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mercoledì 16 aprile 2014

Che fine hai fatto,TU?



Esiste una domanda. Spesso banale, frequente, comune. 
-Come stai?
Poi, ne esiste un'altra. Più rara e difficile da formulare, non così scontata.
-E tu?

Ed è quella, che fa la differenza.

Ascoltare gli altri è alla base della mia professione.
E' la domanda "Come stai?" che apre il colloquio, che sottolinea la mia disponibilità e apertura al paziente, che mette quest'ultimo nella condizione di darmi la sua risposta e farmi, a sua volta, la sua domanda: chiedermi aiuto.
Ma questa è un'altra domanda ed è diversa da quella che, invece, mi aspetterei nelle mie relazioni. Dai miei amici, ad esempio.
Da qualche tempo, infatti, ho notato che il camice non riesci mai a togliertelo di dosso. 
Fare la psicologa significa, spesso, non smettere mai di lavorare. Perché, o per predisposizione propria o per aspettativa altrui, continuerai ad essere considerata tale, a sentirti tale.
Spiegare gli atteggiamenti, i comportamenti altrui è qualcosa che faccio di continuo, trovare una giustificazione, anche.
Quello che gli altri, invece, fanno di continuo, con me, è credere che questo sia giusto, lecito e scontato.
Così, mi trovo ad un tratto a rendermi conto che, malgrado  la predisposizione all'ascolto, essere lo"svuotatasche" degli altrui problemi, senza essere ricambiati diventa un bel problema. 
E che, quell'altra domanda, i tuoi amici, non te la fanno mai. Il fatto è che, al di là del mio lavoro, nessuno è più abituato ad ascoltare. 
Il narcisismo dilagante della nostra era ha generato persone incapaci di restare in silenzio ad accogliere l'altro, le sue richieste, le sue emozioni, i suoi disagi. 
E' tutto un gran bla, bla, bla, che ci impedisce di cogliere le parole, quelle vere, quelle a cui attribuire vero significato.
E anche la domanda: "E tu?" sfuma via. Trascinata da tutto il chiacchiericcio che non vediamo l'ora di vomitare sull'altro.
Sappiamo solo parlare, chiedere, aspettarci dagli altri comprensione e simpatia.
Pretendiamo attenzioni, sostegno, cura. Ma noi quanto siamo disposti a dare, agli altri?
Quale interesse abbiamo per chi ci sta di fronte? Quale interesse mostriamo per le nostre relazioni? 
Siamo social, facciamo i social, ma non riusciamo ad andare oltre i likes.
Abbiamo amicizie virtuali, che tolgono tempo a quelle reali, chiudiamo le nostre relazioni in compartimenti separati, convinti di riuscire a controllarle, a viverle, quando in realtà alla domanda "Come stai?" non riusciamo nemmeno a formulare un "E tu? TU? Esiti? Ci sei, ancora?"
Perché oltre l'IO ci deve per forza essere un TU
Un NOI.
E allora...
- "Allora, starei bene. Grazie."

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