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martedì 16 ottobre 2012

Autumn and Me




Siamo in autunno, e se in alcune parti d'Italia già se ne sono accorti, dalle mie parti ancora stentiamo a crederci. Colpa del sole ancora caldo, delle temperature ancora alte e del mare che sembra chiamarti ancora per ultimo bagno prima di raffreddare completamente le sue acque e cambiarne il calmo manto con onde rapide e spumose.
Siamo in autunno ed è bene che me lo ripeta per convincermi.
Cadono le foglie, cadono i capelli.
Iniziano le prime piogge e iniziano i primi drammi davanti alle ante aperte di un armadio che stenti a riconoscere come tuo. Colpa del caos estivo, degli scatoloni pieni di vestiti che avevi riposto solo 3 mesi fa e che non ricordavi nemmeno di possedere.
Ritornano le giornate corte e le serate lunghe, fatte di serate in casa, riordino delle idee e luoghi chiusi.
Ritornano i calzini, le scarpe chiuse e le sciarpe al collo. Ritorna l'inverno ed è come se la tua vita ricominciasse da capo.
E' sempre questa la prima sensazione in bilico tra il finire dell'estate e l'inizio dell'inverno.
L'autunno è un limbo, in cui fermarsi un attimo, calmare la frenesia della stagione calda appena passata e preparasi a quella fredda.
La stagione più affine a me, al mio modo di essere è da sempre l'estate, con il suo essere così veloce, mi travolge per tre mesi con il suo ritmo avanzato, intenso, sballottolandomi da un posto all'altro, da un'esperienza all'altra, da un'emozione all'altra.
Invece l'autunno, mette in pausa tutta quell'agitazione, ma non come l'inverno che preme su tasto standby. L'autunno sembra rallentarti dolcemente, come a mettere pian piano a fuoco alcune parti di te, a riordinarle. E' una metafora che ha inizio con un atto pratico: il cambio di stagione.
A differenza del cambio precedente, estivo, repentino, quello autunnale ti porta lentamente a rimpiazzare magliette e shorts a capi sempre più caldi. E' come quell'azione con la quale prendi confidenza solo ripetendola più e più volte. E solo dopo diventa abitudine.

Non credo di avere un avversità per l'autunno come stagione in sé, odio più l'idea del rinventasi o ritrovarsi che vi è collegata. Da sempre questo periodo dell'anno significava, per me,  abbandonare la spensieratezza e il piacere per far spazio all'obbligo, al dovere che lo status da universitario comportava.
Staccato dal calendario l'ultimo giorno del mese di agosto, significava buttarsi a capofitto sugli impegni, le scadenze e le paturnie settembrine. Da quest'anno invece è diverso. L'aver concluso un percorso di studi, l'aver raggiunto un traguardo, la laurea, rende questo autunno molto più dolce, più godibile.
Adesso riesco a sentirne i profumi, a vederne meglio i colori ad abbracciarne i movimenti così lenti e mi lascio cullare dal  suono della sua pioggia.

Non mi sento ancora pronta all'inverno, ma so che ho ancora tempo, ed è solo grazie allo scoccare lento di ottobre che riuscirò ad abituarmi anche a lui. Intanto ritorno alle mie abitudini autunnali: la tazza di tè caldo,  che prende il posto di quello freddo con granita, le coperte sul bordo del letto, che prendono il posto dei teli mare, le serate davanti ad un camino, che prendono il posto di quelle a bordo piscina. Un bicchiere di vino, al posto di una birra ghiacciata. E' una stagione, che prende il posto di un'altra.
E poi le risate, gli abbracci, le emozioni, quelle sono sempre lì, un pò più calde, più raccolte, ma ancora "di stagione"!

1 commento:

Francy in cucina ha detto...

mmmm... che profumino di cannella!

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