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venerdì 21 febbraio 2014

Happiness is key!

"Dottore che sintomi ha la felicità?" recita una canzone di Jovanotti. 
Sicuramente almeno una volta nella vita tutti ce lo siamo chiesto. 
Alle volte sembra così difficile essere davvero felici! Perché si pensa che il raggiungimento di questo stato di beatitudine sia legato ad una qualche ricetta misteriosa, se non al raggiungimento di obiettivi utopici e quasi irrealizzabili. 
Niente di più falso, per quanto mi riguarda.
Ho sempre pensato che la felicità non è uno stato, non è una condizione, non è stabilità. 
La felicità è un attimo, il resto io lo chiamo serenità, benessere, non felicità.
La felicità ha la durata di un brivido, tutto al più di una vampata di calore, a volte dura qualcosa in più, ma mai così a lungo da potersene stancare o abituare. 
Forse è per questo che diventa così estenuante la sua ricerca, così fugace il suo assaporarla e così intenso il suo ricordo. 
Tra una condizione e l'altra c'è desiderio, c'è rimpianto, a volte dolore, però quando quel momento ci assale, lo riconosciamo subito, per poi ricercarlo ancora.
Allora alla fine cos'è la felicità? 
Mentre mi arrovello nella ricerca di una risposta a questa domanda, mi imbatto nel nuovo articolo di Lolla e trovo una risposta che era già mia. Che già conoscevo. Insieme ad una splendida iniziativa.
La felicità è a portata di mano, la devi sapere cogliere e accogliere, negli incontri, negli scambi, negli imprevedibili accadimenti o negli agognati traguardi. E, ancora, nei regali, sospiri, risate, silenzi, spazi, luoghi, immagini, parole, abbracci, sguardi, fotografie, partenze, arrivi, destinazioni, libri, film, cibi e profumi… insomma la felicità sta in quelle cose che ci attraversano, toccano, stravolgono la giornata, piccole e grandi cose, che ci accolgono come fosse casa, facendoci sentire protetti e sicuri.
Due giorni fa ho finalmente raggiunto un traguardo importante,  che dopo la laurea in psicologia, il completamento di anni di studio, tirocini, vedeva, come sugello finale, l'abilitazione alla professione. Quello è stato un momento di pura felicità e orgoglio. Oggi, invece, torno a casa, a pranzo, dopo una giornata di lavoro e trovo in tavola uno dei miei piatti preferiti, il risotto con la zucca. E scopro che anche questa è felicità. O no? 
Non posso di certo paragonare le due cose, ma la felicità è la stessa, perché in fondo anche il tuo piatto preferito, pronto in tavola non è poi così scontato.
La felicità è non dare nulla per scontato, sorprendendosi tutte le volte. 
Ogni cosa noi facciamo può essere motivo di felicità nel momento in cui la guardiamo come fosse l'unica e la prima volta. Anche il progetto di un nuovo tatuaggio.
O la scoperta di un progetto che ha come tema proprio la felicità. 
L'autore è Dmitry Golubnichy  e il suo è un progetto geniale e semplice allo stesso tempo.
Si tratta di una campagna online, attraverso la quale ognuno è invitato ad immortalare per 100 giorni attimi, momenti, cose che ci rendono felici. Fotografarle e accompagnarle con l'hashtag #100happydays o #100happydayschallenge.
Proviamo ad essere felici, proviamo a leggere la felicità delle piccole cose e a condividerla con gli altri.
Siamo capaci di farlo?
Io voglio farlo!
Cominciando da un'abilitazione, un risotto, un nuovo tattoo.






HAppyness is key!
Potete seguire i miei 100 giorni su lorenafoti (profilo instagram) 

1 commento:

Camelia Flower ha detto...

invidio moltissimo il tuo atteggiamento, io purtroppo mi faccio "abbattere" troppo facilmente, dovrei imparare a non pretendere troppo da me stessa forse.

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