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mercoledì 20 marzo 2013

Una domanda senza risposta, o no?


Immaginate di trovarvi all'alba dell'esperienza lavorativa, dopo un lungo percorso fatto di esami, università, tirocini, e ancora esami.
Pensate, poi, di avere la possibilità di confrontarvi con chi nel vostro stesso ambito lavora da tempo, avendo accumulato un bagaglio di esperienza che voi ancora sognate soltanto, e immaginate che questa persona vi introduca a questa nuova fase della vita con un augurio.
Cosa vorreste sentirvi dire? Cosa vorreste che questa persona dica a voi, ancora acerbi e incoscienti in bilico sul parapetto di questa incognita che è il mondo del lavoro?
Bene, questa domanda oggi è stata rivolta a me e alle mie colleghe, future e imminenti psicologhe, lasciandoci perplesse e senza risposte.
Una domanda che mi ha lasciato in una sorta di trance ipnotica, all'interno di una spirale di altre mille domande, le cui risposte restano per aria.
Vero è che attualmente la nostra società ha mostrato una grande apertura verso i temi psicologici, dimostrando attenzione alla psiche, alle sue dinamiche. E incuriosita dai molteplici fatti di cronaca, da una crisi crescente e da realtà traballanti, ha cercato nella psicologia una risposta a dei perché dilaganti .
Vero è che l'individuo è sempre più isolato e la patologia psichiatrica sempre presente.
Vero è che anche i media si trovano, spesso, a confrontarsi con figure quali psichiatri e psicologi in vari ambiti.
Vero è che, rispetto a 15 anni fa, quando la psicologia era confinata a insulsi e poco attendibili test racchiusi in giornaletti adolescenziali, si sono fatti passi da gigante.
Vero è che il lavoro ci sarebbe.
E allora perchè non c'è? Perché siamo così tanti in attesa di mettere in pratica le abilità accumulate in anni di studi?
Perché l'attenzione c'è, ma manca il saperla direzionare verso ciò che conta davvero.
In troppi show si parla, si discute, si sostengono tesi e opinioni. Mentre nei tribunali, nelle scuole, negli ospedali, lo psicologo resta chiuso nel suo camice invisibile, tra stereotipi e pregiudizi,  incorniciato nei suoi strumenti aleatori, senza riscontrare credibilità o appoggio da altre figure professionali, che dovrebbero lavorare con lui, in parallelo, e non contro.
In alcuni casi, invece, ne resta estromesso.
-Mancano i soldi!
Oramai tutto trova risposta in una mancanza di denaro, quando, per me, è mancanza di interesse.
Quanto interesse reale c'è nell'attenzionare la richiesta di aiuto che si cela dietro un gesto di rabbia, un suicidio, un problema alimentare, un abuso sessuale, al di là di quello che viene riservato sotto ai riflettori?
Così, se, aggiungiamo che la richiesta in ambito pubblico, della sua figura, si è abbassata notevolmente, a questo povero psicologo non resta altro che chiudersi in uno studio, aspettando che la presa di coscienza dell'individuo bussi alla sua porta.
Ma non accade così, o così facilmente. Vuoi per l'onere da pagare, vuoi per ignoranza o il preconcetto, vuoi perché la soluzione farmacologica appare la più immediata e risolutiva.
E allora perchè studiare  psicologia?
Sarebbe più facile, a detta di molti, seguire un percorso medico: laurearsi in medicina e poi fare una scuola di specializzazione in psicoterapia, non certo per dimezzare i tempi, perchè tra i 5 anni di università, un anno da tirocinante, un'abilitazione e una scuola di ben 4 anni con annessa terapia personale gli anni di studio e dedizione alla materia sono più o meno gli stessi; piuttosto perché essere medico garantisce agli occhi esterni e forse, sotto sotto, anche ai tuoi, maggiore credibilità e professionalità.
Credo che la riposta sia una sola: sarei stata una persona diversa. Sempre io, certo, con le mie caratteristiche positive e negative, con i miei pregi e i miei difetti, ma con una predisposizione verso l'altro diversa, avrei visto l'altro con occhi diversi.
Ecco, questo è il motivo per cui ho scelto una carriera piuttosto che un'altra, non meno lunga, e sicuramente non più semplice.
E forse è questo quello che vorrei sentirmi dire, malgrado tutto, malgrado le porte in faccia, sguardi di superiorità, ostili e, in alcuni casi, indifferenti, "Hai fatto la scelta giusta!"
E  "Non lasciarti abbattere dalla concorrenza, dal poco lavoro, dalle delusioni o dalle sconfitte.
Mantieni fermo il tuo obiettivo, la tua motivazione".
Se ti stai chiedendo dove trovarla,  ti avverto, che non la troverai negli altri, ma solamente dentro di te. E' la spinta che ti porta a lavorare al meglio, a darti all'altro senza pentimento.
Non vorrei sentirmi dire: "Troverai lavoro, sarai un grande psicologo, avrai successo garantito". Significherebbe camminare come i cavalli, paraocchi ben saldati per non notare le mosche che ti ronzano intorno. No, io le voglio vedere quelle mosche, affrontarle pure, sapere che nonostante tutto, quello è il mio posto, perchè l'ho scelto io!
A voi che, come me, siete appese al filo dell'ignoto, a voi che, qualsiasi professione abbiate scelto, vi sembra di non aver fatto abbastanza o di aver fatto la scelta sbagliata, non vi voglio raccontare favole, imboccarvi con "la pillola della felicità", augurandovi che tutto vada per il meglio.
Non voglio vi illudiate, vi dico solo di crederci, sempre, anche quando vi daranno del sognatore. Credete in quello che fate e in cui avete investito, perchè è solo questione di tempo, ma, per chi lo vuole davvero, lo spazio a questo mondo si trova!
In bocca al lupo a me e a voi!
Good luck!




3 commenti:

Federica Guarneri ha detto...

a me sembra di non fare mai abbastanza e di non essere mai abbastanza, ma c'è sempre tempo per crescere ed imparare!

ti faccio intanto un grosso in bocca al lupo :)

kiki ha detto...

In questo momento non mi sento molto fiduciosa.. Ho lavorato per anni per un azienda che mi ha lasciata a casa per non mettermi a tempo indeterminato, ora sono tre settimane che sono a casa e sono disperata e molto demoralizzata. di curriculum ne ho portati e mandati a valanghe e ancora niente, il telefono non squilla. Ho studiato, sono laureata sono dieci anni che lavoro, ho 26 anni e mi sento una fallita. Ora non riesco a crederci davvero. E purtroppo mi sembra di aver fatto e dato tanto per nulla.

Larissa ha detto...

Anche a me sembra di non essere mai abbastanza... Io ho fatto un corso tecnico quanto ero ancora in Brasile e per motivi vari non ho potuto laurearmi. Quì sembra tutto così difficile. Ho 30 anni e mi sento come si avessi 70 perchè ogni porta che busso è chiusa. Non c'e mai un'opportunità. O arrivo troppo tardi, o troppo presto. Mai nel momento giusto. Non lo so... forse serve un po' di pazienza, un po' di fede... un po' di tutto. Auguri a voi, ragazze.

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