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venerdì 31 gennaio 2014

Tutta colpa di Freud!


Tutta colpa di Freud! 
L'ho sempre pensato. 
Anche Paolo Genovese ci avrà pensato, tanto che nella sua commedia, tra problematiche varie e implicazioni psicologiche, descrive ciò che il padre della psicoanalisi afferma da sempre: ovvero che quello che più di ogni altra cosa ci destabilizza e ci mantiene vivi allo stesso tempo è l'amore. Una strana malattia a dir la verità, che prende un po' tutti, indistintamente, sballottando le nostre certezze, rendendoci folli, il più delle volte, mettendo in discussione anche la nostra identità. 
La spinta verso la nostra metà è la meta di tutta una vita. La pulsione primordiale. Vogliamo essere amate, salvate, e perché no, a volte anche torturate, da uomini che non rientrano quasi mai in quella minima percentuale ottimistica di uomini decenti.
Il più delle volte incontriamo solo truffe colossali e il pensiero che Freud e gli psicoanalisti che lo hanno seguito ci abbiano aiutato ad esserne consapevoli è palese. La simbiosi materna, la sindrome di peter pan, e la nostra ricerca del padre. Tutte teorie che a vederle messe in pratica si traducono in suocere onnipresenti, uomini irresponsabili e le nostre conseguenti storie fallimentari.
Ma è così difficile trovarne uno facente parte di quel 5% che non includa i "vorrei ma non posso", le paranoie esistenziali, gli abbandoni stile "via col vento"?  
Caro Sigmund, permettimi di parlarti francamente. 
Alle volte penso che vorrei essere vissuta prima della tua esistenza, prima dei tuoi complessi di Edipo, delle tue interpretazioni, del tuo lettino, perché  forse senza consapevolezza non avrei conosciuto a fondo le debolezze dei nostri istinti, relazionandomi con qualcuno, senza cercare di psicoanalizzarne i comportamenti in modo ossessivo, senza cercare di interpretarli, spiegarli e infine giustificarli. 
Avrei vissuto i miei rapporti amorosi senza confrontarmi con le tue teorie bislacche sulla sessualità. Avrei dato spazio ai miei sogni senza capirli. Avrei continuato quel lungo processo di rimozione. Avrei sopportato in modo nevrotico il fardello del mio inconscio.
Certo adesso sarei un'isterica senza soluzione, ma almeno non sarei una psicopatica convinta con un uomo al mio fianco che me lo ricorda ogni giorno! 
Grazie Sigmund! Tante grazie! 


giovedì 30 gennaio 2014

Psicopatologia di una Fashion Blogger

Vorrei fare una premessa che potrebbe essere scontata ai più, ma a molti altri no.


I miei post sono scritti con profonda ironia. Il tentativo di estremizzare le situazioni, di prendermi gioco di me stessa e degli avvenimenti ha il solo scopo di divertire.


Perciò se in voi manca l'ironia, l'humour e un po' di intelligenza smettete immediatamente di leggere, potreste aver voglia di prendermi sul serio, e nel peggiore dei casi potrei decidere di prendervi sul serio.




Se c'è una cosa che più di tutto mi ha sempre affascinato è lo studio della personalità. Una delle materie che, nel mio lungo percorso di studi in psicologia, ho contemporaneamente amato ed odiato.

La nostra personalità è quanto di più complesso vi sia. La sua struttura comprende un insieme di tratti che fanno di noi quello che siamo, le nostre modalità comportamentali e che definiscono il nucleo delle nostre differenze individuali.


Si dice che noi donne siamo isteriche, psicopatiche ossessive. Vogliamo negare che per certi versi alle volte ci comportiamo così?


Tutti possediamo nella nostra personalità certi piccoli tratti accomunabili ai criteri diagnostici di vere malattie psichiatriche.


Naturalmente si parla di tratti, aspetti che patologici in realtà non sono.


E le fashion blogger?


Si, anche loro.


Mi sono divertita ad immaginare per loro una serie di criteri diagnostici in cui potrebbe idealmente rientrare la loro psicopatologia.

"Psicopatologia di una  Fashion Blogger"

-Autostima ipertrofica
Sono continui i rimandi a se stesse, alle loro doti strabilianti e al saper fare ogni cosa meglio degli altri. Uniti alla credenza di essere le più belle tra tutte. Le migliori tra tutte anche se non sempre la percezione della loro realtà risulta combaciare con quella del loro specchio.





-Oscillazioni d'umore 
Un giorno sono tristi, un giorno sono allegre, un giorno annoiate, un giorno arrabbiate. La loro instabilità emotiva oscilla più di un'altalena. I fattori, che sembrano essere responsabili dei loro così repentini cambi d' umore, sono oggettivamente importanti e fondamentali ad un'esistenza equilibrata: immaginate voi di passare ore e ore del vostro tempo davanti ad un armadio e non sapere cosa abbinare a quelle scarpe di Prada appena consegnate dal corriere.




-Disturbi del sonno 
Perché 24 ore ad una fashion blogger non bastano. Ci sono gli eventi, c'è la preparazione agli eventi, c'è la condivisione degli eventi.
Il tempo dedicato al sonno viene barattato in cambio di ore e ore al pc, sui social, sui blog. 
Si vocifera anche che brillino al sole.




-Ritiro narcisistico 
Se avete un amica fashion blogger vi sarete già accorti che le uscite con lei sono lunghe sequenze di silenzi, intervallati dal trillo di notifiche sui vari social e il ticchettio compulsivo delle sue dita sulla tastiera. Inutile cercare richiamare la loro attenzione raccontando le vostre ultime vicende amorose, lavorative o le avvincenti, rocambolesche, avventure, vissute nelle ultime settimane. A meno che non prendiate il vostro smartphone e decidiate di congedarle tramite whatsapp, non scollerà il suo viso da quella luce luminosa attaccata alle sue mani.




-Comportamenti compulsivi 
Comprare, comprare comprare. Lo shopping è la loro parola d'ordine. Continuo, persistente e pervasivo. Compiuto quasi ogni giorno, più volte al giorno. Conoscono a menadito negozi, marche e siti online. Riconoscono che questo impulso è intrusivo ma non possono farne a meno. Altrimenti di che parlano?








- Ideazione Paraoide 
Il fatto di essere al centro dell'attenzione, di condividere con i followers la loro vita, le porta spesso a credere che contro di loro si perpetuino continui attacchi, maldicenze e complotti. Il senso di sfiducia verso gli altri le porta a mettere in atto comportamenti difensivi, aggressivi e rabbiosi contro chi la pensa diversamente da loro, finendo per bloccare ogni utente con cervello pensante che osi avanzare una riflessione o critica al loro stile di vita.





-Timore dell'abbandono 
Infine vivono un costante stato di timore e paura di poter esse abbandonate dai loro followers, fonte principale di sostegno alla loro immagine idealizzata e grandiosa. Questo provoca ingenti quote d'ansia, improvvisi attacchi di panico e profondo senso di vuoto interiore.






Povere fashion blogger! 
Come non amarle? 





domenica 26 gennaio 2014

Meggings: in o out?




D'accordo. Parliamone.


I Meggings!


Cosa sono?
Una nuova tendenza. E le tendenze, si sa, possono essere pericolose. Perché si diffondono veloci come le malattie e come le malattie contagiano chiunque sia predisposto, chiunque sia sotto tiro.
Praticamente è l'alternativa maschile ai leggings, quelli che una volta si chiamavano fuseaux. Quelli che molte scambiano per pantaloni, quelli che ai più piacciono come alternativa ai collant. Quante donne infatti, indossandoli malamente, hanno rischiato la gogna pubblica! Pensate perciò ad un uomo, che se ne vada in giro per la città con indosso una calzamaglia al posto dei pantaloni!
Cominciamo con il dire che se non ti chiami Robin Hood o Roberto Bolle sei fuori luogo.
Quindi a che prezzo rinunciare alla propria virilità per mettere in mostra gli zebedei, avvolto come un pollo nel domopack?
Per la moda? Per inseguire un filone di eccentricità? Per comodità?


No. No. e ancora No!


Non posso credere che esista realmente uomo sulla terra che una mattina si alzi con la consapevolezza di indossare un meggings ed essere figo, in realtà, non credo esista uomo disposto ad acquistare un meggings, o capace nemmeno di pronunciare la parola meggings.


Ho letto lo stupore di altre donne, increduli come me, sulla probabilità che i nostri uomini trovino spazio nel loro guardaroba a questa insolita novità. Loro che alla parola guardaroba fanno coincidere essenzialità. Loro che non conoscono il significato del nostro "mi serve", e tremano se pronunciamo la parola shopping.


Per cui voglio rassicurarvi care donne.


Non temete, se in giro vi capiterà di incrociare le gambe di uomo con indosso un meggings, state tranquille, non è l'uomo che fa per voi, non lo è mai stato.


Purtroppo, o per fortuna, è già l'uomo di qualcun altro.

sabato 25 gennaio 2014

Che fine faranno le Fashion Blogger?


Fashion blogger.
Uno dei termini più gettonati degli ultimi anni.
Tutte le vogliono, tutte le cercano, tutte sognano di esserlo. Tutte provano ad esserlo.
E' una vera psicosi collettiva che, a macchia d'olio, si estende dalle silenziose e segrete camere da letto di sedicenti donzelle, intente a creare outfit, scegliere abbinamenti, proporre stili e mode, da lanciare come palline pazze immortalate sulle strade delle nostre città, sui tetti delle nostre case, sui social, agli eventi cool e meno cool.
Infondo che c'è vo?
Fare la fashion blogger è facile "come fare una o con il bicchiere" avrebbe detto mia nonna. Io dico che è facile come sbagliare colore del rossetto, come tracciare una linea di eye-liner. 

Il Kit base per essere una fashion blogger richiede pochi elementi:
-capi d'abbigliamento vari
-molteplici accessori
-uno smarthpone
-una semplice applicazione come Instagram
-un fidanzato disposto a scattare delle foto per te
-una bella faccia tosta

Richiede una creatività semplice, come quella impiegata per ricreare i plastici di Bruno Vespa. 
E poi, basta crederci, avere una elevata autostima e, perché no, anche un po' di masochismo.
Certo c'è a chi riesce meglio di altre. Vuoi per un guardaroba degno di nota, vuoi perché il guardaroba degno di nota lo hanno ricevuto in regalo, vuoi perché avere un fisico da modella aiuta, vuoi perché essere disoccupati regala tempo, per scegliere il giusto outfit, per fare delle belle foto, per scegliere la location giusta in cui fare le belle foto, per condividerle con i followers sui vari social.
Insomma a descriverlo così l'impiego da fashion blogger risulta allettante, per tutte.
Perciò biasimare chi lo fa mi sembrerebbe anche ingiusto!
E poi come si fa a criticare chi possiede cotanta cultura? Una cultura che io personalmente non riesco proprio ad acquisire. Ci vuole tempo e dedizione oltre che passione, per conoscere tutte le grandi Maison dell'alta moda, i capi storici, le firme in voga. 
Il punto però, che qui mi preme sottolineare, non è tanto quello di queste care ragazze, il loro stile di vita, ma quello di chi ne ha fatto marketing (o marchette).
La fashion blogger oramai tira più dell'oro. Dove la metti sta, basta che la  fai sentire importante, magari facendole un regalo. Lei che per quel regalo non perde un invito e ti fa pure pubblicità sul blog. 
Lei che scrive di te, parla di te e non ti chiede un euro. 
Perché a lei interessa esser popolare e spopolare.
Quindi, ricapitolando: occupa poco, spende poco, chiede poco. 
E questo le aziende lo hanno capito da tempo, e non solo loro, insieme alle aziende lo hanno capito le boutique, piccole grandi che siano, e lo hanno capito tutti, pure i muri, pure quelli che non sanno nemmeno quale sia il ruolo di una blogger, figuriamoci di una "fashion". 
Perciò, cara azienda taccagna, che ti lamenti?  
Non pretenderai  pure che quell'unica fashion blogger dotata di neurone aggiunto non emetta un fiato, se, ad un tratto, il suo far marchette non le sta più bene, e prova a chiederti di più? 
Ricorda che la tua gallina dalle uova d'oro, a causa della tua avidità, potrebbe fare una brutta fine. 
E poi chi te li scrive i post?

venerdì 24 gennaio 2014

Lo strano caso di Maria di Trapani


Il termine fenomeno è legato a qualcosa di osservabile, di manifesto, di evidentemente rilevante.
Solitamente nella sua accezione positiva lo accostiamo a persone, eventi, oggetti dalle straordinarie caratteristiche. Insomma a qualcosa degno di nota.
Accanto ai fenomeni naturali, paranormali,  strani, misteriosi, troviamo i fenomeni bizzarri. Sono quelli che trovano i natali sul web. 
Se ricordate personaggi come Gemmadelsud e il suo delirio di grandezza, Peppe Simone e la sua ricerca della figa, i prediciottesimi e le vicende di giovani al loro primo suicidio sociale, non potete non conoscere il nuovo fenomeno del web: Maria di Trapani.
E' talmente popolare da attirare l'attenzione persino del tgcom24, che dopo averne decantato le doti: tra cui compaiono spontaneità, aderenza ai valori e ingenuità, la condanna aspramente nelle battute finali riportandone l'attenzione persino a Papa Francesco.
Povera Maria, ti difendo io!
Tu che in fondo sei solo stata trascinata dal vortice di una popolarità che non ti aspettavi, non avevi richiesto, lanciata in un mondo che non conoscevi, fatto di interviste, serate in discoteca ( ma non avevi detto che non ti piacevano?), troppo distante e diverso dalla tua familiare e rassicurante vita chiesa e casa nella cittadina trapanese.
Tu che volevi solo conoscere un uomo e hai trovato un caso umano, Salvatore di Paceco che ci aveva già provato con tua sorella, e tra un "Palla tu? Pallo io?" non riusciva nemmeno a guardarti in faccia, con le sue mani in tasca e la faccia di un cane bastonato.
Tu che sei "seria", tu che lo vuoi semplicemente travagghino, che ti interessa il carattere per andare d'accordo e sposarti, forse un giorno.
Tu che sei ingenua, immatura e, quella popolarità, anche se negativa, ti piace.
Tu che ti lasci sfruttare da chi su di te ha realizzato un fenomeno da baraccone. 
Tu che cerchi un uomo e trovi derisione, insulti, critiche e prese in giro.
Tu che fai dichiarazioni, dispendi consigli, con quel il tuo accento stretto, la tua parlantina disorganizzata, il tuo dialetto ricco di neologismi e frasi colorite e se nessuno ti capisce ti arrabbi.
Tu che ridi nonostante tutto, con quella semplicità un po' spartana, quell'inconsapevolezza di chi è ancora come una bambina, spaventata, ma per nulla intimidita.

Cara Maria, mi chiedo cosa pensi, quando non sei sul web, che idee ti sei fatta sulla tua popolarità, chissà se cerchi ancora un uomo, se hai progetti sul futuro, se quell'uomo travagghinu, adesso non lo vuoi più, forse preferisci un uomo che ti voglia bene, che ti faccia sentire importante, come tutti gli utenti che continuano a cliccare il tuo nome in cerca di divertimento, ma soprattutto vorrei chiederti se sei consapevole. 
Insomma, in parole povere: "Ci fai o ci sei?"
"E chistu va. Pi sempre e na vota!"

giovedì 23 gennaio 2014

L'uomo con la paura della saponetta.


Ieri tornata dalla palestra, come di consuetudine, ho fatto una doccia calda e uno shampoo. E proprio sotto il calore del phon, mentre asciugavo i capelli, riflettevo sul fatto che, se per me e molti altri di voi che mi leggono al momento, è una sana abitudine trastullarsi con acqua e sapone, o almeno lo spero, per molti altri, schiuma, acqua scrosciante e pulizia personale, non rientrano tra le quotidiane priorità.
Certo che di pensieri sotto al phon me ne vengono parecchi, ma questa è arrivata come un'illuminazione, soprattutto, alla luce del fatto, che, proprio in palestra, ne vedo di tutti i colori e ne sento di tutti i gusti e profumi, o, dovrei meglio dire, di tutti gli olezzi.
In fatto di pulizia l'uomo si contraddistingue, solitamente, in termini negativi, e in modo inversamente proporzionale allo sviluppo e all'età, ricordo, infatti, ancora come fosse oggi, la puzza che emanavano alcuni miei compagni di classe. Ma questo provo a spiegamelo attribuendolo alla loro immaturità, che li rende dei continui bambini, incapaci nell'adolescenza anche a prendersi cura della loro igiene personale.
Crescendo, poi apprendono l'uso e le arti misteriose del sapone e deodoranti e, nei casi più evoluti,  anche di creme, e fluidi opacizzanti. 
Ma in alcuni casi il normale sviluppo di queste competenze subisce un rallentamento e in alcuni casi una regressione se non addirittura un blocco.  Esistono, infatti, casi di uomini che in età adulta continuano a mantenere una profonda ignoranza per quanto riguarda l'arte della detersione quotidiana.
L'uomo è una creatura bizzarra, in misura maggiore, se, e quando, mette in atto le sue tipiche strategie seduttive. Se, a queste, aggiungete l'innata convinzione di sentirsi fighi e sottraete il passaggio in doccia,  viene fuori una inusuale equazione matematica, la cui incognita è racchiusa proprio nell'audacia che li guida verso noi donne con l'illusione di poterci conquistare. 
Questo esemplare di uomo, infatti non è  il rude, il genere d'uomo che "non deve chiedere mai", quello che all'odore del Palmolive preferisce il suo, più nature e animalesco. L'odore del maschio alfa è un  odore bestiale, un po'  verace, è quello che sa di pelle, per intenderci, e che ci fa impazzire. 
Un'assioma fondamentale presuppone, però, che la pelle sia ben pulita, cosicché, con il suo odore naturale non interferisca dell'altro, per esempio strati di sporcizia accumulati. In questo caso abbiamo a che fare con un'altra tipologia di uomo, il Fetente, inteso non nel senso lato di mascalzone, ma proprio di lurido.
Parliamo di un genere diverso. Non si tratta di odore, ma di puzza, quella vera, quella che, per reazione, procura attivazione fisiologiche difensive, come vomito o fuga. 
Il fatto è che, purtroppo, l'antefatto in cui compaiono acqua e sapone, non sempre viene contemplato nella routine quotidiana di un uomo, anzi, alle volte,
viene saltato a piè pari, per noia, perdita di tempo, mancanza assoluta delle regole del vivere civile, pigrizia o, più comunemente, per una malsana abitudine.
Il problema, come dicevo sopra,  è quando il nostro fetente si atteggia a gran seduttore, avvicinandosi  a noi con fare galante e ammiccante, non rendendosi conto che il vostro vacillare, a cui segue un accenno di perdita dei sensi, non è dovuto alla sua arte amatoriale, ma alla nebulosa puzzolente che lo avvolge e che lascia a ogni suo passaggio.
Quello che più stupisce, rendendoci increduli della provenienza del cattivo odore, è il fatto che tal uomo possiede anche una certa vanità, tratti narcisistici e pretesa di essere un gran playboy. Il che potrebbe inizialmente rendervelo piacevole, farvi cadere nella sua rete, non fosse per il fatto che tutto il suo sex appeal viene improvvisamente annullato e offuscato da quell'insano odore di morte che ha appestato lo spazio circostante. 
Quando, poi, lo spazio circostante è una palestra e guardandovi attorno non vedrete altro che macchine, su cui stanno allenandosi maschi grondanti, con muscoli a bella vista, se ad un tratto, vi sembrerà che uno di loro si avvicini subdolamente a voi, con l'intento di abbordarvi, non fatevi ingannare. A confondere i vostri sensi non sono di certo quei fisici pulsanti, ma qualcosa di più subdolo, che nell'aria si è già diffuso, giungendo ben presto le vostre narici e tramortendovi all'istante. In quel caso non vi resta che indietreggiare con un sorriso, trattenere il respiro e scappare all'istante. Se l'uomo in questione, però vi pare meriti di più e volete provare ad avere uno scambio di battute e magari in futuro di numeri telefonici e poi ancora di calde effusioni, proponete un approccio alternativo e invitatelo, prima che nel vostro letto, sotto la doccia. 

martedì 21 gennaio 2014

SUMPTUOUS INFINITE DARING LENGTH + VOLUME MASCARA - ESTEE' LAUDER




Sumptuous Infinite Daring Length + Volume Mascara, è il nuovo rivoluzionario mascara firmato Esteè Lauder.

La novità di questo prodotto è sicuramente l'adattatore, oltre che la sua formula innovativa. Promette, infatti, l’allungamento delle ciglia ben oltre le loro estremità naturali.

La sua formula avanzata contiene un mix unico di polimeri innovativi, adattabili, flessibili abbinati a una nuova tipologia di fibre nero-carbone extra-lunghe che rivestono le ciglia all’istante, modellandole e volumizzandole perfettamente e slanciando ciascuna di esse dalla radice sino a tutta l’estremità. Il mascara, asciugandosi, deposita le fibre nelle ciglia oltre l’estremità cigliare conferendo una dimensione straordinaria.

L’applicatore sagomato presenta 12 file di setole, 11 delle quali di breve lunghezza la cui azione dona spessore istantaneo alle ciglia facilitando un deposito ottimale del prodotto. Dopo il primo passaggio di mascara, la fila più lunga di setole, chiamata pettine esteso, dona il tocco finale alle ciglia, pettinandole e separandole perfettamente.

 


lunedì 20 gennaio 2014

Selfie o Self?




"Specchio specchio delle mie brame chi è la più bella del reame?"


Se la cara Grimilde vivesse nella realtà dei giorni nostri, si ritroverebbe a recitare queste parole davanti allo schermo del suo smartphone e, a competere con lei, non troverebbe solo la bella e candida Biancaneve, ma una ciurma di donzelle, la cui immagine amano immortalare, fotografare, filtrare e condividere.
Si chiama Selfie, non è solo uno slang, è un neologismo, una parola nuova a tutti gli effetti e riconosciuta come tale, tanto da comparire nell'Oxford Dictionary.
La sua etimologia deriva dalla parola self il cui significato è ben noto (auto, da sé, io, sé, se stesso).
Insomma questa parola rimanda alla nuova moda di scattare foto a se stessi, tramite la fotocamera dello smartphone o web cam, per poi condividerla sui social, come Instagram o Facebook.
In fondo farsi una foto è più semplice che farsela fare. Io ne sono convinta e lo ribadisco da tempi remoti. Quando, con ancora al collo la mia vecchia macchina fotografica a rullino, dal fotografo, mi ritrovavo a scartare gli orrori scattati dagli amici, che di prospettiva, luce e inquadratura non ne capivano davvero un accidente. Ho sempre pensato che poter visualizzare una foto pre scatto fosse la cosa più utile alla riuscita dello scatto stesso. Vero è che, dall'altro lato della medaglia, ritroviamo pose interminabili, perdita di spontaneità e proliferazione di immagini con soggetti a dir poco fotogenici,sotto il comune hastag #selfie.

Ciao, mi chiamo Lorena e sono selfiedipendente. Siamo in tanti, facciamo parte della generazione 2.0, quella degli smartphone, della condivisione, dei social e, purtroppo, dello sfrenato narcisismo.
Ogni foto condivisa ritrae il giovane 2.0, in una giornata tipo, mentre conduce un'azione tipo. Tutto viene documentato, istante dopo istante: cosa mangia, come dorme, quando sorride, se lava i denti, cammina, cambia outfit, un nuovo paio di scarpe, le sue dita, un nuovo brufolo sul mento...
Prima di certo non era così. Mancando l'immediatezza, che la nuova tecnologia consente, la condivisione aveva aspetti meno narcisistici, più privati/discreti.
Anche se ci sono immagini che documentano selfie risalenti all'era pre smartphone, quelli moderni hanno tutto un altro aspetto. Meno seri, meno impostati, decisamente più coloriti e vivaci, alle volte fin troppo seducenti e molto spesso dementi.






Autoscatti allo specchio.
Fonte: http://en.wikipedia.org/wiki/Selfie 





Fatto sta che la diffusione del selfie rispecchia l'immagine dei nostri tempi, come una cartina tornasole indica il ph dell'ambiente in cui è posta, e il nostro ambiente indica, senza ombra di dubbio, un'elevata presenza di ph a contenuto narcisistico.
Se da un lato la voglia di mostrarsi ai propri sostenitori, fan, followers diventa un modo per umanizzarsi, vedi le celebrità, che non risparmiano se stessi e i loro lati meno celebri attraverso scatti a volte troppo imbarazzanti. Dall'altro mostrarsi ai propri amici e parenti attraverso scatti non proprio decenti, diventa un modo per dichiarare a tutti la propria spudoratezza, senza filtro alcuno, eccetto quelli che, aggiustando luci e ombre, rendono i nasi meno grossi, la pelle meno spenta e, tutto sommato, noi meno brutti.
Non trovo condannabile il fatto di mostrare se stessi, le foto, se sono belle, hanno tutto il diritto di essere scattate e, se vogliamo, pubblicate. Alle volte, però, la nostra immagine viene inflazionata, mi rendo conto, sono io la prima che se lo sente ripetere dagli amici, tutte le volte che vedono comparire una nuova foto in bacheca.
Ció che non quadra è quando il selfie non è più selfie. Cioè quando, attraverso l'autoscatto, rimandiamo un'immagine falsata di noi, e qui i filtri non c'entrano. Amaro, valencia, hefe, sono tutti aiuti che diamo alla nostra immagine, e non trovo ci sia nulla di sbagliato nel volerci migliorare, rendendo i nostri connotati un po' più delicati, luminosi, azzerando, a volte, difetti evidenti. Il punto è che, molto spesso, l'immagine che di noi risulta è fasulla, ritraendoci come delle stars, facendo credere di noi stili di vita inesistenti, configurandoci in una realtà che agli occhi esterni risuona comunque fittizia, fatta solo di sorrisi, cibo e divertimento.
Così siamo una copia grottesca di noi stessi. Una copia che non riconosciamo nostra, quando non la leggiamo attraverso lo schermo di uno smartphone.
Ma ci piace essere così, credere di essere diversi, più belli, più felici ed ogni like diventa non solo un mi piace alla nostra immagine, al nostro outfit, alla nostra acconciatura, ma alla nostra autostima. E' più un'approvazione, quella sociale, quella degli altri, quella di cui abbiamo più bisogno per sentirci in pace con noi stessi.


Visto così il selfie non è solo il trend del momento, rischia di diventare una difesa al nostro self. Un filtro che applichiamo a piacere sulla nostra vita per colorarla un po' di più, renderla accattivante, pulirla dai difetti che, poi, difetti non sono, semmai luci e ombre della vita vera.








martedì 14 gennaio 2014

I films horror di una donna




Ci sono situazioni nella vita di una donna che se avessero un titolo sarebbe certamente quello di alcuni dei più famosi horror Movies. Ci avete mai pensato?


Io si. Ecco alcuni dei titoli che calzano perfettamente.


Non aprite quella porta

No, non si tratta della porta della casa più paurosa di tutti i tempi, quella degli Hewitt, ma di una porta più familiare, più casalinga...
la porta del bagno di casa vostra, un attimo dopo aver asciugato i capelli e aver ottenuto una piega perfetta.
Vi siete mai chieste il perché una volta uscite da quel luogo caldo e protetto, dopo esservi viste allo specchio ed esservi fatte l'occhiolino da sole, vi trasformiate da testimonial della Pantene a cespuglio di mangrovie in un nanosecondo? Io me lo chiedo tutte le volte. La risposta resta un mistero.

The Ring

Altro che 7 giorni, una donna ci pensa tutta una vita.
No, non al giorno della sua morte, ma a quello del suo matrimonio e all'anello che riceverà durante la fantomatica proposta. Se lo immagina, lo sogna, lo intravede in vetrina, lo cerca su internet, lo brama con terrificante avidità. E' unico nel suo genere, perché ogni donna è unica nel suo genere. E se non lo ottiene, inizia il conto alla rovescia, e lì, cari uomini, lì sì che comincerete a contare i famigerati 7 giorni.


L'Esorcista

Ci sono giorni in cui i nostri sensi sono alterati. Diveniamo suscettibili, intolleranti, qualsiasi cosa ci rende colleriche, violente, persino diaboliche. Sono giorni in cui non è permesso ad alcun essere vivente contraddirci, né cercare di calmarci, diventiamo nervose e, pur non parlando la lingua latina o altra lingua sconosciuta,se provocate, vi paralizziamo all'istante con lo sguardo. Si chiama ciclo e ne siamo possedute ogni 28 giorni.


Dal Tramonto all'alba
Niente vampiri, nessuna rocambolesca vicenda di motociclisti e camionisti all'interno di un bar.
L'unica vicenda che si snoda in questo arco di tempo è quella legata ad un misteriosissimo fatto. Il punto è che molti uomini sembrano denunciare una situazione assai bizzarra e inquietante. Pare, infatti, che al risveglio, inspiegabilmente, al loro fianco, al posto della strafiga abbordata la sera prima, trovino, in realtà, un essere di sesso femminile, dai connotati completamente alterati, la metà dei quali depositati tra il cuscino, su cui compaiono evidenti tracce di make up, e il bagno,in cui sparpagliati qua e là, compaiono pezzi posticci di ciglia finte, reggiseni a cui sono rimaste attaccate le tette che solo 12 ore prima ammiravano sulla sedicente donzella, reggi calze e reggi culo.
La cosa che più fa rabbrividire i nostri uomini è il ritrovamento di ciocche di capelli posticce tra le dita, dopo aver cercato di risvegliare quell'essere ronfante spalmato sul letto. Anche questo resta un mistero.


Venerdi 13

"Sembrava un tranquillo venerdì sera, preludio al weekend, finalmente tanto atteso e desiderato, dopo un'intensa settimana di stress. La graziosa ragazza era pronta ad una serata di sfrenato divertimento. Entrando nella sua camera, si accingeva ad aprire l'armadio, per prepararsi ed essere la più bella tra tutte, ad un tratto un oscuro presagio si manifestò davanti a lei, davanti a quell'ammasso di abiti, la tragedia del "che mi metto?" si era appena consumata! "
La tragedia si ripete, più o meno, ogni venerdì, sabato, domenica e restante settimana, nella vita di una donna davanti al suo 4 stagioni.

Nightmare

Freddy Krueger sarà anche stato il peggior incubo di quei poveri bambini oramai adulti, ma il vero incubo per una donna è senza dubbio il suo parrucchiere. Non c'è donna al mondo che seduta su quella sedia, affidando la sua chioma alle forbici del suo parrucchiere, non si senta come un prigioniero nel braccio della morte. Il destino dei suoi capelli è affidato alle mani di colui che la farà tremare di paura fino all'ultima sforbiciata e, se ci pensate bene, 9 volte su 10, quella paura ha avuto basi fondate. Specchio docet!


Scream

L'urlo più potente e riconoscibile lo emette una donna, davanti alla vetrina di un negozio di scarpe, alla vista di quel paio di stiletti dalla suola rossa che tutte conosciamo e che tutte vorremmo indossare nella vita. Il loro nome è Louboutin e l'urlo ha frequenza maggiore quanto più il nostro piede si avvicina a quella suola.


The Saw

Se credete che l'enigmista più famoso della storia sia un pupazzo con papillon, con due spirali rosse al posto delle guance, vi sbagliate di grosso e, sicuramente, non avete avuto a che fare con una donna.
Lei si che ha il potere di tenervi in catene, nella sua morsa terrifica, mentre al ritmo dei suoi 3000 indovinelli cerca di trovare quella verità che crede voi le stiate nascondendo.
Inutile dimenarvi, inutile cercare di sottrarvi al suo gioco, in un modo o nell'altro vince sempre lei.


Naturalmente questi sono solo alcuni dei titoli e delle situazioni che mi sono venute in mente. Scommetto che se ci pensate bene riuscirete a trovare altri spunti nella lunga filmografia horror e nelle vostre esperienze, riuscendo ad adattarle senza difficoltà.

Sono qui pronta ad ascoltarle curiosa e per nulla spaventata.









lunedì 13 gennaio 2014

Le "grandi bellezze" dei Golden Globes 2014


Come ogni anno torna uno degli appuntamenti più glamour e attesi. I Golden Globes.
Quest'anno vinciamo anche noi, grazie a Sorrentino, con la "Grande Bellezza", l'Italia porta a casa un golden globe e la speranza di aggiudicarsi una prossima nominaton all'Oscar, dopo tanti anni, dai tempi di Tornatore con "Cinema Paradiso".
Ma lo sappiamo tutte che questo desta il nostro interesse fino ad un certo punto, o meglio fino a quando compaiono loro, le stars femminili, a splendere, o no? sul red carpet.
Ma vediamole insieme queste "grandi bellezze".

La mia preferita è Emma Watson, in Dior Couture.
La trovo di una bellezza non invadente. L'occhio furbetto di chi sa di essere bella ma non vuole ostentarlo. Gioca con la sua femminilità, dando spazio a dettagli più androgini e rock.
Il suo abito è meraviglioso, un vedo non vedo che fino all'ultimo inganna l'occhio.
Un pantalone ultra skinny sbuca pian piano sul davanti, fino a mostrarsi con una  scollatura audace, una volta voltate le spalle.
Le scarpe poi, altissime, viola in contrasto con l'arancio acceso dell'abito.
La piccola Hermione vince sempre e comincia a slegarsi dall'immagine della simpatica streghetta. Adesso è una donna che sa il fatto suo!


Vediamo gli altri Looks.

Kelly Osbourn

Margot Robbie in Gucci
Amber Heard

Kerry Washington in Balenciaga


E poi lei, la mia croce e delizia. Sandra Bullock, ogni volta, la ammazzerei! 
E' una strafiga pazzesca, ma a quanto pare non sa scegliersi un abito. L'hanno definita una "liquirizia assortita" e mi pare davvero che calzi perfettamente il paragone. Per non parlare delle scarpe che sembrano strizzarle le dita sofferenti. Infine il make up non la aiuta di certo, troppo vecchia signora! 
Sandra io ti adoro, ma alla prossima trovati qualcuno che ti aiuti ad agghindarti meglio! 


Altro pancione e un look scintillante per Olivia Wilde e non Palermo, come molti hanno suggerito sbagliando. 
Lei è spendida in Gucci. 


Uno degli abiti più vivaci e belli, secondo me, ma peggio indossati. Lei è spiritosa, ma quella scollatura non le dona per nulla.
Lena Danham

Ed eccolo qui, l'abito più anonimo fra tutti, accompagnato da un carré altrettanto anonimo e brutto.
Reese Witherspoon

Jennifer Lawrence in Dior





Taylor Swift

Amy Adams

Sofia Vergara in Zac Poson


Julia Roberts in Dolce e Gabbana

Cate Blanchette

Infine, Mila Kunis. Lei fino a qualche anno fa era meravigliosa, ma adesso che le sta succedendo? Non vi sembra abbia dieci anni di più? Potevano osare con un rossetto più vivace o un abito diverso! Troppo grigiore, troppa tristezza.


E adesso vediamo un po' i make-up e le acconciature.


Amber Heard vince per i volumi e i movimenti. Questa acconciatura è elegante e particolarissima.
Anche il make-up, assolutamente nude, è estremamente elegante ed esalta i suoi lineamenti, soprattutto gli occhi, con giochi di contrasto, uno smokey leggero e colori principalmente matte.


Emma Watson esalta il suo splendido incarnato con un rossetto color ciliegia matte appena accennato. Sugli occhi solo una piccola e sottile linea di eye liner

Zoey Deschanel punta su incarnato luminoso, occhi nude e labbra rosso geranio molto luminoso.

A Kerry Washington invece, la gravidanza regala una luce unica, che il make-up può solo esaltare. 
Gli occhi sono messi in primo piano con uno smokey allungato verso l'esterno sui toni del grigio, nero e marrone. Labbra nude.


Quanto alle scarpe. Beh, se ne sono viste di tutti i colori, con e senza plateu, più o meno comode.

Ma le più belle e particolari le ha indossate Zoey Deschanel. In assoluto!

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