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mercoledì 25 maggio 2011

SIAMO IPOCRITI EMOTIVI!

Ecco un altro di quei post di ispirazione fulminante!
Voglio condividere con voi questo pensiero nato durante un pomeriggio di studio: SIAMO TUTTI IPOCRITI EMOTIVI!

Cosa intendiamo con il termine ipocrisia? Solitamente l'incoerenza  tra azioni svolte e valori enunciati tacitamente o esplicitamente.
Per ipocrita si definisce la persona che afferma una determinata idea e poi si comporta in una maniera contraddittoria ad essa.
Etichettiamo come ipocrita una persona falsa, volutamente falsa. Ma è davvero così?
Beh, nella vita di tutti i giorni capita di scontrarsi con azioni che annullano e contraddicono pensieri e opinioni.
A me piace pensare che nella maggior parte dei casi si agisca in tal modo perchè la nostra mente è un flusso continuo di evoluzioni e involuzioni ...anche se spesso siamo semplicemente dei codardi!
Se analizziamo le nostre emozioni e il nostro modo di viverle ci accorgeremo di quanto esse vivano di contraddizioni: non sempre si fa quel che si vuole e non sempre ci si esprime per ciò che si sente.
Siamo, dunque degli ipocriti emotivi!
Nella vita di tutti i giorni ci imbattiamo in continue dissimulazioni e contraffazioni dei nostri comportamenti e sentimenti; tendiamo a giustificarci, correggerci, nasconderci, attribuendo agli altri pensieri e paure che sono semplicemente nostre.
In psicologia, il comportamento ipocrita è strettamente associato all'errore fondamentale di attribuzione, in cui l'individuo è portato a spiegare e giustificare il proprio comportamento come dovuto in gran parte a cause ambientali ed estranee, mentre attribuisce le azioni degli altri a caratteristiche innate.
Colpevolizziamo l'altro, il partner, di mancanze, mentre in realtà siamo noi i primi ad esser bloccati in circoli viziosi di errori e difetti.  L'unica differenza sta nel fatto che essendo noi a compierli non riusciamo ad attribuircene il "merito".
Commettiamo continuamente  errori di valutazione riguardo ai nostri comportamenti caratteriali, che proiettiamo  negli altri, auto-ingannandoci.
Siamo degli ipocriti, e lo siamo in primis con noi stessi.
Ma si tratta di  un inconscio meccanismo di difesa più che di un volontario inganno. Ci difendiamo dalla sofferenza attraverso un'incoerenza comportamentale continua.
Siamo incoerenti perchè indecisi e indecisi perché afflitti da una sola domanda: seguire il cuore o la testa?
Spesso facciamo la scelta sbagliata e siamo costretti  a voltarci indietro  per seguire l'altra strada anche se consapevoli che all'errore commesso non si rimedia.
La parola ipocrisia deriva dal greco Hypòkrisis che significa simulazione, l' Hypokritès era infatti originariamente l'attore e l'ipocrisia indicava la finzione dei protagonisti dello spettacolo.
Noi recitiamo continuamente una parte sul palcoscenico dell'amore.
Ci sentiamo liberi d'amare, di vivere una storia senza renderci conto che siamo incatenati
La prima catena è l'orgoglio, che ci porta al blocco emotivo e alla "superbia amorosa": siamo così convinti di essere superiori e tanto alta è la stima che abbiamo di noi, che per evitare ogni umiliazione o rifiuto indossiamo la maschera della arroganza e, nascondendoci dietro l'estenuante difesa della dignità, evitiamo con ostinazione qualunque coinvolgimento.
La seconda catena è una conseguenza della prima: la strategia.
Mettiamo in atto piani d'azione volti a coordinare ogni passo verso l'altro allo scopo di raggiungere l'obiettivo, ossia la fiducia, il rispetto, il sentimento dell'altro.  Non siamo consapevoli, spesso, che verremo sicuramente ricambiati di tanta pianificazione con altrettante e complicatissime nuove strategie, alle quali risponderemo in un perpetuo scambio che porterà all'esito fatale!
Tutto ciò è dominato dalla paura dell' altro, la paura di non esserne all'altezza , di non sapere gestire l'altro perchè non siamo riusciti a conoscerlo fino in fondo, così continua il gioco della maschera o delle maschere, a seconda del caso.
Continuiamo a travestirci e a respingere più giù, sempre più giù noi stessi. Troppo è il carico d'ansia  che deriverebbe dallo scoprirci.
Maledette favole! Maleddetti principi e principesse! Maledette storie d'amore hollywoodiane!
La realtà è ben altra, magari più bella, ma non la vediamo perchè ci hanno ingannati con storie e amori perfetti, in cui ogni comportamento si va ad incastrare in modo perfetto con quello dell'altro e ogni parola, ogni dialogo ha un senso magico.
E' facile allora essere delusi, arrabbiati, perchè veniamo a scoprire dopo anni di amore in celluloide, che l'amore vero non è così: è duro, complicato, a volte scarno e non imbellettato da colorate e armoniche parole. E' più semplice, molto più semplice...siamo noi che lo complichiamo tendendo verso un'ideale che non c'è, che è solo cinematografico.
Allora possiamo considerarci colpevoli, possiamo recriminarci per dubbi, ripensamenti, errori di valutazione o al contrario slanci emotivi, visioni eccessivamente ottimistiche?
Continueremo a fingere, continueremo ad essere degli ipocriti emotivi fin quando come Vitangelo Moscarda, posti difronte al dilemma : Uno, nessuno e centomila,  non accetteremo il compromesso di rifiutare noi stessi, ma accetteremo semplicemente di togliere la maschera e affrontando l'altro, lo guarderemo negli occhi per dirgli:  QUESTO SONO IO!

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