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lunedì 18 luglio 2016

Pokèmon No



Ma che ne sapeva Proust, che il tempo perduto era la sua più grande agonia e la ricerca dello stesso una melanconica sofferenza!

Che ne sapeva Leopardi, che oltre la siepe cercava l'infinito e sprofondava dolce nell'immensità dei suoi pensieri.

Cosa ne poteva sapere Dante, che attraversò inferno e purgatorio per ritrovar la retta via e in paradiso "l'amor che move il sole e l'altre stelle".

Chissà che ne sapeva Omero, che "fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza".

Ma, soprattutto, senza farla troppo aulica e perversamente letterata, che ne posso saper io, che i Pokèmon nemmeno li conosco, io che sono di una generazione altra, quella dei cartoni animati deprimenti e incestuosi, degli orfani, delle matrigne, della polverina sintetica che metteva tanta allegria a Pollon e delle magie di Johnny, (chissà quali erano poi). Il cartone più moderno a cui ho prestato visione è stato Sailor moon, che il potere di luna però già lo trovavo incomprensibile, figuratevi le 7 sfere dei draghi di Goku.
I Pokèmon invece non li ho proprio mai tollerati, e adesso me li ritrovo ovunque, insieme ad una massa di decerebrati che, al passo di the walking dead, pattugliano le strade delle città di tutto il mondo per catturarli.
Per chi non sapesse di cosa parlo o trovasse, al solito, psicotico il mio scrivere, vi riassumo il fatto in breve: Pokèmon GO è un videogioco che ha lobotomizzato le menti della maggior parte della popolazione, costringendola a vagare, con telefono alla mano, alla ricerca di esseri immaginari.
Vi sembra che la mia descrizione sia troppo severa? Allora leggete qui.

Il punto è che i cartoni animati di vecchia generazione hanno fatto di me una squallida romantica. Consentitemi il termine, ma oramai è talmente desueto e anacronistico, da aver perso un bel po' di valore.

Quindi, per quanto, dietro quei cartoni, censurati a noi occidentali, si nascondessero le perverse inclinazioni dei protagonisti, quello che veniva filtrato da queste parti era una realtà fatta di sofferenze, pene d'amore, relazioni improbabili e poteri magici. Eh??
Bene, ecco spiegato il perché sono cresciuta a pane e aspettative irreali.
Eppure, malgrado l'utopica realtà di quelle anime manga, mai mi sarei aspettata di vedere giovani 30enni inseguire i Pokèmon.


Dunque, dichiaro soppiantata la ricerca di ogni altra cosa, fossero anche quelle gioie di cui tutti parlano ma che nessuno ha, in realtà, mai incontrato.


E', invece, agguerritissima la ricerca di Blastoise, Venusaur, Charizard e Pikatchu.

Tanto che la situazione sembra essere sfuggita di mano.
Ho letto di un uomo che in Florida pare abbai sparato a due ragazzini che cercavano Pokèmon nei pressi di casa sua. Una folla di gente si è riversata in Central Park per accaparrarsi Vaporeon. E una trafficatissima strada americana è stata bloccata dai giocatori che, tra le auto, cercavano sempre loro: i Pokèmon.


Ora, calmiamoci tutti, non vi sembra che si stia esagerando?

Non mi stupirei davvero di vedere la gente arrampicarsi sui tetti, e non di certo per raggiungere una moderna Giulietta. No cari, se qualcuno deciderà di arrampicarsi sul vostro balcone non sarà per amore ma per un Pokèmon.

Se qualcuno vi correrà incontro con sorriso spianato non sarà per il piacere di avervi incontrato, ma per un Pokèmon.

Se qualcuno vi guarderà ad un tratto per strada con sguardo intenso, non illudetevi di averlo folgorato, ma spostatevi, dietro di voi probabilmente c'è un Pokèmon.

Perché purtroppo ci siamo rincoglioniti tutti, persino io che ho scaricato questa applicazione e come volevasi dimostrare: pokèmon 1, goie zero.

Ma io non mi arrendo e alla certezza di un Pokèmon immaginario continuo a preferire la ricerca utopica e altrettanto irreale di quella gioia che, chissà, prima o poi, si farà trovare.














lunedì 11 luglio 2016

Caro Inconscio, io scrivo.



"L'unico tiranno che accetto è la voce silenziosa dentro di me."


A detta dei sogni fatti stanotte, la mia è una voce parecchio tirannica.
Ho fatto due conti e il mio inconscio, oramai, credo non mi tolleri più. A cadenze mensili prova a ribadirmi, in tutti i modi, che la nostra relazione è arrivata ad un punto di non ritorno e ha ben pensato di stabilire delle regole per tentare di farla funzionare, ancora per un po', insomma, almeno finchè morte non ci separi. Anche perché non credo che il mio sia un inconscio "new age". Lo faccio più tradizionalista di quanto non sembri, perciò, a meno che questa storia delle reincarnazioni non sia vera, ma vera sul serio, la nostra liaison avrà un termine, quello del mio corpo. 


Insomma, sempre lì a dilungarmi in chiacchere! Ma che posso farci. Il mio silenzio stampa è un silenzio apparente. In realtà il mio cervello cammina sempre, anzi, corre sempre e, anche se non vi scrivo qui tutti i giorni, quei torbidi pensieri che partorisce ora dopo ora, si accumulano in modo seriale e ossessivo. Così, una volta rimesse le mani sulla tastiera, il flusso di minchiate pensieri alla Joyce si accavalla come una mareggiata tzuamica.


Tornando alla citazione di cui sopra direi che Ghandi la sapeva lunga e io non posso che prendere a prestito le sue parole più che mai oggi.

Oggi che ho un inconscio da ascoltare. E sapete quanto costa ascoltarlo? Sarebbe meglio sopprimerlo, ma comincerei a delirare, probabilmente. Ah, credevate lo stessi già facendo? Burloni!

Lo so che parlare di inconscio non è cosa facile, specie per i più che tra di voi non hanno navigato le complesse acque della psicologia come me. Naturalmente non è mia intenzione sottoporvi ad alcuna lezione al riguardo, anche perché, chi sono io per ammorbarvi su quell'intricatissimo mondo sepolto, fatto di rimozioni, pulsioni, angoscianti eventi emotivi e chi più ne ha più ne metta, che fanno da substrato alla vostra apparente vita nevroticamente felice?

Beh, sarei una psicologa, ed è per questo che vi risponderò con un'altra domanda.
Avete mai provato ad ascoltarvi davvero? Avete mai provato a immergervi nei substrati della vostra mente. dei vostri ricordi, delle vostre emozioni per capirne un po' di più? Di cosa? Di voi stessi. 
Eh. Lo so. Il più delle volte si scappa a gambe levate. Urlando anche. 
Si si. A volte la corsa finisce in un bicchiere di vino, in un comportamento alterato, in un pensiero fisso e ossessivo.
Beh, sapete che da soli non è certo facile raggiungere il traguardo. Per questo esistono dei Coaches, figure professionali adeguate, ovvero psicologi e psicoterapeuti. 
Presente! Eccomi!
Bene. Anzi Male! Perché la situazione si complica quando a correre è una psicologa, che vorrebbe fare tutto da sé. 

Non voglio certo peccare di presunzione, benchè mai dipingermi come la nuova psycho di questo millennio, ma, se mi seguite e mi avete letta negli ultimi anni, saprete che la mia non è una testolina facile, solo solo perché per esprimervi un concetto banale, utilizzo una quantità di parole tali da fare giri immensi e poi tornare ( grazie Venditti!) senza aver detto praticamente nulla. 
Ma ditelo che mi adorate lo stesso!

Tornando a questo maledettissimo fardello psichico che mi ritrovo, il fatto è uno e palese: 
h.5.00 di questa mattina, sonno interrotto e mai più ripreso. 
La colpa la darò per metà al caldo infernale percepito all'interno della mia stanza e per metà a sogni intricatissimi, complessità "da 100 a Inception", che a pensarci bene, caro Freud, Christopher Nolan batte la tua teoria dei sogni uno a zero, palla al centro per Di Caprio.

A questo punto vi chiederete il senso di questo post.

Apparentemente nessuno. 
E' stato un sogno? 
Vi sentite angosciati tanto quanto me all'alba di questa mattina? Non credo. O meglio vi auguro di no, altrimenti avreste già bevuto 4 caffè, ripensato agli ultimi anni della vostra vita, avreste pianto, mangiato un gelato, ( vabbè, caxxo, dovevo pranzare!) chiamato a raccolta i mostri nella vostra testa e, dopo averli ammoniti, uno ad uno, avreste pensato bene di comunicarlo sul blog quanto siete psicopatici/che.

Poi pero' vi sareste sentiti/e meglio. 
Perché scrivere per me è fare ordine. E fare ordine rimette al posto giusto le cose. Anche i mostri.


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