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martedì 30 giugno 2015

I qua-qua-bla-bla-raquà







Leonardo Sciacia, riferendosi all'intera umanità, distingueva tra ominicchi, mezzi uomini e quaquaraquá.
Io restringerò il campo, ad un solo genere, al solito genere, quello maschile, per dirvi che se ci si fermasse ai mezz'uomini, che sono uomini non ancora consapevoli, quelli che, potrebbero essere uomini veri, solo se si impegnassero di più, saremmo a cavallo, e invece, si scende ancora più in basso.
E più in basso ci sono i quaqua-bla-bla-raquà.
Io li chiamo così, gli uomini pieni di sè. Quelli che vantano se stessi continuamente, che si riempiono di parole senza dar prova nei fatti. Sono quelli che "Ti prendo e ti porto via" e invece scopri essere solo " Ti prendo e ti lascio sulla via".
Sono i vigliacchi, quelli che Mina canzonava attribuendogli solo "parole, parole, parole", perché ai fatti non reggono, ai fatti preferiscono le menzogne, i giri di parole e la loro vanità.
Questi ominicchi ti portano a letto per poi esporti come un trofeo, usandoti come scudo per le loro insicurezze. Loro che si gonfiano, come palloni pieni di Ego, per mascherare l'autostima vacillante
Sono questi uomini, insignificanti, a renderci mezze donne.
Un ominicchio ci tramuta in donnette, con il suo atteggiamento sfuggente e allo stesso tempo invadente.
Godendo nel vederci prese, perse totalmente e disponibili ai loro capricci.
Perdere il nostro amor proprio per uomini del genere è quanto di più stupido possiamo fare, perché tornare indietro è difficile, una volta che ci siamo esposte, che gli abbiamo dato prova del nostro interesse. Soprattutto una volta che gliel'abbiamo data.
E anche lì, non senza difficoltà. I quaqua-bla-bla-raquà, infatti, sono grandi seduttori e amatori fino a quando non si trovano a confrontarsi con un preservativo. Qui cadono, come Superman davanti alla kriptonite.
Un momento prima stanno lì a farci credere a parole di non vedere l'ora di rivoltarci come un calzino, farci provare 50 orgasmi senza sfumature e poi, una volta messe a 90 non vanno avanti se non gli concedi pure la nuda proprietà del tuo anfratto senza condom.
E tu che non ci pensi nemmeno a ricevere orgasmi accompagnati da candide, gravidanze indesiderate e malattie sessualmente trasmissibili di ogni sorta, ti senti quasi colpevole per esserti negata e aver fatto la "schizzinosa".
Colpevole di aver negato il piacere alla tua povera vagina ansimante. Delusa e insoddisfatta finirai per arrenderti al fatto che un incontro pieno di aspettative si sia rivelato solo un grande bluff.
Ma la delusione non basta a slegarci da questo legame malato. Non basta convincersi che la prossima volta andrà meglio. Dirsi a più riprese che hanno interesse per noi solo nella misura in cui serviamo allo scopo di renderli invincibili e sicuri.
Questo perché, c'è la possibilità che un ominicchio del genere, alla fine ti abbia, non si sa come, fatto perdere la testa. E consapevole che sei partita per una missione kamikaze, cerchi risposte ai suoi comportamenti, al suo essere scostante. Ma nemmeno Paolo Fox può darti man forte e continua a ripeterti, oroscopo dopo oroscopo, che devi lasciar perdere, che stai per fare una cazzata.
Nel frattempo lui non cambia, continua a trattarti male, farti ingelosire, respingerti, per il puro piacere di sentirsi forte e desiderato. Continua a provocarti, stuzzicando la tua voglia, a intermittenza. Ma a negarsi, ancora. E ancora.
Care donne, ridotte a donnette, proclamiamo la giornata della resurrezione del nostro amor proprio.
In fondo cosa stiamo elemosinando? Cosa stiamo cercando da chi non è capace nemmeno di essere uomo sotto le lenzuola.
Impariamo a dire "Basta!", anche se vorremmo dire "Subito!".
Impariamo dagli errori. E al prossimo quaqua-bla-bla-raquà, impariamo a chiederci se sul serio ne valga la pena. Per una scopata che ha un unico orgasmo, quello che diamo a lui, nel momento in cui, davanti alle sue parole, parole, parole, mettiamo a 90 persino la nostra intelligenza.









sabato 20 giugno 2015

Lo stai facendo nel modo sbagliato


Dopo gli ultimi post di invettiva contro uomini pigri, svogliati, disinteressati, egocentrati, mi ero ben decisa a spezzare una lancia in loro favore, cercando di giustificarne l'evoluzione da cacciatore a preda di donne fin troppo procaci, aggressive, mentalmente mascoline e androgine.
Insomma, volevo salvare quei quattro esemplari di uomini, ancora superstiti, a fronte di donne troppo disinvolte, ma, ancora una volta, voi uomini mi regalate del materiale che non posso non utilizzare per sottolineare, ancora una volta, che, spiacente per voi, non ci sapete fare.
Oggi però non colpevolizzerò il vostro comportamento post coito, di quello credo di averne già spesso delineato il più sano egoismo, né tantomeno mi soffermerò sul vostro mancato spirito d'iniziativa, che ci ha condotte pian piano a prendere noi le redini del "discorso". Anche se su questo ultimo punto potrei dire che la zappa sui piedi ce la siamo tirata da sole, nel momento in cui ci siamo prese tanto di coraggio da sostituirvi proprio nell'arte del corteggiamento, salvo poi lamentracene. Il fatto è che oramai rispondere alla domanda chi ha cambiato chi è un po' come perdersi sulla domanda "è nato prima l'uovo o la gallina"?
Galline oramai ce ne sono fin troppe, e i galli, che una volta facevano da bandiera testosteronica del genere hanno lasciato il posto a tutt'altro genere di uomini : i polipi dai tentacoli liberi, quelli che credono che l'approccio accompagnato da soffocanti richieste e imbarazzanti pressioni digito-mentali sia quello vincente per portarsi a casa una donna.
Errore.
Enorme.
Quello che ad oggi vi manca è un sano modus operandi.
Tralasciando il corteggiamento, oramai legato, parrebbe, solo al genere animale, è nell'approccio iniziale che voi uomini non sapete che pesci pigliare.
Cominciamo dal modo in cui cercate di attrarre la nostra attenzione.
Avete mai pensato che, piuttosto che fischiare, starnazzare, lanciare un "au bedda", basterebbe semplicemente giocare di sguardi? No, non parlo chiaramente degli sguardi a cui state pensando, quelli alla Fantozzi, dove emerge chiaramente l'interesse solo sessuale. Parlo di un guardare intensamente una donna e farle capire che: "Ti ho puntata baby, ma per adesso me la tiro un po'".
E invece no, voi partite all'assalto, e assecondando il groviglio di  ormoni che vi incitano con cori da stadio, tralasciate quel singolo  neurone che dall'altro lato vi sta urlando di darvi un tono, asciugarvi la bava e trattenervi dal sembrare l'imitazione del maniaco degli autobus.
Insomma sarò forse troppo cattiva, a tratti presuntuosa, ma mi sta davvero a cuore farvi capire che così non si può andare avanti. Ve lo possono anche confermare le mie amiche che, una cena a base di sushi al Caparena o la richiesta di un bacio, fino allo sfinimento, non fa uomo, non garantisce una scopata, anzi, ci porta solo a scappare di gran corsa, mettendoci a distanza di sicurezza da voi e dalle vostre pessime capacità amatoriali.
Ma voi siete così, poco inclini a capire che una donna vuole essere desiderata,  che il vostro desiderio vuole annusarlo nell'aria e non sentirlo dal vostro alito o peggio dai vostri pantaloni ancor prima di sapere il nostro nome.
Mostrateci dell'interesse, siate furbi, prima di sapere se portiamo o meno le mutande, indagate cosa ci piace fare, se abbiamo un cane un gatto, un cervello, magari.
Fateci capire quantomeno che ce lo avete voi.
Sorridete, ammiccate, ma non toccateci i polpacci con la scusa di scoprire quanti anni abbiamo. Oltretutto senza alcuna correlazione sensata. Smettetela di fare allusioni sessuali prima ancora di averci offerto da bere.
Ma soprattutto è vero che vi abbiamo un po' destabilizzato sulla storia che un no equivale ad un forse, ed un forse ad un si. insomma amiamo tirarcela un po', ma vi garantisco che 100 no non si trasformeranno mai nemmeno lontananente in un forse, figuratevi in un si.
Comunque uomini io vi voglio bene e lo dico per voi, non provate a lanciarvi  subito dentro le nostre mutande, che vi finisce come don Chisciotte contro i mulini a vento, fatevi un giro largo, andate più a nord e passate dal cervello. Che non si sa mai troviate una scorciatoia. Ma soprattutto non chiedeteci di farvi un selfie insieme come ricordo della vostra improbabile conquista perché non è detto che noi non lo useremo contro di voi. 



giovedì 18 giugno 2015

Principi moderni


 


Vivian: -Tu dimmi, quando succede?


-Quando?


-A chi è andata bene?






Kit: -Mmm... fammi pensare..


-A quella gran culo di Cenerentola!



Chi non ricorda questo famoso scambio di battute tratto dal celeberrimo film Pretty Woman?
Sarete d'accordo con Kit nel pensare che effettivamente Cenerentola abbia avuto un gran culo. Che alla fine lei abbia trovato il suo principe e che lui si sia fatto in 4 per lei.



Beh. In realtà non è che sia andata proprio così.



Vero è che il poveretto invaghitosi della bella Cenerella abbia deciso di cercarla in lungo e largo per il regno, ma è pur vero che non venendo meno a nessun altro maschio che si rispetti, non si sia nemmeno preso la briga di prendere lui scarpetta alla mano e confrontarsi con tutti i piedi del regno.
Se vi ricordate bene, lui compare giusto alla fine, dentro la carrozza, quando tutta la fatica è stata fatta e il matrimonio celebrato.
Ancora una volta è Cenerentola che se la deve vedere con le sue antagoniste racchie, con la sfiga infinita che la perseguita, fino alla fine, fino al momento in cui, manco lo avesse previsto, tira fuori la seconda scarpetta, in sostituzione di quella finita in frantumi sul pavimento, per colpa della brutta e invidiosa matrigna.



E il principe?



Beh, lui è come sempre a casa in ciabatte ad aspettare che la sua donna faccia tutto il resto.

Ma sapete, non me la sento di criticarlo.

Almeno lui ha indetto un bando di ricerca, malgrado abbia dato l'ingrato compito al povero lacchè.

Effettivamente a quante di noi è capitato di essere cercata, non dico per tutto il regno, ma almeno nel quartiere, avendo come riferimento, non dico un'improbabile scarpetta di cristallo, ma addirittura un numero civico?
Il principe ha avuto coraggio, determinazione, inventiva. Cosa che non si può dire degli uomini della nostra realtà. Loro hanno numero di telefono, facebook, indirizzo, gruppo sanguigno e a stento fanno partire un trillo dal loro telefono.

I moderni principi li trovi in fila al bagno in discoteca, gonfiarsi i pettorali e chiederti silenziosamente un fazzoletto e, infine, bloccarsi allo specchio più tempo di te che ancora guardi esterrefatta la sua metamorfosi da principe a Cenerentola prima ancora dello scoccare della mezzanotte.
I moderni principi appaiono e scompaiono tra la folla di una pista da ballo, come la Madonna a Medjougorie.
I moderni principi, hanno sopracciglia ad ali di gabbiano e capelli più lucenti dei tuoi.
I moderni principi ti danno per scontata, sapendo che all'ultimo rintocco del giorno tu sarai sempre lì ad aspettarli.
I moderni principi non hanno bisogno di scandagliare il regno per cercarti, perché sanno già che sarai tu a farlo il giorno dopo.
I moderni principi hanno perso il piacere della conquista, perché siamo noi oramai a doverli conquistare.
I moderni principi ci lasciano sulle scale con due piedi una scarpa guardandoli andar via di schiena.
I moderni principi non sono nemmeno lontanamente simili a Richard Gere.


Non ti salvano e non vogliono essere salvati.


I moderni principi non esistono.


I moderni principi non sono uomini.


I moderni principi siamo noi, ex principesse alla ricerca della favola.


 
 



martedì 9 giugno 2015

La consapevolezza dell' essere single.

 


Diciamolo. Tornare single è un pò come tornare adolescenti. In meno che non si dica ti ritrovi a vivere l'altalena di emozioni bipolari che vivevi ai tempi del liceo. Ti svegli con il mondo in mano e ti butti sul letto, alla sera, con addosso la pesantezza dei sensi di colpa, delle sconfitte e dei fallimenti sentimentali delle ultime 24 ore.


Essere single è bello, continui a ripetertelo e continuano a ripetertelo tutti, e tu te ne stai a poco a poco convincendo, prendendo le distanze da quella relazione conclusa, che adesso vedi con il giusto distacco, dando il corretto nome alle cose che ti hanno portata a questo punto.


E' bella la sensazione di sentirsi di nuovo me, di non dover pensare in due, di trascorrere la giornata senza litigare per qualsiasi cosa. Mi piace non dover dare spiegazioni per una mia mancanza o un mio colpo di testa.


Insomma la libertà è uno dei motivi per cui continuo a restare single.


Ci sarebbero invece altri mille motivi per cui lo status di cui sopra mi rende emotivamente instabile.


Iniziamo con il dire che, noi donne non siamo fatte per essere single e godercela. Noi siamo più per cercare sempre e comunque complicazioni. Questa mancanza di relax emotivo fa sì che io viva gli uomini con una profonda ansia da prestazione e, ad ogni incontro, la voglia di lasciarsi andare al piacere, senza freni e limiti, si scontra con quella parte di me ancora ferma al modus operandi di chi sta insieme da tempo, quello in cui al sesso sfrenato seguono lunghe coccole e abbracci, fatti di silenzi colmi di affetto.


Il sesso senza legami è come la nutella, sul momento affogheresti nel barattolo, chiudendotici dentro, un momento dopo guardi quel barattolo con la tristezza e la consapevolezza che se lo avessi mangiato con meno ingordigia adesso ne avresti ancora un po' e non avresti quel gran mal di pancia.


Se sei single e incontri un uomo, al coito segue il rumore della sua lampo tirata su e un silenzio che tu vorresti riempire con uno sbagliatissimo "Allora ci rivediamo domani?"


Perché le coccole post coito nessun uomo le considera nel suo algoritmo, a meno che non le inserisca in modo forzato se vive una relazione. Altrimenti, l'unica coccola la riserva a se stesso, accendendosi una sigaretta e riprendendosi dall'orgasmo, in silenzio.

E' quel silenzio che destabilizza, il silenzio che tu continui a riempire di mille cose che non esistono. Di cose che tu vorresti lui dicesse, facesse. Così ti ritrovi a riempirlo tu, a volere ancora nutella e a sentirti in colpa, per non riuscire a sopravvivere alle relazioni fugaci in silenzio, senza fare domande inutili, senza chiederti perché, senza riuscire a viverti il momento per quello che è: un attacco di gola, e niente di più.
 

giovedì 4 giugno 2015

Basta bastarsi


Quante volte diciamo basta.

Quante volte lo abbiamo detto.

Diciamo basta a delle situazioni che non ci soddisfano.
Diciamo basta alle persone che non ci rispettano.
Diciamo basta alla pioggia, al caldo, al freddo.
Diciamo basta ai vizi. Basta alle sigarette, all'alcool, ai pensieri ossessivi, a quelli disfunzionali.
Diciamo basta ai genitori che ci vogliono ancora bambini.
Diciamo basta a chi invece ci vuole troppo grandi.
Diciamo basta al rumore sotto casa la notte, e non riusciamo a dormire.
Diciamo basta continuamente.


Ma Quante volte a quell'imperativo abbiamo risposto, veramente. Quando a tutti quei basta abbiamo davvero agito di conseguenza.


Non facciamo altro che chiedere che qualcosa smetta di importunare la nostra quiete, i nostri progetti, che smetta di impedirci di vivere la felicità che ci spetta.

Basta è una parola tanto facile da pronunciare ma non quanto farlo sul serio. Perché sbagliamo bersaglio a cui indirizzare il verbo.


Puntare il dito all'esterno e dire basta è facile, farlo con se stessi molto più difficile.


Basta dovrebbe significare il farsi bastare. A se stessi, ad esempio. Perché bastarsi non è male.


Bastarsi è volersi bene.


Bastarsi è dire basta sapendo di poterlo fare sul serio.
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