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lunedì 29 settembre 2014

Il cupcake sbagliato


E' lunedì. 
Un insolito lunedì. 
Mi sono svegliata afona, senza motivi plausibili, senza bischerate di cui avere ricordi confusi e annebbiati, legati alla sera prima. 
Sarà il cambio del tempo, l'arrivo dell'autunno.
Eppure una zanzara tigre sopravvive ancora e ha appena ridotto il mio stinco ad uno zampone.
Mia madre prepara la pasta al forno. Già questo basterebbe a far crescere in me il sospetto che qualcosa di strano nell'aria c'è. A ciò si aggiunge il fatto che il mio vicino di casa ascolta musica ad alto volume, alternando Caparezza a James Blunt. 
E' uno strano lunedì. 
Ho scoperto che i kinder sorpresa riproporranno le vecchie sorprese anni 90. Forse, anche nella fabbrica degli ovetti più famosi al mondo sono rimasti a corto di idee. Un po' come me, in questo strano, e ripeto, stranissimo lunedì.
Ho immaginato un lungo post in cui vi avrei tediato sulle classiche storie di donne infelici e insoddisfatte, alle prese con uomini coglioni. Ho immaginato che lo avrei intitolato " Cosa vogliono le donne". Poi mi sono accorta che sulla reale determinazione femminile mi trovo un po' impreparata.
Il punto è che noi non lo sappiamo mai ciò che vogliamo. O meglio, crediamo di saperlo ed è ciò che più ci frega.
L'altro giorno, presa dalla voglia di cupcake, entro in una deliziosa backery, ad Ortigia. Dopo una lunga pausa davanti la ricca offerta di gusti, in cui primeggiano cuori alla nutella, granelle e modi di interpretare il cioccolato sopra un cupcake, che nemmeno Willy Wonka, ho optato per l'unico dall'aspetto e gusto stravagante : il cupcake al mojito.
Ecco, qui credo si possa racchiudere tutto ciò che una donna crede di volere e la sua reazione una volta che lo ha ottenuto. Ovvero restare con il palato insoddisfatto e perplesso, sorridere fingendo di aver fatto la scelta giusta e bramare il cupcake con cuore al cioccolato, che continua a guardarti dalla vetrina.
Fare delle scelte non è mai semplice, soprattutto perché, nel momento in cui le fai, ti coglie un'improvvisa indecisione, che confonde e destabilizza.
E' come entrare da Zara, pensando di acquistare solo un jeans e uscire con un gilet di pelliccia e un parka in lana, quando ancora fuori la temperatura oscilla tra il "vado al mare" e "metto il giacchino in borsa, non si sa mai".
Insomma, noi donne abbiamo un problema serio quando si tratta di prendere una decisione o scegliere cosa sia meglio per noi, ciò che ci farebbe stare bene. Sul serio. 
Così ci ritroviamo ad accumulare scelte sbagliate, con un effetto domino che ci trascina violentemente.  

-Chi siamo?
-Siamo donne!
-Cosa vogliamo?
-Dimagrire! 
-E come vogliamo farlo?
-Mangiando nutella!

(Recita così un link divertente diffuso sul web).

Ed è così! Vogliamo delle cose,ma non siamo in grado di ottenerle senza rinunce, senza la giusta analisi delle conseguenze. Ci facciamo trasportare dal vento delle nostre passioni, dagli impulsi, dall'entusiasmo e ci lanciamo, senza freni, nel vortice della nostra emotività, come palline in un flipper impazzito. Ad ogni ostacolo riprendiamo la corsa, matta, verso quell'unico obiettivo che sappiamo essere fallimentare in partenza.
E' come quando andiamo a comprare un nuovo paio di jeans. Gli uomini forse non lo sanno, ma questa azione, che ai testosteronici sembra tanto banale e, a volte, nemmeno così necessaria, (visto che loro, l'unico paio di jeans, lo ricevono in dotazione, come accessorio, insieme alla fede calcistica, e non lo cambiano più) ha un alto potere simbolico, che ci investe di autostima o depressione, nel giro di pochi minuti, quando, dentro uno squallido camerino, davanti allo specchio, riceviamo il messaggio che il nostro culo ci invia, chiaro e immediato. 
E non sempre ci facciamo convinte. Aspettiamo che quel jeans ci riveli segreti nascosti, ci invii messaggi subliminali, immagini criptiche, indecise o no se portare a casa quell'indumento rivelatore della verità. Non ci rendiamo conto che il mistero non è nascosto nel jeans, ma in ciò che ci sta dentro e che, se indossando quel denim, il nostro culo apparirà, piatto, grosso o deforme è perché, probabilmente, lo è davvero. 
Questo è il nostro vero gap davanti ad una decisione da prendere: vederne la verità!
Ci lasciamo offuscare da quello che potrebbe essere, da cosa si nasconde dietro l'una o l'altra opzione, da altre mille sfaccettature, sospese nella nostra valle delle possibilità. Lasciandoci sfuggire l'unica, ovvia, risposta a tutto. 
La verità si cela dentro di noi, ma non la vediamo, intimorite dal percorso dell'una o l'altra strada ci fermiamo in mezzo, facendo un passo avanti, uno indietro  e optando, infine, per quella che, dapprima, nemmeno avevamo considerato, allontanandoci dal vero obiettivo. 
Così ci troviamo con quell'amaro sapore in bocca, a metà tra la menta piperita e un mojito sbendato, a sognare il gusto dark del cioccolato. 
E un normale lunedì ci appare insolito e diverso, perché insolite e diverse probabilmente siamo noi, che abbiamo capito una nuova verità e siamo in attesa di percorrerla con convinzione.





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