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venerdì 4 aprile 2014

Il Guantone e i Perché.


Ogni volta l'impatto con un nuovo post lascia sempre alcuni minuti di smarrimento.
Il più delle volte quello di cui vi parlerò è sempre in fase embrionale nella mia testa, il problema è convertirlo in parole, il più possibile comprensibili, poiché quello che mi rimproverano più spesso i miei critici amici è il fatto che io parli per sottintesi, periodi e concetti che partendo dalla mia mente contorta, trovano un posto, su questo spazio, mantenendo il più delle volte la stessa forma criptica, frutto di ragionamenti complessi, che tento di risolvere e snocciolare ancora in fase di scrittura.  
Il più delle volte non so nemmeno io di cosa vi parlerò all'inizio dei miei post, quale sarà l'epilogo degli stessi, perché superare certe rimozioni interne non è facile e, il fatto che io pian piano ci arrivi scrivendo, non necessariamente significa che poi io lo scriva davvero.

Dite la verità. Non avete capito un tubo. Nemmeno io, il più delle volte.

Mi spiego meglio, prima che voi mi consideriate una deficiente patentata.
Spesso sembra che le esperienze che viviamo manchino di didascalia, di una spiegazione che ci renda immediatamente chiaro il loro significato. 
E' come sognare. Al risveglio ricordiamo quello che in realtà è solo la spiegazione che la nostra coscienza ha dato in forma mascherata, ma accessibile ad un contenuto rimosso, latente, difficile da accettare e a cui risalire facilmente. Tutte le immagini confuse, le associazioni bizzarre, servono a mitigare quella verità che nascondiamo alla nostra coscienza.
Ci sono situazioni a cui, per esempio, non riusciamo a venire a capo. 
Io dico che la vita alle volte è come un rebus. 
Quello che capita non sempre trova una spiegazione lineare nell'immediato. Pensiamo agli strani comportamenti di un'amica, un allontanamento inaspettato, un sorriso improvvisamente non più ricambiato. Non sempre, a questi fatti, riusciamo a collegare comportamenti, che abbiano potuto scatenarli, soprattutto, se noi crediamo di esserci sempre comportati nella medesima maniera.
Alle volte vorrei avere la capacità di vedere chiaro nelle cose e sapere come comportarmi, ma il più delle volte sono istintiva e la capacità di riflettere sulle mie azioni non mi appartiene.
Scrivo e in sottofondo Paolo Fox ha invece la soluzione per tutto, sembra essere preparato più di me ai fatti della mia vita, snocciola consigli e avvertimenti manco fosse mia madre. Vorrei chiedergli se riesce anche a dirmi quale sarà la giusta conclusione di questo post, perché al momento nemmeno io riesco a vederla, anzi, rileggendo il tutto, non ho chiaro nemmeno l'argomento.
Parlavamo di quelle cose che ci capitano nella vita e a cui non sappiamo dare subito una spiegazione. Perché accadano, perché noi facciamo sì che accadano. Alle volte senza pensare. Fatte ad occhi chiusi, seguendo solo l'istinto.
Sono le azioni che, per un'istintiva come me, una volta compiute, non so più dire perché le ho compiute. O meglio, il perché lo so, non so perché le ho fatte comunque, pur conoscendone le conseguenze.  

Ecco, di seguito, l'ultimo di questi strani fatti eseguiti "alla mia maniera".

Ambientazione: palestra, in attesa della lezione di fitboxe.
Personaggi: Io, la mia mano, un guantone da fitboxe e un interlocutore misterioso.
IO: "Belli questi guantoni" Fammene provare uno!" 
Io-pensiero: [ 'cazzo c'è in questo guanto, è...bagnato?] -sensazione di umido- maschero all'interlocutore misterioso, con un mezzo sorriso, la smorfia di orrore che si sta per dipingere sul mio volto. 
Libero la mia mano da quella trappola umida e viscosa.
Insieme alla mia mano, si libera un odore tremendo, proviene da quel guanto e adesso dalla mia mano.
IO: sfoderando una certa curiosità mista a disgusto: "Belli son belli questi guanti, ma poi, cavolo, come fai a lavarli tutte le volte? Chissà quanto tempo impiegano ad asciugarsi!"
Interlocutore misterioso: "E chi li ha mai lavati!" 

Ok! 
Muoio! 
La prossima volta, pensa, Lorena, pensa.




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