fatto è soltanto uno, dite la verità, siete tanto amanti di voi stessi che, oramai, alla patatina, preferite la carota!
Purtroppo prima ci piacevate anche e soprattutto perché  bastard inside, anzi, se non lo eravate non vi filavamo proprio, e questo fa parte del nostro essere psicopatiche, le due cose sembrano strettamente e segretamente
collegate, ma adesso se diventate dei conigli, quale sarà la nostra evoluzione? Che ne sarà di noi? 
Spero soltanto di non tramutarmi in Peppa Pig!


lunedì 11 novembre 2013

La matematica delle relazioni.



Io, che credevo fosse la matematica la cosa più difficile da comprendere a questo mondo, non avevo considerato di certo le relazioni umane.
Eppure anche qui si parla di rapporti, di addendi, sottrazioni, parentesi e teoremi.
Adesso che ho 30 anni suonati posso dirlo: le relazioni sono peggio della matematica e, adesso, sto qui a scervellarmi per risolvere un problema che sembra non avere soluzione.
Il fatto è che, per capirle, non ti basta andare a scuola, prendere ripetizioni o usare una calcolatrice.
Nelle relazioni devi vivere in prima persona i problemi, la relatività, i segni negativi e nel comune denominatore di due esseri, che provano a stare insieme, devi riuscire a calcolare le probabilità e l'algoritmo della loro storia, per capire se alla fine giungerà ad una fine o procederà ciclicamente, rinnovandosi.
Uomo e donna sono come numeri, la cui combinazione di operazioni non sempre dà segno positivo. A volte è negativa, a volte si arrotonda per difetto, altre volte per eccesso, di amore, rispetto, pazienza, passione o per la presenza di altri numeri disturbatori.
Da principio interviene la legge dell'attrazione e a scatenarla è la chimica, l'affinità, a volte il bisogno, spesso l'istinto. 
Ma non sempre le cose sono così semplici.
Innanzitutto la logica che sottostà alla relazione uomo donna segue degli assunti fondamentali:
-Uomo e donna sono fatti per attrarsi
-Uomo e donna sono fatti per respingersi una volta attratti
-Un uomo e una donna troveranno un terzo da attrarre una volta consumata la loro attrazione
-Un uomo e una donna vanno d'accordo di più se uno dei due è gay
-Un uomo e una donna torneranno ad attrarsi l'un l'altro se uno dei due è impegnato in altra operazione con altro addendo.

Anche l'aritmetica della relazione uomo donna possiede le sue operazioni:

La somma dei due addendi, l'incontro, è regolato il più della volte dalla casualità. E' il destino che crea le condizioni affinché 1+1 faccia 2. Una volta superato l'impasse della conoscenza si passa allo step successivo, ovvero la moltiplicazione di incontri, di sguardi, di scambi comunicativi che hanno l'obiettivo comune della con-divisione, dei numeri telefonici, del contatto facebook, delle esperienze e, infine, dei corpi, dopo una tanto tormentata danza del corteggiamento, dopo un lasso di tempo fatto di strategismi, comportamenti seducenti, messa in mostra delle proprietà, della mercanzia.
Una volta scoperte tutte le carte, una volta condivisi e consumati anche i sentimenti, si giunge alla sottrazione di una delle parti, che torna a rimescolarsi nel grande pallottoliere per trovare un nuovo addendo.
Così va il più delle volte.
Diciamo che nel calcolo delle probabilità questo è quello che succede al 50 percento dei casi, nell'altro 50 i numeri restano insieme e crescono potenzialmente dando luogo a vari esponenti frutto della loro unione.
Anche nella versione più ottimistica di questa realtà numerica, però, possono farsi largo parentesi, tonde, quadre, graffe, espressione di operazioni complesse, intervenute alla relazione per causa di fattori esterni, quali tradimenti, crisi, incomprensioni e pause riflessive.
Una volta chiusa la parentesi si torna all'operazione principale che dovrebbe dar luogo al risultato finale corretto. O almeno, questo è ciò che ci si aspetterebbe da un'operazione matematica. Visto che qui parliamo di relazioni, il grado probabilistico di riuscita non è sempre lineare.
L'algoritmo di una relazione d'amore o sessuale tra due persone ha sempre delle incognite e la proporzione tra le cose messe in chiaro, quelle risolte e quelle semplicemente accantonate, perché ritenute superflue, come quella sequenza di numeri inutili dopo la virgola, torna a invalidare il risultato.
Le incognite, dicevo, sono varie e diverse:  l'addendo di troppo, il numero periodico, o semplicemente il triangolo o terzo incomodo.
La relazione uomo donna non è come il Teorema di Pitagora, per cui:

In ogni triangolo rettangolo il quadrato costruito sull'ipotenusa è sempre equivalente alla somma dei quadrati costruiti sui cateti.  

L'enunciato funzionerebbe meglio se fosse espresso così:

In ogni relazione la continuità della storia costruita sull'unione di due addendi non è equivalente alla fedeltà promessa sulla storia stessa.

La fedeltà la si mette in gioco, la si difende, ma se poi succede l'imprevisto?
Nessuno è in grado di stabilire a priori se uno dei due addendi resterà fino alla fine all'interno della stessa coppia numerica. 
Uno dei due potrebbe avere le proprietà di un numero primo, e senza saperlo trovarsi coinvolto in una relazione parallela, con se stesso, ad esempio, incapace com'è di provare affetto per nessun altro che per se medesimo. 
Di base credo che la complessità della matematica, e dunque delle relazioni, sia nei numerosi elementi che compongono ora una ora l'altra; elementi tanto uguali, quanto diversi, nei mezzi e nei risultati di certe equazioni, così ovvi e allo stesso tempo così indimostrabili.
La relazione uomo e donna ha una sua relatività, che nasce dalle reciproche differenze individuali e di struttura dei suoi membri. Dalla sua più semplice dimostrazione, l'atto sessuale, la relazione dà luogo a molteplici incastri, possibili esiti e infinite combinazioni. 
E se la matematica non è un'opinione, sulle relazioni io, però, vorrei darvi la mia: mi piacerebbe pensare a uomo e donna come  a due metà di una circonferenza, il cui numero costante, il loro Pigreco,  sia il risultato dell'unione delle loro diversità, dello scambio delle reciproche aspettative, del rapporto tra la lunghezza della circonferenza  e il raggio del cerchio
Due in uno. Una il confine dell'altro.Uno l'essenza dell'altra






sabato 9 novembre 2013

Un sabato mattina

Stamattina mi son svegliata infastidita, come al solito, dai rumori sottostanti di una famiglia che, dopo 30 anni di convivenza, non ha ancora afferrato il concetto del "è sabato mattina e si dorme". 
Dalla telefonata insistente del parente/amico/rompiballe del sabato mattina che non ha chiaro il concetto di cui sopra, aggiunto ad un altro, ben più importante: "non insisto con trecentordici squilli, se non rispondono un motivo ci sarà, per esempio è sabato mattina". 
E poi, il fastidio più grande arriva da quella sensazione remota, che ti solletica pian piano, mentre sei ancora ad occhi chiusi, fino a farsi più insistente, come un graffio: è sabato ma devi svegliarti e studiare! Cosa?? ancora? Si! Purtroppo!
Alla fine ti trascini verso la fonte del Santo Gral chiamata caffettiera e dopo il primo caffè decidi che, tutto sommato, è sabato, perciò con calma riordini i pensieri e cerchi di non mandare a puttane anche l'idea che in fondo, malgrado tutto, dovrebbe essere un giorno felice, o quantomeno te ne convinci.
Mentre apparecchi una frugale colazione, alla tv passano il nuovo spot di Dolce e Gabbana e guardando Scarlett Johansson fare gli occhi dolci a Matthew McConaughe, scopri che davvero devi rivalutare la tua giornata, prima che sia troppo tardi, prima di renderti conto che esistono donne come lei e come te al risveglio di questa maledetta giornata, quindi puoi sempre sperare che, se non sarai mai come lei, puoi sempre comprare il profumo e illuderti di esserlo. See credici!
Mentre addenti la tua fetta di pane e Nutella, perché tanto oramai solo lei può calmare i tuoi nervi, la tua morfina naturale, attendendo che faccia effetto sulle tue endorfine,  ti impalli su Simone Rugiati che con voce suadente ti raccomanda di mangiare bene, prima di dormire bene e amare bene. 
Caro Simone, se me lo prepari tu, anche il semolino ha un gusto in più! 
Così mentre lo ascolti parlare di ravioli e funghi trifolati continui ad addentare la tua fetta di pane e Nutella, lasciandoti andare ai più segreti e maliziosi pensieri.
Ad un certo punto non sai più se è per merito della Nutella o di Rugiati, o di entrambi, ma questo sabato mattina comincia a prendere un gusto nuovo, esco in  terrazza, è il 9 Novembre e fuori il sole scalda come fosse ancora estate, uno sguardo veloce al mare e davvero non penso più al mio traumatico risveglio. Il mio umore stamattina fa le bizze, guardo il calendario, è il 9 novembre, e mi spiego tutto, la sindrome premestruale è appena iniziata!
Buongiorno!
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