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giovedì 3 aprile 2014

There's no place like home.

"I viaggi sono i viaggiatori. Ciò che vediamo non è ciò che vediamo, ma ciò che siamo." 
                                                                                                              Fernando Pessoa


Lo scorso weekend camminando sui san pietrini romani mi riempivo gli occhi di una delle più belle città al mondo. Nessuno potrebbe dire il contrario. 
Roma è Roma, la città eterna, caput mundi.
Roma è una città che ti incanta ad ogni angolo, che ti regala pezzi di storia ad ogni chiesa, monumento, via o anfratto.
Ma Roma non è la mia città. Come non lo è Amsterdam, Parigi, Barcellona, Praga, Milano, posti che ho visitato e in cui ho lasciato il cuore, perché ad ogni viaggio succede la stessa identica cosa: mi innamoro, mi lascio incantare da posti, vite, luoghi, diversi dalla mia Catania. Poi arriva il momento di riprendere l'aereo e tornarci, nella mia soleggiata città, e tutte le volte, la malinconia di lasciare il luogo appena vissuto, lascia il posto al desiderio di riabbracciare i miei luoghi, ripercorrere le mie strade, riascoltare la mia gente urlante, colorita, appassionata. Quando ancora sull'aereo, dal finestrino intravedo l'Etna fare capolino è già casa. Poi il mare azzurro, blu, verde, colori che si mescolano e si rimescolano sotto l'accecante luce del sole. E' casa, sempre di più.
Persino il Kansas è meglio di Oz dopo un po'! "There's no place like home". Lo abbiamo ripetuto con Dorothy, tre volte, ad ogni battito di talloni su quelle scarpette rosse. 
Casa è casa. Catania è la mia.
Non è una casa sempre accogliente, spesso è una casa disordinata, inquieta, maltrattata. Troppo spesso abbandonata.
E' una casa senza padrone,  in cui le sue ricchezze vengono sperperate ogni giorno da qualche sciacallo, in cui alle pareti le crepe lasciano segni evidenti di incuria.
Ma è la mia casa e, malgrado tutto, non potrei non amarla.
Un luogo è un luogo, diventa bello o brutto attraverso gli occhi di chi guarda. 
Al di là dell'indiscutibile bellezza di certi monumenti, di certi paesaggi, va aggiunta la capacità di ognuno di vedere quel bello e arricchirsene, senza pregiudizio, quello che solo occhi ciechi interpongono allo splendore di certe istantanee.
Torno a casa, in realtà sono appena scesa dall'aereo,  sento una tipa dietro di me rifersi alla "mia casa" al luogo su cui ho appena messo piede, in cui lei ha appena messo piede, con parole e insulti anacronistici, epiteti razzisti, scherno e disgusto. 
Non vede l'ora di andare via, ha paura di contrarre delle malattie, le fa schifo e orrore un posto che paragona all'Africa. Che poi l'Africa è un posto meraviglioso, abbandonato, ma meraviglioso. 
Io mi limito ad ascoltare, lei che continua ad inveire contro la mia città, ma cosa potrei dire ad una mente così povera, cosa potrei vedere attraverso i suoi occhi obnubilati dall'idiozia, a quale cuore dovrei riferirmi, lei che è più arida nelle parole e nell'animo del deserto che forse non ha mai percorso e visto in quell'Africa che tanto schifa. E poi anche il deserto è meraviglioso se lo guardi bene, se superi il preconcetto della sete, del caldo, della desolazione.
La mia è una città difficile, alle volte mi arrabbio con lei, le urlo contro, quando le cose non funzionano, quando la vorrei più bella, vestita a festa, quando la vorrei ripulita da tutta quella spazzatura, fatta di prevaricazioni, disinteresse, atteggiamenti mafiosi. 
Poi la guardo da angoli che solo io conosco, da luoghi pieni di ricordi, la respiro tra la gente, nelle sue abitudini notturne, nel suo vai e vieni quotidiano e le perdono tutto. Come si fa con un bambino dispettoso. La colpa non è sua, è di chi lo ha educato. 
E i luoghi che visitiamo siamo noi, ciò che vediamo, siamo ancora noi, e se un posto ci appare brutto, la bruttezza è solo in noi che non abbiamo saputo coglierne la bellezza. 
Cara signora mi dispiace per lei, per la sua cecità, riconosco a qualcun altro la colpa della sua maleducazione, a chi non le avrà insegnato a guardare meglio, al di là dei preconcetti. 
La prossima volta trovi almeno il tempo di essere uscita dall'aeroporto, perché le assicuro che da lì dentro non si vede l'Etna, non si intravede il mare, non si respira la nostra cucina e la nostra bellezza resterà per lei solo una chimera. 
E sa che c'è, che non potrà nemmeno essere mandata a fanculo, noi la gente come lei la prendiamo per quello che è " Nuddu ammiscatu cu nenti". 





1 commento:

Camelia Flower ha detto...

Non ci posso pensare a sta cretina, io le avrei risposto veramente male, è solo ignoranza e di quella radicata e maligna.

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