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martedì 4 marzo 2014

Un Teorema senza enunciato.


Stanotte ho fatto un sogno. Uno di quelli, per cui, al risveglio, cominci a farti domande a raffica. Uno di quei sogni per cui cominci a chiederti: inconscio ma da che parte stai? cosa vuoi dirmi?
Vi risparmierò i dettagli più complessi del lavoro onirico che il substrato della mia coscienza ha prodotto questa notte, rivelandovi l'unica cosa che come un chiodo fisso continuo a ripetermi dall'ultima fase rem.

In ogni triangolo rettangolo il quadrato costruito sull'ipotenusa è sempre equivalente alla somma dei quadrati costruiti sui cateti.

Avete capito bene. E' proprio lui. L'enunciato di uno dei più famosi teoremi della geometria euclidea. 
Il teorema di Pitagora.
Adesso la mia domanda appena sveglia è stata: perché? Cosa c'entra Pitagora? 
Insomma cosa ha spinto la mia mente contorta a produrre un contenuto tanto contorto? Se i sogni rispecchiano desideri inconsci, quale mai dovrebbe essere il desiderio inconscio nascosto dietro questo enunciato e perché mai proprio questo?
Insomma perché non la formula dell'area del rettangolo, perché non il coseno di x o il seno di y? Perché non la formula della relatività di Einstein.
Stamattina non c'è stato momento della mia giornata in cui ho smesso di pensarci, in modo quasi ossessivo confesso.
Se partiamo dal presupposto che un teorema è una proposizione che partendo da condizioni inizialmente stabilite, trae delle conclusioni dandone delle dimostrazioni, posso dire che stabilità conclusione e dimostrazione sono tre delle parole chiave, al momento, nella mia vita. Naturalmente non è mia intenzione dispiegarvi qui tutto il mio inconscio, con tanto di didascalia, credo che quello sia l'unica cosa che mi riservi, ancora, dal mettere in piazza, sui vari social. 
Certo immaginate quanto sarebbe figo poter scattare un selfie del proprio inconscio, e il mio sta già in posa, ma non ho nessuna intenzione di condividerlo, con me stessa, in primis, figuratevi sui social. 
Il punto è che, questo sciagurato, preme in modo sfacciato perché io gli dia delle conferme o quantomeno delle risposte, che faccio un po' di fatica, dico la verità, a mettere in chiaro io stessa. 
Se pensiamo ad un teorema, con le sue formule, con le sue leggi dimostrate e dimostrabili, sappiamo di trovarci di fronte a qualcosa di chiaro. Nulla di contorto o enigmatico. 
Se dovessimo applicare le stesse leggi a noi stessi tutto diverrebbe molto più criptico, soprattutto se si tratta di me. 
C'è chi pensa di conoscermi perfettamente, chi ha fatto un'istantanea di me, chi crede di sapere come sono fatta. 
Lo fanno i miei familiari, i miei amici, i conoscenti, e soprattutto gli estranei.
Poi ci sono io che ancora non riesco a distinguere parti di me che sto scoprendo pian piano, che  fino a poco tempo fa non conoscevo, e che, ancora, non gestisco come vorrei. E allora mi chiedo: come fanno gli altri a dirmi "Tu sei.."a fare di me un teorema, quando poi io sono tutto fuorché quello che si è appena enunciato su di me? O meglio sono anche quello, ma non soltanto. Sono altre mille cose che, per un  motivo o per un altro, restano sempre al di sotto di quella piccola percentuale emersa.
Sono tante le parti che mostriamo di noi agli altri, ma per un motivo o per un altro non ci si riesce a mostrare nella propria completezza. 
Perché?
E' come avere a che fare con un centrifugato che separa la polpa dal succo. 
Dovremmo mostrare tutto, buccia compresa. E invece continuiamo ad offrire noi stessi a dosi separate.
Così diventiamo teoremi, a cui infine, tolte condizioni, dimostrazioni e conclusioni, manca l'enunciato.  
Manca quello che in realtà siamo o vorremmo essere. Non solo per noi stessi. A cui quotidianamente ci mostriamo, ma soprattutto agli altri, è a loro che ci risulta più faticoso rivelarci.
Perciò, al momento, l'unico teorema su cui mi sento ferrata non è né quello su me stessa, né tantomeno quello di Pitagora, di cui sinceramente ho reminiscenze solo scolastiche, l'unico teorema che posso enunciarvi lo ha cantato Ferradini e faceva più o meno così:


Prendi una donna, trattala male,
lascia che ti aspetti per ore.
Non farti vivo e quando la chiami
fallo come fosse un favore.
Fa sentire che é poco importante,
dosa bene amore e crudeltà.
Cerca di essere un tenero amante
ma fuori del letto nessuna pietà.

E allora si vedrai che t' amerà,
chi é meno amato più amore ti dà.
E allora si vedrai che t'amerà
chi é meno amato é più forte si sa.



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